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Belluno
27 ottobre | 18:35

Ok alle stanze panoramiche, ma il Cai dice no: "Valorizzare le strutture già esistenti, basta parco giochi". Il gestore: "Casette ecosostenibili con pannelli solari e cippato"

La Giunta regionale ha approvato la delibera per consentire la realizzazione di malghe, rifugi e bivacchi alpini anche sopra il limite di 1.600 metri. Così sono state "salvate" le Starlight room. Il gestore: "Fondamentale il turismo ecosostenibile, si inseriscono bene nell'ambiente circostante". Il Cai: "Siamo perplessi sull'indirizzo politico"

Ok alle stanze panoramiche, ma il Cai dice no: "Valorizzare le strutture già esistenti, basta parco giochi"
di Francesca Cristoforetti

CORTINA D'AMPEZZO. E' arrivato proprio ieri (26 ottobre) il via libera alle stanze panoramiche, malghe, rifugi e bivacchi alpini anche sopra il limite di 1.600 metri da parte della Regione Veneto. La delibera, approvata dalla Giunta regionale, punta a "favorire l'innovazione dell'offerta turistica in forma ecosostenibile e comunque di basso impatto'' come chiarisce il presidente Luca Zaia per modificare la legge regionale sullo "Sviluppo e Sostenibilità del Territorio".

 

Così sono state salvate le Starlight Room ideate da Raniero Campigotto, gestore da ben 26 anni del Rifugio Col Gallina nel cuore delle Dolomiti bellunesi, stanze in legno con pareti di vetro, che permettono una vista spettacolare a circa a 2.300 metri, vicino Passo Falzarego. Le due strutture (una del 2017, l'altra del 2018) rischiavano di dover essere rimosse definitivamente perché "a livello regionale non era stata modificata la legge sul 'turismo esperienziale', per cui le strutture non erano inserite in questa categoria", aveva spiegato Campigotto a Il Dolomiti. Ora però l'ok è arrivato.

 

"L'autorizzazione è arrivata più tardi rispetto alla data in cui dovevamo rimuovere le strutture, - dichiara Campigotto a seguito della delibera - quindi le abbiamo smontate e riportate a valle il 20 settembre scorso. Ma ora siamo pronti a ripartire".

 

Una decisione che però non è piaciuta a tutti e che ha suscitato non poche perplessità in alcune associazioni alpiniste e ambientaliste, a partire dal Cai Veneto. "Inserire qualcosa di nuovo nell'ambiente significa apportare comunque delle modifiche e cambiare -. spiega il presidente Renato Frigo - Siamo scettici sull'utilità di queste casette panoramiche, il rischio è che tutto diventi un parco divertimenti, e la montagna non può essere Disneyland. Turismo esperienziale? La montagna è fatta di sensazioni fisiche, percepire il freddo, annusare i profumi e l'aria fresca. E' importante cercare di mantenere quel rapporto stretto con l'ambiente naturale".

 

Non vuole essere una polemica, sottolinea Frigo, "ma ci siamo posti anche il problema della sicurezza, a partire dal fatto che ci potrebbe essere il rischio di incentivare i turisti anche meno attrezzati, banalizzando anche la salita in montagna in inverno, cosa che invece non è semplice e bisogna prestare molta attenzione. Non vorremmo che passi il messaggio sbagliato, una sorta di banalizzazione nell'affrontare la montagna e che aumenti il numero di turisti in quota".

 

In realtà la delibera pone un limite sul numero di strutture concesse, cioè sarà possibile realizzarne al massimo due nell’ambito dello stesso territorio comunale, anche se appartenenti a tipologie diverse. Ma la posizione del Cai rimane chiara: "Come associazione siamo perplessi sull'indirizzo politico - prosegue Frigo -. Noi dobbiamo insegnare alle persone a rispettare la montagna, dove i pericoli si percepiscono meno, evitando che venga snaturata. Noi siamo per il recupero delle strutture abbandonate e storiche, per rivalorizzarle".

 

Il gestore delle Starlight ribadisce però l'ecosostenibilità delle sue "casette": "Ho inserito queste strutture sulla sommità delle piste da sci, in posti che sono già antropizzati. Inoltre si inseriscono bene nell'ambiente circostante con materiali consoni. In più essendo smontabili non necessitano di interventi permanenti al suolo perché sono poggiate sul terreno. La loro alimentazione, come quella del Rifugio, avviene attraverso energia prodotta da pannelli fotovoltaici e stufa a pellet per il riscaldamento".

 

Per il trasporto delle persone che decidono di non salire a piedi, il gestore utilizza "un mezzo elettrico": "Per me è fondamentale che questo tipo di turismo sia e rimanga ecosostenibile - conclude Campigotto. - Noi rifugisti siamo i primi a essere custodi della montagna".

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