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Belluno
16 dicembre | 13:07

"Bisogna discutere su cosa sia la Cortina contemporanea e con quale comunità di persone si voglia identificare. Sta ai territori decidere dove vogliono andare"

Luca Rota condivide il pensiero di Federica Corrado, docente di Urbanistica al politecnico di Torino, past president di Cipra (Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi) Italia e autrice di alcuni libri fondamentali sulle politiche di gestione dei territori montani. "Qui il nodo originario è proprio la svendita delle radici comunitarie, l'aver abbracciato modelli economici per nulla in linea con quel territorio e contro tali modelli non sono bastati l'Unesco e le proteste. Perché la comunità non ci crede, altrimenti non ci sarebbe questo effetto svendita"

 

 

Bisogna discutere su cosa sia la Cortina contemporanea e con quale comunità di persone si voglia identificare

CORTINA. L'apertura di "El Camineto", il nuovo locale inaugurato da Flavio Briatore a Cortina (QUI ARTICOLO), continua a far discutere.

 

C'è anche chi, però, non si ferma solamente al "mero" accaduto, ma analizza la situazione in profondità e, alla fine, la conclusione è laconica e può essere sintetizzata in poche parole:

"Qui il nodo originario è proprio la svendita delle radici comunitarie, l'aver abbracciato modelli economici per nulla in linea con quel territorio e contro tali modelli non sono bastati l'Unesco e le proteste. Perché la comunità non ci crede, altrimenti non ci sarebbe questo effetto svendita".

 

Il pensiero è a firma di Federica Corrado, docente di Urbanistica al politecnico di Torino, past president di Cipra (Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi) Italia e autrice di alcuni libri fondamentali sulle politiche di gestione dei territori montani.

 

Lo scrittore Luca Rota, da sempre estremamente attento a tutti i temi legati alla montagna, riporta le parole della professoressa Corrado e poi aggiunge alcune considerazioni, sposando in pieno quanto espresso dalla docente piemontese.

 

"Allora, mettiamo in fila due cose. Questo posto è stato venduto ad un russo - scrive sulla propria pagina Facebook la professoressa Corrado - che, per adesso, dà la gestione a Briatore in attesa di avere i permessi per farne un hotel (immagino di lusso). Ora ci saranno le (vere o false) lamentele che già ho letto, ma perché non guardiamo con coraggio il dato di realtà? Quale è la comunità di Cortina oggi? Quella dei locali che potrebbero difendere la loro storia?

Anche se poi leggi: "ci comprano tutto". Già ma chi glielo vende? Topolino? Quella internazionale che in forme diverse abita Cortina? In realtà entrambe convergono proprio sul mito di Cortina ciascuna con i propri vantaggi. Quindi, considerando che a volte nella vita bisogna saper lasciar andare, francamente questo mi sembra il caso.

Dobbiamo accettare che esistono comunità che definiscono la montagna attraverso valori (???), altre no. Qui il nodo originario è proprio la svendita delle radici comunitarie, l'aver abbracciato modelli economici per nulla in linea con quel territorio e contro tali modelli non sono bastati l'Unesco e le proteste. Perché la comunità non ci crede, altrimenti non ci sarebbe questo effetto svendita.

Peraltro diciamo pure nulla di nuovo sotto il sole: Forte dei Marmi non ha una situazione diversa e neppure Portofino. L'elenco e" lungo. Si tratterebbe quindi di invertire, anzitutto, un pensiero di territorio, mettere in atto una contro - cultura. La sfida è importante, ma i territori sono pronti a ri-leggersi?".

 

"Con Corrado mi trovo assolutamente d’accordo - analizza Rota -. Il punto, temo, non è discutere tanto - seppur legittimamente - su “El Camineto” e su ciò che rappresenta, ma su cosa sia ormai la Cortina turistica contemporanea (oddio, non da oggi ma certamente col tempo in modo crescente e le Olimpiadi sono ormai alle porte), su quale immaginario basi la propria attrattiva, con quale “comunità” di persone si voglia identificare e chieda che esse si identifichino con il luogo (ovvero con quale luogo) e, soprattutto, quale coerenza voglia mantenere e sviluppare - se vorrà farlo - tra il proprio passato e il futuro".

 

Poi lo scrittore lombardo approfondisce il concetto.

 

"Con chi critica l’evento e il modello imprenditoriale (?) che vi sta alla base - prosegue Rota -, appena dopo avervi dimostrato inevitabile solidarietà, ci sarebbe da discutere su cosa sia ormai la Cortina turistica contemporanea (oddio, non da oggi ma certamente col tempo in modo crescente – e le Olimpiadi sono ormai alle porte), su quale immaginario basi la propria attrattiva, con quale “comunità” di persone si voglia identificare e chieda che esse si identifichino con il luogo (ovvero con quale luogo), e soprattutto quale coerenza voglia mantenere e sviluppare – se vorrà farlo – tra il proprio passato e il futuro.

Come scrive Corrado, per tutto ciò è necessario un pensiero di territorio e, aggiungo io, una conseguente relazione culturale con esso, spaziale e temporale: perché gli imprenditori, più o meno speculativi e i turisti, più o meno danarosi, arrivano e poi ripartono, ma sono i residenti a restare sul territorio e a doversi prendere carico di qualsiasi conseguenza di ciò che in esso viene sviluppato.

Le cose non accadono mai per caso, quelle umane soprattutto, ma sono sempre il frutto di ben precise dinamiche, siano esse volute e riconosciute oppure no. In fondo a Cortina – e in altre località assimilabili – non è ormai più una mera questione di modelli turistici, ricconi bifolchi e VIP trifolchi, imprenditori faccendieri speculatori e quant’altro di più o meno opinabile: è un problema di identità culturale svanita e di coscienza di luogo alterata, ovviamente al netto dei cortinesi che invece cercano ancora di preservare tali necessità e ce ne sono, sia chiaro.

Sono peculiarità, le due appena citate, che con un certo impegno si possono recuperare e sviluppare in maniera proficua, certo è che con molto meno impegno si possono vanificare e cancellare definitivamente. Sta ai territori, come conclude Corrado, scegliere da che parte andare".

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