"Turisti scelgono il rifugio perché costa meno dell'hotel, ma non funziona così". I gestori: "Vogliono tutti stanze singole, non si accettano più camerate"
Il Cai Alto Adige aveva criticato la scelta di definire "rifugi" le strutture partner dell'iniziativa "Sommelier in pista", aprendo una discussione sulla denominazione di alcuni locali "ristoranti a tutti gli effetti". Dopo le richieste di cocktail e pesce a 2.500 metri, il Dolomiti ha raccolto altre testimonianze. Rifugio Fronza alle Coronelle: "Il rifugista non è più il lavoro di una volta". Rifugio Bolzano: "Non più camere da 14 posti letto"

BOLZANO. "Si sceglie il rifugio perché si confrontano i prezzi con gli alberghi a valle, ma non funziona così. Il rifugista non è più il lavoro di una volta, ora il cliente beve lo spritz e poi va via". Sono queste le parole di Pierpaolo Trottner, gestore da 40 anni del Rifugio Fronza alle Coronelle, ai piedi del Catinaccio, in Alto Adige. Lui è solo una delle tante voci, intervistate da il Dolomiti, di rifugisti che riportano alcune richieste "bizzarre" da parte dei turisti "inesperti". "Ora si chiedono stanze singole, non si vuole più stare in camerate, già da prima dell'arrivo della pandemia", aggiunge anche Harald Gasser, gestore del Rifugio Bolzano da 25 anni.
Poco tempo fa a lanciare la provocazione era stato proprio il Cai Alto Adige che non si era trovato d'accordo sulla denominazione "rifugio" utilizzato per definire le strutture partner dell'iniziativa promossa dall'Alta Badia, "Sommelier in pista" per degustare i migliori vini dell’Alto Adige lungo le piste da sci. "E smettetela di chiamarli rifugi - aveva detto il presidente dell'associazione alpinista Carlo Alberto Zanella -. Ristoranti a tutti gli effetti ma chiamati 'rifugi', che creano confusione e false aspettative nel turista" (Qui l'articolo).
Il rifugio sembra quasi essere diventato ormai un locale vero e proprio in cui il cliente si sente legittimato a chiedere un cocktail, o piatti a base di pesce, come avevamo riportato nelle precedenti testimonianze dei Rifugi Franz Kostner al Vallon e Oltradige.
"Abbiamo riscontrato un grande cambiamento nella clientela - racconta Pierpaolo Trottner, gestore da 40 anni del Rifugio Fronza alle Coronelle, a una quota di circa 2.300 metri -. Il rifugio dovrebbe essere un riparo caratterizzato dalla semplicità".
Tante le strutture categorizzate come "rifugio", ma non tutte realmente lo sono, sostengono tanti titolari e il Cai. Non a caso talvolta le stesse richieste dei clienti risultano essere un po' troppo "esigenti" per strutture così in quota, che inevitabilmente non possono essere attrezzate come un ristorante a valle.
"Durante la pandemia tanti hanno scelto di rimanere entro i confini nazionali e di conseguenza è aumentato il turismo in montagna - prosegue Trottner -. Un turista ora sceglie di prendere l'aereo e venire in quota, invece che andare al mare, magari senza avere una conoscenza del posto. Noi ciò che abbiamo notato è soprattutto una grande inesperienza che si riflette sia nelle richieste che nell'abbigliamento. Da noi si arriva in cabinovia, quindi in pochissimo si giunge in quota: è facile che qui le persone si presentino in pantaloncini corti e tacchi proprio perché si può arrivare senza dover camminare".
Il problema è che spesso ormai il rifugio viene confuso per un albergo. "Si sceglie la struttura in quota perché costa meno di una camera in un albergo a valle - conclude il gestore del Rifugio Fronza -. Ma non è paragonabile, le persone non sono consapevoli a volte nemmeno di dove arrivano. E' una struttura che presenta delle difficoltà, dalla doccia ai servizi igienici in comune. Sul sito c'è scritto ma molto più spesso viene guardato il prezzo. Ricordiamoci che le camere per esempio non sono riscaldate".
Alcuni rifugi inoltre si sono dovuti adeguare anche alla richiesta di camere più piccole. "La mia struttura si colloca a 2.450 metri di altitudine circa - dichiara Harald Gasser, gestore del Rifugio Bolzano - e qui non si arriva in macchina. Questo sicuramente ci aiuta, è difficile in questo posto ricevere richieste di un certo tipo, arrivano esperti. Sono cambiate le esigenze, nessuno vuole più camerate ma stanze singole o al massimo in numero ridotto per stare con la famiglia. Già prima della pandemia ho dovuto ridimensionare le stanze grandi: non più da 14 posti letto, ora ho solo singole o al massimo da 5".
Ultimo grande punto, il wifi in quota. "Quello viene chiesto spesso- conclude Gasser -, ma oltre ad essere difficile a livello di connessione finché posso vorrei che le persone si mettano al tavolo a conversare e giocare".


















