Mancano gli alloggi per gli stagionali, in val di Fassa ristrutturato hotel chiuso da 20 anni per ospitarli: è tutto digitalizzato, senza personale e il prezzo parte da 10 euro a notte
Una cordata di imprenditori ha acquistato il vecchio hotel Santa Giuliana, chiuso e abbandonato da 20 anni. Un investimento da 3 milioni per riqualificarlo e ora apre per i lavoratori: "E' un'esigenza particolarmente seria sul territorio perché è difficile trovare immobili in locazione per i mesi della stagione e questa dinamica si ripercuote in tutta la filiera del turismo"

SAN GIOVANNI DI FASSA. Un nuovo albergo in val di Fassa è praticamente già sold out. La particolarità? La struttura è pensata per ospitare lavoratori e stagionali. Un investimento per riqualificare il vecchio hotel Santa Giuliana a Vigo di Fassa e trasformarlo nel My sweet home hotel.
"E' una risposta seppur minima alla carenza di alloggi per i lavoratori", commenta Maurizio Detomas, presidente della società Santa Giuliana. "E' un'esigenza particolarmente seria sul territorio perché è difficile trovare immobili in locazione per i mesi della stagione e questa dinamica si ripercuote in tutta la filiera del turismo. Da qui la decisione di aprire una struttura di questo tipo che mette a disposizione delle stanze a prezzi concorrenziali".
Chiuso da circa 20 anni, l'hotel è stato acquistato da una cordata di imprenditori che si sono riuniti nella società Santa Giuliana, un pool che comprende anche le società impianti della zona e alcuni soci che si sono avvicinati extra val di Fassa. L'immobile è stato completamente ristrutturato dalla primavera e il taglio del nastro è previsto per venerdì 15 dicembre. La direzione è affidata a Pietro Baio che è anche responsabile commerciale mentre l'ideatore del concept è Roberto Arghenini.
L'hotel ristrutturato secondo la concezione smart, quindi altamente tecnologico, digitalizzato, senza personale e all'avanguardia, dispone di una settantina di posti letto distribuiti su quattro piani tra camere di diverse tipologie. Il prezzo sarà a partire da 10 euro a notte per persona sulla base dei servizi richiesti dall'ospite tra parcheggio, lavanderia e pulizie.

"C'è la massima flessibilità sulla durata del soggiorno", evidenzia Detomas. "I prezzi sono volutamente bassi perché siamo tra i primi utilizzatori di questa struttura. Questo può essere un esempio a livello nazionale per provare a rispondere alla carenza di alloggi e stimolare anche l'arrivo di stagionali".

La struttura è in legno e dispone di camere singole, doppie, doppie con cucina e due loft. "Ci sono poi spazi comuni, anche per svolgere smart working, locale lavanderia, deposito e così via. Il minimo - continua Baio - è un soggiorno di due notti ma la formula commerciale predilige un long stay rispetto a quello short e abbiamo proposte che si adattano alle aziende".
La filosofia è quella di valorizzare il territorio. "I fornitori sono della valle o comunque trentini", prosegue Baio. "E l'idea di base è quella di sviluppare ulteriori servizi per questa nuova residenzialità. Un collaboratore è il primo a promuovere la zona se si trova bene per qualità della vita ma anche per accoglienza. In futuro pensiamo di organizzare anche eventi, talks e momenti culturali adatti agli ospiti lavoratori".
Una proposta guardata con interesse anche da Asat che negli scorsi anni aveva avviato una sperimentazione simile e ha lavorato con la Provincia per poter trasformare in foresterie gli alberghi dimessi e soddisfare così i fabbisogni dei lavoratori. Le locazioni sono sempre di più orientate verso l'ospitalità dei turisti, più che agli stagionali o alla residenzialità. Anche per una questione remunerativa.
"Questo modello in val di Fassa può essere apripista per sviluppare in modo più capillare questa tipologia di ospitalità in Trentino. La reperibilità degli alloggi a prezzi abbordabili è fondamentale per essere attrattivi per gli stagionali. E' chiaro che però non sempre è possibile per un imprenditore avere la forza di ristrutturare edifici ormai abbandonati e servirebbe che la Provincia intervenisse stanziando delle risorse per stimolare il recupero degli immobili da destinare ai lavoratori", conclude Davide Cardella, direttore di Asat.













