Stagione estiva in quota al via e riaprono (gradualmente) i rifugi: "Overtourism? Attesi numeri importanti, ma gestibile. Le sfide? Manca personale e carenza d'acqua"
La stagione in quota parte il 20 giugno ma molti rifugi hanno già aperto. Il punto della situazione del vicepresidente dell'Associazione Rifugi del Trentino Raffaele Alimonta: "L'intenzione è quella di aprire il prima possibile tenendo conto della neve e della condizione dei sentieri. Overtourism? Rifugi in zone di confine più ‘esposti’ ma non c'è un problema, utile eventualmente gestione flussi a valle"

TRENTO. La stagione estiva in quota parte "tradizionalmente" il 20 giugno, ma molti rifugi in Trentino hanno già aperto, soprattutto a quote più basse, e a fare "il punto della situazione", ai nastri di partenza dell'estate, è il vicepresidente dell'Associazione Rifugi del Trentino Raffaele Alimonta. Molti i temi affrontati: dalla graduale apertura delle strutture, legata principalmente alla neve e all'altitudine, al fenomeno dell'overtourism, fino alla difficoltà di reperimento del personale e all'annoso problema dell'approvvigionamento idrico. Infine, uno sguardo – tra passato, presente e futuro – sulla necessità di offrire il miglior servizio pur non snaturando le strutture e le loro caratteristiche tipiche.
"Parlando di aperture anticipate rispetto alla data fissata – spiega Alimonta – l'intenzione è sempre quella di provare ad aprire il prima possibile. Questo però tenendo conto delle condizioni della neve e dei sentieri: per una questione di sicurezza, dal momento che è bene sempre usare prudenza evitando in certi periodi zone che possono essere interessate da valanghe, smottamenti e deflussi". Ma com'è ora la situazione sul territorio provinciale? "Al momento – specifica Alimonta – ad aver riaperto da qualche settimana sono principalmente i rifugi al di sotto dei 2300 metri, ma va detto che la neve si sta sciogliendo molto velocemente, alla luce del rialzo delle temperature, e che entro due settimane la quota neve si alzerà sui 2600 metri, permettendo tutte le aperture nelle varie aree".
Dalle riaperture alle presenze, con la stagione che – a detta del vicepresidente dell'Associazione Rifugi del Trentino – sembrerebbe partire con il piede giusto: "C'è meno neve rispetto all'anno scorso e questo incide positivamente sulle presenze: le aspettative sono quindi ottime e ci si aspetta un afflusso in linea con le ultime estati, dove la voglia di montagna è stata importante e si è mantenuta stabile, con numeri importanti". E parlando di numeri importanti, non si può che riflettere su un tema "caldo" anche per l'ambiente montano, quello dell'overtourism: soprattutto in certi momenti "critici" il rischio è che anche i rifugi vadano sotto pressione.
"Non parlerei di problematica da overtourism, ma la questione può essere analizzata sotto due punti di vista – spiega Alimonta –, quello dei pernottamenti, dove di fatto il problema non si pone alla luce della prenotazione obbligatoria, e quello dei pranzi quando soprattutto certe strutture rischiano di dover gestire un elevato numero di presenze. Le zone più interessate da questo fenomeno sono quelle di confine dove l'accesso avviene da più fronti: in questi casi sarebbe interessante pensare di gestire i flussi a valle e, oltre ad un confronto provinciale già attivo, sarebbe utile un dialogo sovraprovinciale e sovraregionale". Raffaele Alimonta sottolinea come l'obiettivo portato avanti dall'associazione sia quello di riuscire a offrire sempre all'utenza il miglior servizio possibile, pur nella consapevolezza che qualche difficoltà in certi momenti ci può essere: "Questo perché le strutture non possono essere dimensionate basandosi solo sui periodi di picco, ma si deve tener conto dell'affluenza media".
Al di là della gestione dei flussi di persone, due delle maggiori sfide con cui i rifugisti devono confrontarsi sono quelle del reperimento del personale e dell'approvvigionamento idrico, che soprattutto in piena estate può risultare difficile.
"Per quanto riguarda la carenza di personale, parliamo di una grande problematica per i rifugisti, ma il discorso può essere allargato all'intero settore turistico – osserva Alimonta – e un'evidenza è che sempre meno giovani scelgono di intraprendere percorsi d'istruzione per lavorare nell'ambito dell'hospitality: servirebbe un'operazione 'culturale' per ridare, partendo dalle scuole, valore a queste professioni e renderle più attrattive. Per quanto riguarda il tema del lavoro nei rifugi, come associazione siamo aperti e a disposizione anche nell'ottica di promuovere percorsi di alternanza scuola-lavoro e stage, in modo da dare agli studenti la possibilità di scoprire il lavoro in quota, mettendosi alla prova in un settore che talvolta, erroneamente, può venir visto come poco attrattivo".
Sulla carenza di riserve idriche, il vicepresidente dell'associazione spiega come questa sia una criticità soprattutto per quanto riguarda i rifugi sulle Dolomiti, alla luce del carsismo che impatta sul deflusso delle acque. "Quello dell'acqua per i rifugisti sarà il grande tema del futuro e in quest'ottica, anche grazie ad appositi finanziamenti, diversi rifugi hanno realizzato vasche d'accumulo: l'obiettivo – spiega Alimonta – dovrà essere quello di raggiungere negli anni, nella maggior parte delle strutture, un'efficace capacità di accumulo idrico". Ma al momento, com'è la situazione? "Ora, con la neve in quota, non registriamo criticità particolari che potrebbero però presentarsi in estate: a quel punto sarà necessario intervenire inizialmente con soluzioni temporanee, come le cisterne gonfiabili, a cui però in linea di massima dovranno seguire interventi più strutturati e permanenti".
Un'ultima battuta il vicepresidente dell'Associazione Rifugisti del Trentino la dedica al tema, anch'esso molto discusso, relativo al tipo di "innovazioni" – sia per quanto riguarda il servizio che le strutture – che è ragionevole introdurre nei rifugi, tenendo conto anche delle nuove gestioni che di anno in anno si susseguono.
"Di questo tema ne abbiamo ampiamente discusso e si parte da un presupposto: non esistono – dichiara Alimonta – regole imposte: per quanto riguarda la proposta gastronomica, va tenuto conto del fattore approvvigionamento, che può essere più o meno agevole a seconda del rifugio: la linea che suggeriamo è quella di utilizzare quando è possibile prodotti a chilometro zero, prediligendo quelli freschi e genuini".
E di qui un commento sul pensiero, da alcuni condiviso e da altri meno, che un rifugio non si possa trasformare in un ristorante o in un albergo: "La mia idea è che nulla vieta una cucina di ricercatezza superiore, a patto però che il cardine sia la qualità e la sostenibilità dell'offerta. Lo stesso discorso vale anche per certi 'comfort' che, seppur sembrino superflui, possono rivelarsi essenziali sia per l'utenza che per il gestore, che trascorre moltissimi giorni in quota. Penso alle camere: avere locali con meno posti letto garantisce sicuramente un servizio migliore, tenendo naturalmente conto delle direttive provinciali. In sintesi? Credo sia importante rispondere alle esigenze dell'utenza, nel rispetto delle possibilità della struttura, senza snaturala".












