"Scattai la FOTO a fatica: pensavo solo a sopravvivere", Messner sulla conquista dell'Everest nel 1980: "Documentare l'impresa era l'ultimo dei problemi"
Il 20 agosto del 1980 Reinhold Messner raggiungeva la vetta dell'Everest in solitaria (e senza ossigeno supplementare). Il ricordo: "Scattai una foto a fatica: farlo era l'ultimo dei miei pensieri. In mezzo alla nebbia, sempre più fitta, la paura era di non ritrovare più la via del ritorno e di non farcela"

TRENTO. Quarantacinque anni fa l'alpinista Reinhold Messner raggiungeva la vetta dell'Everest, per primo, senza utilizzare ossigeno supplementare. Completamente solo, aveva deciso infatti deciso di scalare la montagna fuori stagione: ci riuscì.
Raggiunse la vetta, sul versante tibetano, il 20 agosto del 1980, aprendo una nuova lunga variante che "permetteva di evitare di passare dalla cresta e dal famoso Second Step, il risalto di roccia che da decenni viene superato solamente grazie alle scalette fissate dai cinesi", come spiega il giornalista Alessandro Filippini.
Un'impresa catturata in un paio di scatti diventati famosi e che tutt'oggi rimbalzano sui social, mostrando una grande impresa che ha scritto un importante pezzo della storia dell'alpinismo a livello mondiale.
"Ero solo, su quella montagna non c'era nessuno oltre a me - esordisce Messner, intervistato da Il Dolomiti -. Sono passati davvero molti anni e ricordare non è semplice. Sicuramente, scattare una foto per documentare la mia esperienza era l'ultimo dei problemi".
E prosegue: "A restarmi bene impressa è stata l'indescrivibile fatica fatta: mi sentivo uno zombie. Verso la fine avanzavo a fatica e l'ansia di non sopravvivere stava prendendo il sopravvento - confessa -. Mi reggevo a stento in piedi, ero sfinito, e quando finalmente raggiunsi la vetta scattai come riuscii una foto: non ricordo nemmeno bene come feci, tant'ero preoccupato per la mia vita".
Qualche anno prima era stato piazzato un treppiede in vetta che, all'arrivo dell'alpinista altoatesino, emergeva ancora da ghiaccio e neve, permettendo di posizionare la macchina fotografica (scatti di certo ben più complicati rispetto ai selfie 'moderni' ndr).

Un fatto, quello legato alla foto (ed al documentare le proprie imprese), che induce ad una cruciale riflessione: se un tempo i grandi alpinisti come Messner erano più concentrati sull'esperienza in sé, oggi sembra che il focus si sia spostato (per i più) sull'importanza non soltanto del documentare, ma del mostrare sui social quanto si è riusciti a fare.
"Dopo 45 anni - conclude Messner - non ricordo lo scatto ma la fatica e quella spaventosa nebbia che si faceva sempre più fitta, facendomi temere che a casa non ci sarei più tornato".


















