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Polo natatorio, un consiglio straordinario per decidere, ma la maggioranza sembra scricchiolare

Federnuoto e Comitato promotore in pressing. Forza Italia e Lega contrarie, Movimento 5 stelle perplesso. Giallo sull'ordine del giorno, mancavano le firme e il sindaco si è preso la responsabilità di convocare il consiglio 

Di Luca Andreazza - 23 novembre 2017 - 06:34

TRENTO. Dopo diversi stop and go, il polo natatorio arriva sui banchi del consiglio comunale in cerca del definitivo semaforo verde. La discussione inizia giovedì 23 novembre. Si riparte dalla scorsa primavera, 'Sì', 'No', 'Forse' e 'Perché no?', ma soprattutto dallo studio di Cassa del Trentino. Spazio (zona Ghiaie) e costi (11 milioni di euro) sono definiti, ma anche le dimensioni. 

 

La relazione di Cassa del Trentino individua, infatti, la soluzione migliore del nuovo polo alle Ghiaie in quella intermedia da circa 11 milioni di euro. Il taglio del nastro dell'impianto dotato di vasche da 51,5 x 25 metri, con 'pontone' per ottenere due piscine e una vasca 12,5 x 25 metri e 25,0 x 12,5 metri e profondità di 5 metri per tuffi fino a piattaforma di 5 metri, avverrebbe presumibilmente a cavallo fra il 2021 e il 2022.

 

Interessata la Federnuoto trentina, ma anche preoccupata. Una preoccupazione nel mondo sportivo dettato in particolari dalle posizioni ancora contrastanti che emergerebbero all'interno dell'amministrazione e si comincia dal giallo sulla convocazione del consiglio straordinario. Le otto firme non sono mai arrivate e quindi il sindaco ha dovuto prendere in mano la situazione e chiamare l'ordine del giorno. La finanziaria è alle porte.

 

Le minoranze più o meno osservano. Il Movimento 5 stelle si professa agnostico, pronto a collaborare, ma perplesso. Forza Italia si è sempre mostrata apertamente contraria. La Lega reputa il progetto malfatto e non vuole la chiusura di Madonna Bianca.

 

Nonostante fosse uscita compatta dal guado nel maggio scorso, la maggioranza invece sembra nuovamente scricchiolare chiusa nella morsa tra Pd e Patt.

 

"Il timore - evidenzia la Federrnuoto - è che, a fronte di queste discussioni di natura strettamente politica anziché 'pratica', si perdano di vista alcuni elementi di fondamentale importanza".

 

Nessun dubbio, il nuoto trentino è in continua crescita e gli spazi attuali risultano 'stretti'. E i numeri non mentono quasi mai: "Si è giunti - spiega la Federazione - al nuovo record di tesserati che include tutti i praticanti tra amatori, propaganda, atleti agonisti e master, i tecnici e gli allenatori, gli assistenti bagnanti, oltre a giudici di gara, appassionati e simpatizzanti. A Trento si incontrano numerosi ostacoli 'tecnici' tra i quali in primis la capienza degli impianti, vasca e tribune incluse".

 

Spazi che mancano. "Nella prima gara di stagione, il Meeting di Benvenuto Trofeo Città di Trento di domenica 12 novembre, si è dovuto necessariamente chiudere in anticipo le iscrizioni - scrive la Fin - per non superare i limiti di capienza consentiti da Asis per la piscina di Trento Nord. Per lo stesso motivo si è reso necessario limitare la presenza del pubblico sulle tribune, causando non pochi disagi per chi volesse assistere alle competizioni".

 

Limiti che però incontrano altre realtà come la pallanuoto (movimento che ha dovuto necessariamente chiedere una speciale 'deroga' alle norme federali in quanto non trova vasche di profondità adeguata, il nuoto sincronizzato e i tuffi: "Solo un trampolino - sottolinea la Federnuoto - è utilizzabile, quello da un metro. L'altro da tre metri non garantisce la necessaria sicurezza".

 

Il nuoto e le discipline affini si stanno ampliando, specialmente a livello giovanile. Gli indici Istat mostrano, infatti, che il nuoto è lo sport più diffuso tra i bambini fino a 10 anni (43,1%), il calcio tra gli under 35 (33,6%), ginnastica, aerobica, fitness e cultura fisica tra gli adulti fino a 59 anni e sopra i 60 anni (27,4%).

 

"Le strutture di una certa importanza - afferma la Federnuoto - fanno bene non solo a chi fa sport a livello agonistico, ma anche a tutti coloro che lo praticano per passione e per mantenersi in forma e sarebbe davvero positivo avere un impianto in grado di racchiudere tutti gli sport acquatici e di offrire loro gli spazi adeguati, dal classico nuoto a tutte le altre. Se l’impianto davvero fosse realizzato in quelle che sono le sue premesse porterebbe un indotto importante per la città anche dal punto di vista turistico, non solo per le gare: dalla nazionale assoluta alle squadre sociali, passando anche per i gruppi sportivi militari, sarebbero tantissimi gli sportivi che potrebbero venire ad allenarsi a Trento per le infinite opportunità che offrirebbe".

