Maltempo, neve e ghiaccio in quota, l'appello del soccorso alpino: “I fulmini non sono l'unico pericolo, massima prudenza con il calo termico"
Sulla crescita vertiginosa di morti e dispersi in montagna interviene anche il Soccorso alpino del Veneto, invitando nuovamente alla prudenza. Soprattutto a fronte delle previsioni per le prossime ore, che parlano di calo delle temperature e perturbazioni intense, con neve sopra i 2.900 metri. Dopo i recenti appelli del Corpo nazionale per i numeri drammatici di questa estate, il Cnsas Veneto elenca i pericoli cui fare attenzione in caso di maltempo

BELLUNO. Sulla crescita vertiginosa di morti e dispersi in montagna interviene anche il Soccorso alpino del Veneto, invitando nuovamente alla prudenza. Nei prossimi giorni, infatti, le condizioni meteorologiche potrebbero sorprendere escursionisti e alpinisti con neve e ghiaccio nonostante il pieno della stagione estiva, mettendo in difficoltà anche gli interventi di soccorso.
Il Cnsas comunica infatti che, a fronte dell’abbassamento delle temperature previsto in concomitanza con perturbazioni intense, arriverà neve a 2.900/3.000 metri di quota. Ma non solo: il calo termico potrebbe dare origine al fenomeno del verglas, una sottile pellicola di ghiaccio invisibile che ricopre la roccia, rendendo insidiosi pareti e sentieri. “Consigliamo di prestare la massima attenzione - si avverte - sia agli alpinisti che agli escursionisti, specie a chi si dovesse trovare impegnato in lunghi trekking in quota, sprovvisto di ramponi e dell’attrezzatura richiesta in alta montagna. Le caratteristiche ‘invernali’ possono infatti creare notevoli difficoltà a chiunque si trovi ad altitudini elevate, non escluse le squadre di soccorso”.
Nei giorni scorsi sono state numerose le richieste di aiuto da parte di persone investite da pioggia e maltempo, nonostante fossero state diramate diverse allerte meteo. In realtà, però, tutta la stagione sembra procedere con notizie non esattamente rassicuranti, dovute soprattutto a imprudenza e impreparazione: in un solo mese si sono infatti registrati 83 morti e 5 dispersi (qui la nostra intervista al vicepresidente Roberto Bolza).
“Ricordiamo - conclude il Cnsas - che i fulmini non rappresentano l’unico pericolo legato ai temporali e alle forti perturbazioni”. Ecco dunque a cosa prestare attenzione: maggiore scivolosità di qualsiasi terreno (le praterie alpine con erba alta, la roccia bagnata, il sottobosco di foglie, il suolo fangoso); crescente possibilità di smottamenti e frane; aumento della portata dei corsi d’acqua, anche quelli minori, e formazione di cascate istantanee sulle pareti; possibili danneggiamenti ai segnali, in particolare gli ometti; improvvisa comparsa di nebbie e, ovviamente, l’insorgenza di ipotermia per la prolungata permanenza sotto la pioggia anche se si indossano protezioni impermeabili.












