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PODCAST. "Il turismo deve fare un passo indietro", l'esperienza di malga Cavallera e malga Cere: "Non si deve portare quello che non c'è ma godere di quello che c'è"

L'ospite di questa puntata di "Da Quassù", il podcast de il Dolomiti realizzato da Marta Manzoni, è Dario Ferroni, che con Luigi Dall'Armellina, gestisce malga Cavallera e Malga Cere

Pubblicato il - 19 maggio 2024 - 19:20

TRENTO. "Sostenibilità è una parola abusata, utilizzata un po' ovunque". A dirlo Dario Ferroni. "E' più corretto parlare di rispetto: cerchiamo di muoverci nei territori in punta di piedi e cerchiamo di strutturare delle relazioni buone e affettive. Puntiamo sulla filiera corta e sulle materie prime biologiche senza essere degli estremisti, ma con qualità e semplicità".

 

L'ospite di questa puntata di "Da Quassù", il podcast de il Dolomiti realizzato da Marta Manzoni, è Dario Ferroni, che con Luigi Dall'Armellina, gestisce malga Cavallera e Malga Cere.

 

Un progetto di educazione "per un ragionamento diverso rispetto alle terre alte, un equilibrio uomo-ambiente. A Cavallera siamo alla seconda stagione ma a Malga Cere nel Lagorai portiamo avanti diverse iniziative da anni, abbiamo una lunga esperienza. La volontà è di differenziarsi dalle altre proposte del territorio per creare un rapporto stabile tra le persone che frequentano le vallate e i posti che gestiamo: non è solo un luogo per consumare un pasto o una birra ma cerchiamo di trasmettere che c'è un presidio, siamo dei custodi della zona".

 

Tante le attività che vengono proposte, anche la prossima estate. "Incontri con gli autori e illustratori che parlano di montagna. Lavoriamo con i ragazzi, con le famiglie e con i disabili. Questi gli ingredienti di un presidio culturale".

 

I gestori di malga Cavallera e Cerca si muovono su fronti diversi, la proposta prevede anche escursioni con guide e accompagnatori di media montagna "per scoprire l'origine e la storia di questi territori. Poi c'è la residenzialità: restare il più possibile per entrate nell'energia che c'è in questi luoghi: corsi di acquarello e fototrappolaggio, con il gruppo micologico, giornate di sensibilizzazione. Quest'anno, per esempio, abbiamo la scuola di bivacco e quella di pascolo. Si parla anche del lupo. Le persone spesso non comprendono la complessità e la difficoltà di questa attività".

 

Un lavoro in prima linea. "Vogliamo trasmettere messaggi semplici e chiari. La frequentazione della montagna si basa spesso sulla prestazione e sulla capacità di raggiungere la cima, noi abbiamo scelto, anche sulla nostra esperienza, di andare piano. Una sensibilizzazione al rispetto di chi vive e lavora in montagna, che spesso diventa trasparente".

 

Un turismo che in quota è cambiato, "soprattutto dopo Covid. Ma c'è il bisogno di fare dei passi indietro. Oggi c'è tanta aspettativa quando si sale in montagna e il meteo o la capacità fisica creano delle frustrazioni. C'è una frequentazione molto più numerosa, ma non sempre di qualità e c'è gente allo sbaraglio. Serve un turismo più lento per scoprire dei gioiellini di sostenibilità e di amore per il territorio".

 

La vita in montagna "mi ha insegnato a essere il più umile possibile. Usciamo da una figura dei rifugisti percepita come un guru che sono in grado di dare sempre il consiglio giusto al momento giusto. La cura passa dall'essere presenti sul territorio perché si vedono tanti dettagli. Non siamo mossi sempre da una spinta commerciale, cerchiamo anche di dire 'No' come se ci viene chiesto uno spritz alle 11 oppure un'apericena. Siamo persone mondane ma nei posti dove siamo serve qualcosa di diverso: cerchiamo di dare accoglienza in modo semplice e con rispetto".

 

Questa la strada di malga Cavallera e malga Cere. "La bellezza non è portare quello che non c'è ma godersi quello c'è sulle montagne. Siamo dei mediatori di una bellezza intima", conclude Ferroni.

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