Epidemia di diarrea e vomito in val di Fassa, rischio class action? "Il danno potrebbe essere provato e pertanto risarcibile". C'è anche una pronuncia del tribunale
Si è cercato di ridimensione il problema ma sono state tantissime le segnalazioni di casi di malesseri, con vomito e diarrea, che hanno colpito diverse persone in vacanza sul territorio. I Consumatori: "L’ordinamento italiano prevede l’azione di classe riconoscendo sempre maggiore tutela ai consumatori, soprattutto in materie quali la tutela della salute"

TRENTO. L'acqua è inquinata? Ci potrebbero essere gli estremi per una class action. Negli anni scorsi il tribunale di Roma aveva dichiarato ammissibili due azioni promosse da alcuni cittadini molisani nei confronti dei Comuni di Petacciato e Montenero di Bisaccia. Questo procedimento giuridico potrebbe essere preso a esempio per la serie di malesseri in val di Fassa (Qui articolo).
"Il caso sembra analogo a quanto avvenuto in val di Fassa nelle scorse settimane", commenta Carlo Biasior, direttore del Centro di ricerca e tutela dei consumatori e degli utenti. "L’ordinamento italiano prevede l’azione di classe riconoscendo sempre maggiore tutela ai consumatori, soprattutto in materie quali la tutela della salute". Si è cercato di ridimensione il problema ma sono state tantissime le segnalazioni di casi di malesseri, con vomito e diarrea, che hanno colpito diverse persone in vacanza sul territorio. Quasi interi gruppi mandati ko. Strascichi che sono durati anche alcuni giorni dopo il rientro, in molti casi anticipati, dal soggiorno in Trentino.
Nel frattempo era arrivata la conferma che l'acqua nell'acquedotto di Campitello di Fassa non era conforme e così erano state prese le relative contromisure. In via precauzionale, all'insorgere dei casi, era stata emessa anche un'ordinanza per definire la situazione.
L'Azienda provinciale per i servizi sanitari aveva inoltre comunicato che la sintomatologia "gastroenterica ha colpito circa 50 persone, che in parte si sono rivolte al medico di continuità assistenziale e alla guardia turistica, mentre altre si sono recate direttamente in pronto soccorso all’ospedale di Cavalese. Dalle analisi effettuate su alcuni casi transitati in pronto soccorso è arrivata oggi la conferma dell’origine idrica degli episodi infettivi. Ulteriori controlli sono stati programmati nel corso dei prossimi giorni fino al rientro dalla non conformità a garanzia della salute pubblica" (Qui articolo).
Moltissimi, tramite lettere o sui social, avevano chiesto trasparenza e chiarimenti, mentre qualcuno aveva ipotizzato di voler avanzare una richiesta di risarcimento danni per "vacanza rovinata". Ma è possibile? Potrebbero esserci delle possibilità per un'eventuale class action.
Tra il 2010 e il 2011 si erano verificati dei fenomeni di grave inquinamento da trialometani (agente altamente cancerogeno) presenti nell’acqua potabile. I cittadini si sono così riunti per avviare un'azione. Il tribunale di Roma nel 2013 ha dichiarato "ammissibile" le due procedure "gemelle" avviate nei confronti dei Comuni di Petacciato e di Montenero di Bisaccia.
Le due ordinanze dei giudici hanno ribadito i principi per una garanzia di effettività dello strumento di tutela del Codice del consumo. "L’azione di classe - aggiunge Biasior - può essere, infatti, promossa nei confronti della Pubblica amministrazione non soltanto nelle ipotesi in cui eserciti attività imprenditoriale ma anche quando provveda direttamente all’erogazione del pubblico servizio di somministrazione di acqua".
Fortunatamente il caso di inquinamento in val di Fassa non è così grave ma gli effetti sono stati estesi e comunque importanti. Le ordinanze nella Capitale spiegano che "l'azione di classe possa essere proposta anche nei confronti dei gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità", con la sottolineatura che "del resto, l'espressione 'impresa' contenuta nell'articolo 140 bis deve essere intesa in senso ampio e non ristretta alla necessaria realizzazione dello scopo di lucro, considerato che l'assenza di tale finalità non può escludere di per sé la possibilità di qualificare l'attività come imprenditoriale".
Nel merito della controversia collettiva il tribunale, in questi casi specifici, ha rilevato che l'ente erogatore ha “segnalato la non conformità a taluni parametri di legge di campioni d'acqua prelevati lungo gli impianti dell'acquedotto” e che, dopo gli accertamenti, il Comune, agendo a tutela della salute pubblica, ha vietato "l'uso e consumo dell'acqua a scopo potabile, in particolare l'uso dell'acqua come bevanda e per la preparazione dei cibi".
In sintesi, il Comune non può essere colpevole per l'inquinamento idrico potrebbe essere tenuto ai risarcimenti. Un po' come avvenuto in val di Fassa che è stato rilevato il problema e preso le contromisure. Inoltre anche le autorità sanitarie hanno poi confermato gli accessi al pronto soccorso.
"Il problema è stato accertato: ci sono le analisi e l'ordinanza. C'è anche un intervento dell'Apss. Il danno potrebbe essere provato e pertanto risarcibile. C'è un impianto per un'eventuale class action", conclude Biasior.


















