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| 13 dic 2023 | 09:49

“Zero termico mai così alto sulle Alpi e ‘calderoni’ nei ghiacciai”, il report di Legambiente Cipra: “ Il Governo mostri impegno nella lotta alla crisi climatica”

In occasione della giornata internazionale della montagna è stato pubblicato il report "Carovana dei ghiacciai 2023". Ecco tutti i dettagli

“Zero termico mai così alto sulle Alpi e ‘calderoni’ nei ghiacciai”
di Redazione

TRENTO. In occasione della giornata internazionale della montagna è stato pubblicato il report "Carovana dei ghiacciai 2023": le terre alte e i ghiacciai alpini sono infatti sempre più sotto scacco della crisi climatica e necessitano di attenzione particolare. A registrarne i cambiamenti con tanto dati è stata Legambiente insieme al Comitato Glaciologico italiano.

 

Il report 2023, lavoro finale della campagna itinerante di Legambiente che da metà agosto a inizio settembre ha monitorato in collaborazione con Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) lo stato di salute di 6 ghiacciai (inclusi quelli austriaci e svizzeri), è stato presentato oggi a Roma e ha visto la partecipazione di rappresentanti politici e istituzionali ed esperti del settore per confrontarsi anche sul grande tema dell’adattamento alla crisi climatica. 

 

Nel bilancio di fine 2023, sono alcuni fenomeni in particolare a pesare su montagna e ghiacciai: il caldo torrido, che ha reso il 2023 l’anno più caldo di sempre ma anche lo zero termico, mai così alto sulle Alpi, arrivato a quota 5398 metri e l'aumento degli eventi meteorologici estremi in tutte le regioni dell’arco alpino (Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia). 

 

I ghiacciai, quindi, non possono che essere stati (e continuare ad essere) osservati speciali. Se da una parte la crisi climatica avanza in modo impulsivo, l’altra faccia della medaglia è quella di una montagna che cambia lentamente volto e profilo diventando sempre più fragile. Nel 2023 sull’arco alpino il regresso dei ghiacciai è continuato, anche se con arretramenti frontali minori rispetto al 2022, grazie anche alle consistenti precipitazioni di neve di maggio. 

Fra i vari osservati speciali, il ghiacciaio del Belvedere, il più grande del Piemonte, situato nel gruppo del Monte Rosa, insieme ai ghiacciai dell’Adamello, Lares e Lobbia, sulla cui superficie con sempre maggiore frequenza compaiono crepacci circolari, detti “calderoni” che portano a repentini crolli di ghiaccio. Sull’Adamello, il ghiacciaio di Lare è quello che ha perso di più in superficie, perdendo più del 50% in 60 anni. 

 

Sotto osservazione anche i ghiacciai austriaci (ma anche quelli svizzeri) tra quali l’Ochsentaler, dove negli ultimi anni è scomparsa una lingua glaciale pronunciata, con la fronte che appare sempre meno definita, in ritiro verso quote progressivamente più elevate e in posizioni sempre meno raggiungibili, anche dagli operatori preposti al monitoraggio.

 

Tra gli altri punti chiave al centro del report, la formazione di un numero crescente di nuovi laghi glaciali, dovuta al progressivo ritiro dei ghiacciai e accompagnata da una significativa trasformazione geomorfologica (scomparsa, espansione/restringimento) di quelli esistenti. Ad esempio, in Valle D’Aosta, tra il 2006 e il 2015 il numero totale dei laghi glaciali è quasi raddoppiato, con la comparsa di 170 nuovi laghi. Preoccupante anche il raddoppio nel 2023 degli eventi di instabilità ad alta quota: le colate detritiche sono il fenomeno più ricorrente con oltre il 60% dei casi (erano il 20% nel periodo 2000-2021), mentre le frane (rappresentate soprattutto da crolli) rappresentano il restante 40%.  Tra le regioni maggiormente colpite c’è il Trentino-Alto Adige (quasi un terzo dei casi censiti).

Di fronte al quadro complessivo da parte di Legambiente Cipra e del Comitato Glaciologico Italiano non è potuto mancare un appello al Governo Meloni, con tre linee prioritarie di intervento su cui è fondamentale accelerare il passo: realizzare un maggiore coordinamento delle politiche di adattamento al clima a livello nazionale e territoriale; dare sostegno alla piena attuazione della Carta di Budoia per l’azione dei Comuni nell’adattamento locale ai cambiamenti climatici; tessere un’alleanza europea per la governance comune dei ghiacciai e delle risorse connesse. 

 

"Le Alpi e il Mediterraneo – hanno dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente e Vanda Bonardo Responsabile nazionali Alpi Legambiente - sono aree particolarmente sensibili al riscaldamento climatico, qui più che altrove si registra un’accentuata accelerazione degli effetti della crisi climatica che avanza. Il monitoraggio costante dei ghiacciai alpini, che stiamo portando avanti da quattro anni con la nostra campagna Carovana dei ghiacciai, oltre che permetterci di documentare e raccontare la riduzione delle masse glaciali ci consente anche di valutarne gli effetti sul territorio montano e di portare in primo piano il tema della convivenza con la crisi climatica".

 

"L'adattamento è un processo di adeguamento, non una risposta una tantum a un'emergenza. Il concetto di rischio totale, per troppo tempo rimasto confinato tra le conoscenze degli esperti, deve diventare un riferimento quotidiano e consueto per coloro che ci governano. Per questo chiediamo al Governo Meloni un serio impegno da parte dell’Italia nella lotta alla crisi climatica con politiche climatiche più ambiziose, politiche di adattamento e azioni concrete non più rimandabili incluso il sostegno per una piena attuazione della Carta di Budoia e la nascita di un’alleanza europea per i ghiacciai”. 

 

“La recente accelerazione degli effetti del riscaldamento climatico sull’ambiente glaciale – ha concluso Valter Maggipresidente del Comitato Glaciologico Italiano (CGI) - è un fatto scientifico inconfutabile, anche grazie alle misure effettuate dagli operatori del Comitato su oltre 250 ghiacciai italiani. Una secolare e sistematica attività di monitoraggio che ha consentito al CGI di costituire un patrimonio di dati e immagini indispensabili per interpretare gli scenari futuri della crisi climatica nella regione alpina”.

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