In Val d'Ossola sono partiti ''Gli Stati generali del clima'': ''Non c'è più tempo. Dobbiamo lavorare insieme, sganciandoci dagli schemi culturali di 60 anni fa''
I ghiacciai fondono a ritmi inesorabili, il bostrico dilaga tra boschi che versano in un profondo stato di sofferenza, le precipitazioni nevose si fanno sempre più rare. Un lungo elenco le cui conseguenze non si limitano all'ambiente e agli ecosistemi, ma toccano anche il mondo dell'economia e l'attuale struttura sociale; valicano i rilievi e si ripercuotono minacciosamente sulle pianure

VAL D'OSSOLA. E' stata una delle tappe di ''lancio'', de ''Gli Stati generali del clima''. Un processo partecipativo (lanciato dal collettivo Ci sarà un bel clima) partito in questi giorni per andare a riunire le realtà che, a livello italiano, si occupano di clima ed ambiente e per identificare una serie di istanze sulle quali “non si possono più fare dei passi indietro”, che punta a fondare “una piattaforma d'incontro e dialogo tra le realtà dell'attivismo ambientale italiano”. E sabato in Val d'Ossola, nel contesto del "Campo Base Festival", si è tenuto il primo importantissimo tentativo di individuare "punti di contatto", elementi condivisi capaci di unire un movimento finora molto frammentato come spiega anche a il Dolomiti Luca Albrisi di "Reimagine winter" e "The clean outdoor manifesto".
Al riguardo ecco il contributo di Pietro Lacasella su Altorilievo/Vocidimontagne.
Le notti in tenda scorrono lente, in una fitta alternanza di sogni, pensieri, rumori e odori. Il suono rapido di un torrente; il profumo umido del bosco, del prato, delle rocce e della terra pregna di rugiada; un uccello notturno dialoga con le stelle; una campana lontana batte le due; il sussurrio del vento spettina dolcemente le chiome degli alberi.
I pensieri sembrano amplificarsi sotto questi quattro teli che, coprendo la vista, stimolano l'immaginazione. E così penso all'ultimo fine settimana, trascorso in Val d'Ossola dove, a breve distanza dalla mia tenda, si è riunito un folto gruppo di ragazze, ragazzi e associazioni, provenienti da tutta Italia, per individuare strategie comuni finalizzate ad arginare la crisi climatica.
"Stati Generali per l'azione climatica", così è stata chiamata l'iniziativa.
La problematica climatica è sulla bocca di tutti e tra le nostre montagne e le nostre valli si manifesta con particolare evidenza. I ghiacciai fondono a ritmi inesorabili, il bostrico dilaga tra boschi che versano in un profondo stato di sofferenza, le precipitazioni nevose si fanno sempre più rare, ... Un lungo elenco le cui conseguenze non si limitano all'ambiente e agli ecosistemi, ma toccano anche il mondo dell'economia e l'attuale struttura sociale; valicano i rilievi e si ripercuotono minacciosamente sulle pianure.
Ciononostante, una pericolosa inerzia ci spinge a ragionare utilizzando gli stessi e insostenibili schemi culturali di sessant'anni fa. "Il minimo comune denominatore di questo incontro - penso con sollievo, dopo aver tirato il sacco a pelo fino a coprire naso - si può individuare nel desiderio di accantonare mire personali in favore di esigenze collettive". La soggettività si mette a disposizione degli interessi comunitari: un messaggio bellissimo, che andrebbe condiviso per rinnovare una società a trazione individualista.
Lavorare insieme sugli obiettivi comuni e fare della diversità un punto di forza (e non di scontro) è un primo importante passo in favore della questione climatica. Se questo primo importante passo è stato fatto, lo dobbiamo all'associazione Ci Sarà Un Bel Clima, che ha organizzato gli Stati Generali per il Clima (nell'ambito del Campo Base Festival) e a cui dobbiamo essere estremamente grati.













