Vecchi fienili, granai, case, essiccatoi e un antico forno: storia di Paola e Stefano che stanno facendo rinascere un piccolo borgo di montagna ormai disabitato
Un minuscolo borgo disabitato, dove piante e arbusti avevano provveduto a fagocitare quelli che un tempo erano stati fienili, stalle, granai e essiccatoi per castagne, sta tornando a vivere. Così, una storia che pareva già conclusa, sta assistendo alla nascita di un nuovo capitolo, pietra dopo pietra, grazie alla tenacia di due giovani e al loro amore per le terre alte

CALASCA-CASTIGLIONE. Fino a qualche tempo fa, di borgata Coletta non si intravedevano più nemmeno i ruderi. Piante e arbusti avevano provveduto a fagocitare, pietra dopo pietra, quelli che un tempo erano stati fienili, stalle, granai e essiccatoi per castagne. Un minuscolo borgo disabitato a quota 900 metri, in valle Anzasca, dimenticato, fatto infine rivivere grazie a una giovane coppia di architetti, che da qualche anno a questa parte stanno dedicando il proprio tempo libero per scrivere il nuovo capitolo di un racconto che pareva già concluso.
È una storia di amore per il territorio, la montagna e la sua architettura tradizionale, quella di Paola Treves e Stefano Perri, conosciutisi in val d'Ossola nel 2017: "Ci siamo incontrati durante un workshop, capendo fin da subito quante cose avessimo in comune", esordiscono i due intervistati da Il Dolomiti. Insieme, nel 2018, hanno deciso di imbarcarsi in un'avventura "dal passo lento e che a volte sembra più grande di noi", ma che racconta il profondo desiderio di far rivivere uno di quei luoghi che i 'tempi moderni' hanno brutalmente condannato all'estinzione.
Una zona lontana da quel turismo di massa che ha iniziato a abitare le montagne, dove ancora si possono apprezzare silenzio e pace, pronta a essere restituita alla comunità da dei giovani che hanno deciso di combattere la tirannia del tempo ed un triste destino.

"Borgata Coletta era completamente abbandonata e cinta da boschi - esordisce Stefano -. La conoscevo bene perché lì, fino agli anni '80, ci aveva abitato anche mia zia, che ora ha 92 anni, con un paio di capre e mucche. Possiamo dire che era un piccolo borgo abitato principalmente d'estate, poiché in inverno tutti si spostavano più a valle, verso il paese e le sue botteghe".
Sebbene non si trovi a quota elevata, borgata Coletta sorge in un punto impervio, "molto verticale, tanto che nel giro di poco si passa a quote altissime - proseguono i due architetti -. Qui un tempo si coltivavano viti, segale e ortaggi di vario genere, si allevavano capre e qualche mucca". Nel tempo, il borgo ha tuttavia smesso di ravvivarsi nei mesi estivi e, chi prima prontamente vi approdava, invecchiando, è finito per rimanere a valle, lasciando che le strutture in pietra presenti diventassero cadenti ruderi.

"Appassionati di montagna e della sua architettura tradizionale (ma anche in nome della storia del territorio e di quella della famiglia di Stefano ndr) abbiamo deciso di restituire vita alla borgata, immersa in un paesaggio tanto rurale quanto affascinante. Dopo aver cercato i vari proprietari delle strutture ma anche di appezzamenti di terreno divisi al catasto in particelle 'minuscole', siamo riusciti a ottenere il via libera per ristrutturare i vecchi fienili, granai, case e essiccatoi. Nel borgo non manca anche un meraviglioso antico forno che presto provvederemo a mettere a nuovo".
Tutto ha avuto inizio nel 2018, quando Paola e Stefano hanno cominciato a "disboscare un po' ovunque, perché ormai la vegetazione si era fatta spazio dappertutto: abbiamo rimosso rovi e arbusti di qualsiasi tipo, ripulito e compreso così come fossero fatti gli spazi, facendo rilievi e ricostruendo, ad esempio, muretti a secco fino a poco tempo prima tenuti in piedi grazie alle piante - sottolinea Paola -. Da architetti siamo diventati manovali, poi orticoltori e molto altro, anche accanto ad amici e volontari che hanno voluto darci una mano, in particolare nella ristrutturazione del tetto di una delle case principali della borgata".
Insieme alla ristrutturazione della case in pietra, i due hanno deciso anche di dedicarsi alle api, aggiungendo un apiario: "Lo scorso anno abbiamo deciso di avviare una campagna di crowdfunding online per raccogliere fondi: il nostro desiderio era infatti quello di realizzare un laboratorio per la smielatura. Grazie alla cifra raccolta riusciremo a realizzare l'allaccio dell'acqua e a comprare un sistema portatile a pannelli solari, ma non riusciremo a coprire la totalità dei lavori per il laboratorio, che comunque realizzeremo in futuro".

I lavori procedono "a rilento" o, meglio ancora, "a passo lento" perché Stefano e Paola a borgata Coletta possono dedicarvi soltanto il tempo libero: "Ci andiamo nel weekend e ci trascorriamo intere estati, per fare in modo di portarci avanti il più possibile - aggiungono -. Viviamo e lavoriamo a Torino, quindi il tempo non è mai abbastanza".
Nel frattempo, in questi anni non sono mancati curiosi escursionisti che, da un sentiero che corre nei pressi della borgata, si fermano per fare domande ai due giovani architetti, intenti a spostare qualche sasso o a curare il piccolo orto realizzato lo scorso anno: "Non sappiamo se un domani vivremo qui in pianta stabile ma sicuramente lo faremo per alcuni periodi durante l'anno. Sono molti i ragazzi e le ragazze che ci contattano incuriositi per avere informazioni in merito al nostro progetto o offrendosi per darci un mano - concludono entusiasti -. In futuro ci piacerebbe organizzare un workshop o dei momenti in borgata per riunirci tutti: per ora, puntiamo a far arrivare acqua e corrente nelle strutture sistemate, che sicuramente potranno rendere più 'piacevoli' i futuri soggiorni dei nostri ospiti".













