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Baratter dopo la sentenza che giudica l'accordo con gli Schützen corruzione elettorale: "Vicenda costruita ad arte, c'è differenza tra ingenuità e disonestà"

"Sono sicuro che alla fine sia Corona che Dalprà sapranno dimostrare la loro innocenza e la reale consistenza dei fatti". Sulla messa alla prova: "Il volontariato l'avrei fatto indipendentemente dall'esito del processo. Sono da sempre vicino a questi mondi, e credo che sarà un esperienza che mi arricchirà" (QUI L'AGGIORNAMENTO CON L'ASSOLUZIONE)

Di Donatello Baldo - 22 febbraio 2017 - 08:06

TRENTO. Dopo la condanna di ieri per Giuseppe Corona e Paolo Dalprà, con la sentenza di primo grado che giudica l'accordo stipulato con gli Schützen come corruzione elettorale, viene tirato in ballo anche Lorenzo Baratter, il consigliere autonomista che ha scelto la strada – legittima – della messa alla prova, optando per il volontariato evitando così il giudizio del Tribunale.

 

Tra gli imputati però, è lui il bersaglio delle accuse, è a lui – il solo eletto, Corona nemmeno fu candidato – che vengono chieste le dimissioni da parte delle opposizioni, è a lui che si rivolge l'attenzione mediatica.

 

“Un'attenzione che è iniziata ancora prima che fossero partite le indagini – dichiara Baratter – perché questa vicenda, vissuta dall'interno, ha dei contorni grotteschi: ho avuto decine di prime pagine sui quotidiani locali, anche con toni giustizialisti e forcaioli, e io sono convinto che questo abbia condizionato non poco gli eventi”.

 

Non vorrebbe dire di più: “Parlerò quando la vicenda sarà conclusa. Per quanto mi riguarda quando finirà la messa alla prova. Poi, dopo i tre gradi di giudizio, sono sicuro che Corona che Dalprà sapranno dimostrare la loro innocenza e la reale consistenza dei fatti”.

 

“Purtroppo ci dimentichiamo spesso che dietro al politico, ma dietro a chiunque sia sottoposto a indagini giudiziarie, c'è una persona umana con la sua famiglia, a volte con l'impossibilità di manifestare il suo punto di vista perché viene immediatamente messo alla forca”.

 

“E questa situazione – spiega Baratter – l'ho provata sulla mia pelle. Sono riuscito comunque a superare questa fase grazie a tante persone che mi stanno sostenendo e continuano a sostenermi, dentro e fuori il Patt, semplicemente perché mi conoscono da tanti anni e sanno che tipo di persona sono e sanno come è nato questo accordo, e come sia stato strumentalizzato ad arte per svariate ragioni di carattere politico”.

 

“Arriverà certamente il momento in cui spiegherò tutto ai trentini, non solo agli autonomisti, anche se a onor del vero molte persone hanno fortunatamente capito benissimo come stanno le cose. Spiegherò com'è andata questa vicenda, com'è stata strumentalizzata, costruita ad arte da qualcuno, e non mi riferisco solo agli avversari politici”.

 

“Chi pensa di usare il fango e i dossier e gli attacchi sul piano personale per delegittimare gli avversari politici è a dir poco inqualificabile. Personalmente mi guardo bene dall'utilizzare questo sistema per fare politica e provo solamente pena e tristezza per chi lo fa. Il mio stile è stato, è e sempre sarà completamente diverso”.

 

Le conseguenze di questo, però, sono state da subito politiche con le dimissioni dalla carica di capogruppo del Patt, poi giuridiche con la condanna per i due correi e quella che molti considerano un'ammissione di colpa e un'umiliazione assieme, la messa alla prova con un periodo di volontariato all’Anffas.

 

Ma Lorenzo Baratter ci tiene a precisare che non si tratta in alcun modo di un'ammissione di colpa. “Da questo punto di vista sono assolutamente sereno, anche perché la decisione della messa in prova l'ho presa in tempi non sospetti, l'ho comunicata ancora l'anno scorso al mio avvocato. Una scelta che ho fatto per sottrarre principalmente il mio partito ma ancor prima la mia famiglia a una pressione mediatica che non auguro a nessuno".

 

"E non si tratta nemmeno di un’umiliazione - spiega - perché io sono abituato a stare accanto a chi è meno fortunato ed ho sempre trovato molta umanità e sincerità. Per me non è un’umiliazione ma una grande opportunità. Bisogna saper trasformare le vicissitudini in opportuna positive di crescita. Imparerò molto da queste persone e ne farò tesoro anche nella mia attività politica”.

 

Ma tornando alla sentenza che ieri ha condannato gli esponenti degli Schützen, Baratter spiega "ancora una volta" che "quell'accordo non ha nessun doppio fine, perché non avevo la necessità di assicurarmi i voti degli Schützen, perché sono mondi che frequento da anni. L'impegno non era quello dei voti ma di dare una mano all’Associazione, come peraltro avevo sempre fatto in passato. Poi che sia stata ingenuità lo accetto, ma una cosa è l'ingenuità e una cosa è la disonestà. Per me è stata la trasparenza di chi non aveva nulla, ma proprio nulla, da nascondere”.

 

Cosa che il giudice non ha condiviso. “Ma che i profili di questa vicenda non costituiscano reato, ma possano passare solo come leggerezza, ingenuità, non lo pensiamo solo io e il mio avvocato: l'ha creduto il Procuratore della Repubblica Amato, lo ha ribadito chiedendo l'assoluzione anche ieri il Pubblico Ministero Gallina. Io rispetto la scelta del giudice in merito alla sentenza su Dalprà/Corona – afferma Baratter – ma credo sia legittimo che si possano avere dei dubbi e si possa credere che i prossimi gradi di giudizio potranno accertare la verità”.

 

“Poi – afferma Baratter – sarei stato attaccato anche in caso di assoluzione. La condanna mediatica è stata pronunciata già diversi mesi fa e questo dovrebbe indurci a molte riflessioni. Non intendo in ogni caso dire nulla sulle affermazioni degli avversari politici all'indomani della sentenza di primo grado su Dalprà e Corona: credo si commentino da sole".

 

"Proporrei solo un po' di umiltà - conclude - e anche un sincero garantismo, non quello a corrente alternata di alcuni personaggi, partiti o movimenti”.

Lorenzo Baratter, sul suo profilo Facebook, posta oggi una vignetta dei Peanuts in cui Lucy, la sorella di Charlie Brown, alla guida di un'automobile rossa dice questo: “Non ti curar di lor ma guarda e passa, poi metti la marcia indietro e schiaccia…”.

 

Un po' di ironia – ammette Baratter – ma nessun rancore nei confronti di nessuno. Né contro chi ha costruito ad arte la vicenda, distorcendola e caricandola di un valore che non aveva, né contro gli avversari politici che la strumentalizzano. Il tempo sarà galantuomo”.


 

 

QUI COME SI E' CONCLUSA LA VICENDA

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