Cani in quota, "li si 'decanta' perché salvano vite ma non possono nemmeno entrare nei rifugi: il Cai riveda il regolamento"
"Quando c'è da rischiare la vita in quota per salvare qualcuno, i cani sono i primi a farlo. Poi però non possono nemmeno entrare nei rifugi o bivacchi. Le limitazioni del Cai continuano ad esserci e non si vuole fare niente per cambiarle: nel frattempo, però, si decantano i cani quando salvano persone sotto alle valanghe". Ecco la riflessione di Thomas Colussa, esperto di montagna

TRENTO. "Quando c'è da rischiare la vita i cani sono i primi a farlo. Per quanto riguarda la montagna però c'è anche un'altra riflessione da fare: ad esempio, le limitazioni del Cai legate all'ingresso di animali in bivacchi e rifugi, che continuano ad esserci. Fortunatamente ogni tanto si trova qualche rifugista che capisce ed è disponibile. Le limitazioni però ci sono e non si vuole fare niente per cambiarle: nel frattempo, tuttavia, si decantano i cani quando salvano persone sotto alle valanghe".
La riflessione di Thomas Colussa, chef ed esperto di montagna, si riferisce da un lato al racconto del Soccorso alpino narrato 'con gli occhi' del cane Ranger (QUI ARTICOLO), condiviso negli scorsi giorni con la volontà di sottolineare la crucialità della presenza (e azione) di questi straordinari animali in alcuni soccorsi (come nel caso delle valanghe), "quando può succedere di trovarsi impotenti davanti alla forza della natura e che l’unica risorsa realmente valida sia l'olfatto incredibile di un cane".
Dall'altra invece, il riferimento è al regolamento del Cai, che vieta "l'introduzione di animali" nei bivacchi, mentre nel caso dei rifugi sta al gestore decidere (come si legge nell'Articolo 11 del regolamento, "è vietato introdurre animali nelle camerate, salvo verifica con il gestore in sede di prenotazione" ndr): "Scaricare tutto sul rifugista non ha senso - fa però notare Colussa, che sui social ha tenuto a condividere una riflessione su cani e terre alte -. E' inutile decantare le imprese dei cani da soccorso, che sono straordinari, ma poi però rendere 'complesso' l'accesso di questi animali alla montagna, vietando agli animali di poter entrare nelle strutture in quota". Un problema sollevato anche da Il Dolomiti lo scorso anno, quando due ragazze con una cagnolina erano state costrette a rientrare a valle al buio poiché era stato negato loro l'accesso in un bivacco.
Il tutto era avvenuto a maggio 2023, quando due amiche, giunte al bivacco della Vigolana (da Padova) a quota 2.030 metri, avevano scoperto che là con la loro cagnolina non avrebbero potuto dormirci: "Erano ormai le 19 - ricordava Giada -. Nella struttura c'era già un'altra persona. Un ragazzo che ha iniziato a dire di essere allergico ai cani, sottolineando la presenza di un cartello col divieto di introdurre animali". Un divieto non da tutti conosciuto e imposto dal Regolamento Rifugi CAI.
"Sul regolamento - ci spiegava dopo l'episodio Anna Facchini, presidente Sat - facilmente reperibile online, all'Articolo 15 (Bivacco fisso) viene specificato che in tali strutture vige il 'divieto di introduzione di animali'. Ciò significa che chi approda in quota con un cane non avrà la possibilità di pernottare (a meno che non si decida di lasciare l'animale all'aperto ndr), nel caso in cui si tratti di bivacchi ma anche rifugi che si 'affidano' al regolamento del Cai". Un divieto che, visti i tempi che corrono e il numero (crescente) di persone che decidono di adottare un amico a quattro zampe, forse, "andrebbe finalmente rivisto".


















