Privo delle gambe e di 7 dita delle mani per colpa di una meningite, a 8 anni dal ricovero Andrea Lanfri conquista l'Aconcagua: ''Ce l'ho fatta''
A 8 anni dall'inizio del calvario medico che avrebbe sconvolto la sua vita, l'atleta lucchese Andrea Lanfri ha esultato sulla cima della montagna più alta del Sud America

ACONCAGUA. "Ce l'ho fatta". Poche parole, quelle che racchiudono l'entusiasmo di uomo che, a 8 anni dall'avvento d'una malattia che avrebbe per sempre stravolto la sua esistenza, è riuscito a portare a compimento una vera e propria impresa. Non un'ascesa qualunque, quella recentemente conclusa dal lucchese Andrea Lanfri, ma la conquista della vetta dell'Aconcagua, la montagna più alta del Sud America, nonostante gli interventi di amputazione subiti a soli 29 anni d'età.
Nel 2015, Lanfri aveva contratto una meningite con sepsi meningococcica che lo ha privato di entrambe le gambe e di sette dita delle mani. Una pugnalata all'entusiasmo di un ragazzo ancora troppo giovane. Ma spesso, parafrasando De Andrè, i fiori più belli nascono superando i momenti peggiori. Così, da quella che sembrava una situazione compromessa, Andrea aveva trovato la motivazione per continuare a respirare la vita a pieni polmoni.
Cinque anni più tardi, nel 2020, aveva già provveduto a scalare il Monte Bianco, mentre nel maggio dello scorso anno (2022) era stata la volta dell'Everest. L'inizio, quello, "di un percorso o, meglio, di un progetto che si chiama My Seven Summits - aveva rivelato lo stesso Lanfri a Il Dolomiti - che prevede la salita delle sette vette più alte dei sette continenti". In agosto aveva raggiunto poi anche il punto più alto del Kilimangiaro: "A gennaio 2023 sarà la volta dell'Aconcagua (6961 metri), in Argentina", aveva promesso, dando ieri sui social la notizia della buona riuscita della spedizione.
"Non appena il meteo me lo ha permesso - scrive lo sportivo sulla sua pagina Facebook - ho messo in atto ciò che stavo organizzando da giorni e giorni, chiuso in tenda, aspettando il momento giusto per la salita. Quando è venuto il momento di mettersi in marcia dal Campo Base a C2 mi è venuto da sorridere", rivela.

L'ascesa è avvenuta in "due step ed è iniziata il 21 gennaio: esattamente 8 anni prima venivo ricoverato in ospedale per via delle meningite. Non potevo festeggiare questo anniversario in modo migliore se non scalando la vetta più alta dell'America del Sud - prosegue -. La meningite mi ha solo dato la voglia di andare avanti, anzi, in alto".
"La salita in due giorni è stata decisamente lunga però, avendo già portato su tanto materiale durante la fase di acclimatamento, sono riuscito ad ascendere senza troppi carichi - ricorda Lanfri -. Ho percorso 1200 metri circa di dislivello in poco meno di 5 ore dal campo base fino ad arrivare a C2 (a quota 5600 metri). Dopo la sveglia alle 3 di notte, sono ripartito, vivendo un'esperienza unica e che ancora non mi era capitata: ero totalmente solo, circondato dal buio della notte con la luna che faceva brillare la neve sotto ai ramponi".
Dopo 4 ore di cammino "sono riuscito a intravedere qualche bagliore dei frontalini di altri alpinisti che però salivano dal C3 verso la vetta. Arrivato in cresta, sembrava che il gioco fosse fatto ma ahimè ho dovuto camminare per altre 3 ore per poi, finalmente, toccare la croce: ci sono riuscito. Un'emozione davvero indescrivibile, soprattutto per via dell'anniversario, e anche perché per me è stato un test impegnativo da superare: gracias Argentina".


















