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"Ho visto cose", non è Blade Runner ma il sindaco dopo un week end a Innsbruck. E ritorna la voglia di funivia ma il Bondone non è la Nordkette

Week end a Innsbruck per il sindaco Franco Ianeselli. E il primo cittadino rilancia sulla funivia verso il Bondone. "Un buon modo per pensare al futuro di Trento è semplicemente quello di andare a vedere quello che altre città simili alla nostra hanno fatto in questi anni, con il coraggio di scelte anche radicali"

Di Luca Andreazza - 26 febbraio 2024 - 20:19

TRENTO. E' inevitabile, si resta sempre ammaliati sulla via (a fune) della Nordkette. Si guarda (con invidia) a Innsbruck, Bolzano e Garda. E si rischia di restare confusi sulla strada dell'eterno rilancio del Monte Bondone. La funivia come soluzione, la cura a tutto. Affidarsi a una sola opera, per quanto potrebbe stimolare la montagna, è probabilmente sbagliato (il Muse potrebbe essere un esempio). E se si perdesse di vista poi la confezione? 

 

Entusiasmo alle stelle per il sindaco Franco Ianeselli dopo un week end a Innsbruck. E si rischia sempre di cadere nel tranello di fermarsi alle similitudini, che ci sono pure. La città effettivamente merita sempre una visita (ottima scelta per il primo cittadino) e, stregato, dal capoluogo del Tirolo Settentrionale traccia la rotta di quello che dovrebbe essere il futuro di Trento. A cominciare dalla funivia.

 

"Per due giorni ho visto cose" (che assomiglia al monologo finale di Blade Runner) "su cui qui a Trento ancora stiamo a discutere se valgano la pena. C'è la funivia Nordkette che ti porta dal centro città fino a duemila metri. Ci sono i tram che liberano la città dal traffico delle auto. E poi ci sono l'uso intelligente del logo cittadino, le zone a 20 km/ora (sic!) e addirittura una sauna comunale gestita come si deve". C'è anche un casinò per quello, anche un centro congressi degno di tale nome.

 

"Forse - prosegue Ianeselli nella sua riflessione - un buon modo per pensare al futuro di Trento è semplicemente quello di andare a vedere quello che altre città simili alla nostra hanno fatto in questi anni, con il coraggio di scelte anche radicali. Bolzano e Innsbruck, gli altri due capoluoghi dell'Euregio, sono una opportunità straordinaria".

Negli anni le "gite" in quel Innsbruck di politici, operatori, amministratori e addetti ai lavori per vedere l'impianto austriaco si sono sprecate. Si guarda al Tirolo, poi verso il Renon e ancora sguardo a Malcesine. E sempre ecco l'attrazione fatale per il grande impianto e il "se ci fosse a Trento". Contesti e sistemi diversi, non solo ambientali, morfologici e residenziali con il Monte Bondone paga un forte sviluppo antropico con piani forse mal riusciti.

 

A ogni modo il progetto grande impianto Trento-Bondone è in fase anche piuttosto avanzata. Un'idea divisa in due step. Dal capoluogo e Sardagna con intervento pubblico, poi con il supporto dei privati ci si spingerebbe fino alla cima. Il primo troncone rientra nella mobilità urbana, qualche incertezza sulla continuazione del viaggio. E arrivare in quota senza le idee chiare, senza risolvere criticità per aspettare la funivia, potrebbe lasciare delusi alla prova dei fatti. E qualche dubbio sulla relazione funivia-boom di rilancio è più che lecito.

 

La politica tariffaria del biglietto per prendere la funivia ma, soprattutto, un collegamento per fare cosa? Quali sono l'idea e la visione sull'Alpe di Trento? Non basta dire "Alpin & Urban" o "la palestra della città". Concretamente quale è il futuro del Bondone? Un'offerta e un prodotto da definire, quali margini di sviluppo, quali soluzioni per le aree da rigenerare? Si parla ancora di bacino per l'innevamento nel contesto della crisi climatica mentre i servizi in generale non sono moltissimi. La funivia da sola non può rispondere a queste domande.

Un piccolo inciso sul logo cittadino, piccolo per non urtare troppo le sensibilità ma una constatazione. La prima prova pratica non è pervenuta, la prima occasione è stata lasciata andare: per Trento capitale europea del volontariato si è puntato su un marchio diverso, pure più bello, ma il tanto decantato city brand è rimasto nel cassetto. Peccato.

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