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La ricetta 'civica': ''Da una parte i responsabili e dall'altra i populisti''. Il seggio a Roma? ''Non ci interessa''

Intervista a Mattia Gottardi, nuovo portavoce del movimento dei sindaci di Valduga e Oss Emer: "No ai temi che caratterizzano ideologicamente le coalizioni, altrimenti è impossibile una convergenza ampia"

Di Donatello Baldo - 14 dicembre 2017 - 06:46

TRENTO. Dalla riunione di maggioranza, che ha visto riuniti tutti i segretari dei partiti della coalizione con Ugo Rossi, è emerso questo: niente liste in aggiunta della composizione attuale, Carlo Daldoss (e Viola) saranno all'interno di quella delle Stelle Alpine. E anche un'eventuale lista dei civici di Valduga e Oss Emer sembra tramontare.

 

Questo per non far litigare le forze all'interno della compagine di governo che potrebbero vedere nelle nuove formazioni possibili competitor. Ma dalle indiscrezioni è emerso, seppur sussurrata, anche un'attenzione per il movimento dei sindaci civici, al punto di proporre loro un seggio per le elezioni politiche dei prossimi mesi. 

 

"Mi sa che qui stiamo parlando di politica con la 'p' minuscola", afferma Mattia Gottardi, sindaco di Tione e nuovo portavoce dei civici. Ma si avvicinano le scadenze elettorali, è ovvio che si parli di nomi e di posizionamenti sullo scacchiere della politica.

 

Avete letto anche voi i giornali su quanto è stato discusso nella riunione della coalizione di Rossi. Che idea vi siete fatti?

Posso dare una mia interpretazione, perché ovviamente nessuno ci ha mandato il verbale dell'assemblea, noi mica siamo in maggioranza. Mi sembra però di capire che Rossi abbia detto tutto e il contrario di tutto.

 

In che senso?

Lo dico in senso benevolo, senza ironia. Da un lato ha detto che Daldoss non deve fare una sua lista ma dall'altra dice che vuole mantenere il dialogo aperto con il mondo dei civici. C'è una contraddizione, se guardano a noi non possono pensare che non ci sia una lista. Credo si riferissero solo a Daldoss.

 

Hanno detto che vanno avanti loro, compatti, senza altre aggiunte alla composizione.

Tutta questa compattezza non la si è vista negli ultimi quattro anni. Se uno dice 'andiamo avanti così altrimenti qui si litiga', forse qualche problemino c'è. Ma non compete a me risolverlo. Quello che però vedo è un grado di attenzione rispetto alla nostra proposta.

 

In effetti, si sta parlando di un seggio per qualcuno di voi in Parlamento. Come leggete questa proposta?

Come una manifestazione di interesse per le nostre proposte, una porta aperta, ma non è questo l'obiettivo.

 

Una porta aperta, ma ci entrerete in quella stanza?

Sinceramente non scalda i cuori a nessuno questa cosa. A noi interessa la nostra proposta, una proposta ampia che ha registrato l'attenzione di molti.

 

Di quasi tutti, direi.

A parte la destra tradizionale e Claudio Cia, tutti gli altri si sono detti interessati: da Rodolfo Borga al Patt di Franco Panizza, da Walter Kaswalder all'Upt di Mellarini e Dellai, e anche dal Pd. Ma non volgiamo accasarci con nessuno, faremo un approfondimento con chi si è detto disponibile ad approfondire.

 

Ma c'è un discrimine? Qual è? Siete sindaci, immagino vi interessi governare.

Francamente della testimonianza non ce ne facciamo niente, veniamo tutti dall'amministrazione, dalle responsabilità di governo. Ma questo non significa che ci sia il desiderio di esserci a tutti i costi, di saltare sul carro di chi si ipotizza possa arrivare alla fine vincitore.

 

Il discrimine non sembra essere nemmeno quello ideale, detto in modo deteriore 'ideologico'.

Noi facciamo una proposta, valutiamo se qualcuno ci sta, se la condivide. La situazione, checché se che se ne dica, è di emergenza: per l'autonomia, per una politica che ha bisogno di rigenerarsi. Ora, se si vuole lasciare fuori la questione ideologica è meglio.

 

Dice?

Se ci si concentra sui temi ideologici che dividono non si riesce a trovare una convergenza. Se guardo a livello nazionale faccio fatica a trovare differenza tra il programma di Berluscoini e quello di Renzi, tra qullo del Pd e di Forza Italia. Se le cose che ha fatto il governo di Matteo Renzi le avesse fatte Berlusconi, l'Italia sarebbe stata bloccata per mesi e mesi dagli scioperi.

 

Infatti una parte del Pd se n'è andata.

Di sicuro le politiche dei governi Renzi e Gentiloni hanno portato alla radicalizzazione di Pietro Grasso e di altre componenti, ma bisogna anche ammettere che il Pd di oggi sembra molto di più il Partito popolare di Martinazzoli che i Ds di D'Alema, per intenderci.

 

Ma insomma, ci sarà pure un discrimine, o sono tutti uguali?

Il discrimine è questo, capire se si possa fare un patto di governo che tenuto conto dell'emergenzialità possa mettere da una parte i responsabili e dall'altra i populisti. E sui territori questo ragionamento viene fatto regolarmente, le giunte comunali sono composte in modo eterogeneo, sostenute però dall'elettorato e dalla partecipazione. 

 

Anche a livello provinciale secondo lei vale la stessa cosa?

In Consiglio provinciale ci sono ancora i partiti, ci sono ancora le provenienze e le divisioni ideologiche, ma dobbiamo renderci conto che le elezioni provinciali sono delle amministrative, delle comunali allargate. La gente vota la persona anche in Provincia, non vota l'appartenenza ideologica.

 

Rodolfo Borga è dato molto vicino a voi, Valduga sembra tenerlo in grande considerazione. Ma lui non vi sembra un tantino ideologico?

Il problema è questo: se uno pone un tema ideologico si risponde in modo ideologico. Il patto di governo di Rossi aveva al suo interno delle tematiche frutto di posizioni ideologiche, questo è evidente. 

 

Mi lasci immaginare, la legge sull'omofobia e quella sulla doppia preferenza di genere.

Ecco, questi sono temi che hanno caratterizzato la legislatura ideologicamente, questo è indubbio. Che poi i diritti non dovrebbero essere ideologizzati, ma su questi temi è la politica nazionale che deve decidere, non la Provincia di Trento.

 

Anche di lei dicono che è di destra, era in Alleanza Nazionale.

Ma Alleanza Nazionale non c'è più da 10 anni, da allora non ho più avuto una tessera di partito. Mi sono avvicinato a un movimento che rappresentava le mie idee. Ma io ora sono un sindaco: la prima volta mi hanno votato il 76% dei miei cittadini con l'80% di affluenza, la seconda confermato con il 77% e l'affluenza era la stessa.

 

E non erano tutti di AN i suoi elettori, nemmeno tutti di destra.

Evidentemente no. E poi, se chiedi ora a cento giovani in piazza Duomo che cosa sia la sigla AN ti rispondono Ancona, non Alleanza Nazionale. 

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