 

Alla luce di queste considerazioni le tre piscine attualmente in funzione nel capoluogo - Trento Nord, Ito del Favero e Centro Sportivo Manazzon - non sono sufficienti per la pratica di tutte le discipline affiliate alla Fin e di certo risultano inadeguate per un certo tipo di attività agonistica ad alto livello.

 

"Le società di Trento - conclude la Fin - sono disponibili a dialogare con l’amministrazione comunale anche in termini di maggiore corresponsabilità e portare assieme alla Federazione la nostra esperienza 'sportiva' (europea e nazionale) all’interno delle discussioni tecniche di realizzazione, ben consapevoli della  necessità di un impianto sostenibile dal punto di vista economico, ma a misura di tutti i nuotatori, anche semplici appassionati".

 

Un progetto che prevede il sacrificio delle sezioni indoor della Manazzon e di Madonna Bianca. Un piano che porterebbe all'efficientamento del sistema natatorio trentino, al raddoppio della superficie acquatica, ma soprattutto al risparmio di appunto 800 mila euro annui per le casse comunali. Una soluzione cittadina e sportiva. Risparmi importanti, dove le stime prudenziali di Cassa del Trentino inducono all'ottimismo per i margini di arrivare al pareggio.

 

"Un impianto - ribadisce Cristiano Mosca, presidente del comitato spontaneo promotore - di valenza strategica e speriamo che non si perda l’attuale occasione, più unica che rara, per costruire fin da subito e in toto, non per blocchi consequenziali, un impianto di valenza strategica per gli sport acquatici che faccia fare un salto di qualità rispetto agli attuali. Una visione in sintonia con quella che la Provincia sta mostrando anche in altri settori, dove sono già stati effettuati, e si faranno in futuro, investimenti per importi molto maggiori".

 

E il pensiero del Comitato va ai piani passati e futuri: "Penso - dice - alla recente biblioteca alle Albere (45 milioni), al Muse (il 50% della perdita annua viene coperta dall'ente pubblico), la funicolare di Povo (30 milioni), la funivia Trento-Bondone (30 milioni),  ma anche l'acquisto degli impianti funiviari in Provincia per oltre 117 milioni da parte di Trentino Sviluppo, la ciclabile del Garda (costo complessivo di 102 milioni, 39 dei quali a carico della Provincia) oppure il centro congressi di Riva (La Provincia ha autorizzato Patrimonio ad effettuare un debito per 37 milioni). 

"E' necessario - aggiunge Mosca - fare tesoro delle esperienze passate: dedicare attenzione agli aspetti tecnici della progettazione avvalendosi di un pool di esperti del settore che hanno già manifestato la loro disponibilità, così da diminuire i costi di gestione, ridurre al minimo il rischio di dover subire mancate omologazioni o idoneità e di dover procedere con successive implementazioni aggiuntive. Un esempio è il PalaTrento dove, ad esempio, la costruzione iniziale non si erano previste le tribune laterali centrali e le curve, mentre per pochi metri laterali al campo non si è mai potuto sfruttare l’ampiezza per collocare, all'occorrenza, tre campi regolamentari 'trasversali' per allenamento".

 

Il comitato auspica la costruzione di un impianto da 13 milioni "per compensare - prosegue - un ridotto aumento dei costi gestionali (tecnicamente legato più alle maggiori superfici acqua e non alle altezze dei soffitti), allargando il perimetro dei possibili ricavi diretti creando indotto".

 

Capitolo piattaforma per i tuffi. "Una polemica sterile - dice il presidente - quella relativa all'esiguo numero dei tuffatori trentini. Oltre a dileggiare una disciplina che ha portato lustro olimpico al Trentino si pone un prospettiva sbagliata nei confronti degli sport minori che in Provincia hanno sempre trovato casa: penso a curling in Cembra, salto con gli sci dai trampolini a Predazzo e in Val di Sole, tamburello in diversi paesi del Trentino e pattinaggio a Baselga di Piné".

 

Insomma il polo natatorio sembra presentare numerosi vantaggi. Dalla mobilità al recupero del calore attualmente disperso del Palazzetto per un suo riutilizzo nell'impianto natatorio adiacente per un risparmio di circa 70 mila euro all’anno, dai parcheggi già esistenti alla presenza dello scavo per l'ex Casa dello Sport, dall'aumento degli spazi acqua complessivi per tutte le discipline alla valorizzazione di tutti gli sport natatori.

 

"La tanto sbandierata 'sobrietà dovuta alla crisi' - conclude Mosca - non può essere a corrente alternata, tirata fuori quando fa più comodo. Un impianto natatorio costruito bene è in grado di soddisfare le esigenze di un gran numero di nuotatori e anche, contemporaneamente, degli altri utenti delle discipline acquatiche. Nessun altro impianto sportivo è in grado di assolvere a una tale pluralità di sport".

 

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