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Siccità in montagna, preoccupazione tra i rifugisti. Silva: "Il problema sarà arrivare a fine stagione. Potrebbe servire un razionamento delle risorse idriche"

Riparte la stagione per molti rifugi trentini, nonostante la forte siccità e la mancanza di precipitazioni che ha caratterizzato quest'inverno. Un problema che desta preoccupazione tra i gestori delle strutture. Silva: "I gestori dovranno fare delle scelte. Per risparmiare potrebbe esserci una chiusura delle docce"

Di Francesca Cristoforetti - 13 aprile 2022 - 19:58

TRENTO. "Nonostante la scarsità di risorse idriche, i rifugi trentini non rischiano l'immediata chiusura, ma si potrebbe far fatica ad arrivare a fine stagione. Sappiamo che non c'è stata tanta neve quindi si cercherà di risparmiare sull'acqua". Sono queste le parole della presidente dell’Associazione Gestori Rifugi del Trentino Roberta Silva che riporta una preoccupazione condivisa da molte strutture riguardo la siccità di quest'inverno, che non è stata d'aiuto per la ripartenza dei rifugi.

 

La stagione riprende proprio adesso per moltissime strutture trentine, che quest'anno dovranno prestare maggiore attenzione alla razionalizzazione dell'acqua. "Il problema della scarsità di acqua esiste già da qualche anno, - aggiunge - essendoci sempre meno precipitazioni. Si arriva così a inizio stagione con preoccupazioni sulle riserve idriche. Non tutti i rifugi sono collegati ad acquedotti comunali, tanti attingono da sorgenti, da cui viene raccolta l'acqua e messa in cisterne". 

 

Ogni struttura presenta problematiche diverse, in base al collocamento rispetto a una sorgente. "Chi è collegato all'acquedotto ha meno problemi -  prosegue Silva - gli altri dovranno razionalizzazione l'acqua nello loro strutture, anche attraverso il recupero di acqua piovana in cisterne aggiuntive". 

 

Per i rifugi trentini non si teme una chiusura anticipata, come è successo in altre parti d'Italia, ma i gestori potrebbero pensare a soluzioni alternative per resistere: "Per risparmiare potrebbe esserci una chiusura delle docce, che ora stanno diventando sempre più un bene di prima necessità, quando un tempo non lo erano. Alcuni rifugi le consentono già in una fascia oraria limitata". Se lo sciacquone del bagno consuma in media 5-8 litri di acqua, "una doccia ne consuma cinque volte di più". Sono scelte necessarie da parte dei gestori, ma non sempre comprese da parte della clientela.

 

Per recuperare la poca acqua dei mesi invernali sperando nelle precipitazioni estive, anche se i temporali nella stagione più calda hanno una portata diversa da quella dello scioglimento della neve: "Noi come gestori dipendiamo totalmente dal meteo. Quello della siccità è un grande tema anche per la montagna. Rimaniamo sempre in allerta".

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