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"Sèn Jan" di Fassa, la Regione dice "Sì" ma la questione arriva a Gentiloni. Quagliarello: "E' incostituzionale. Primo caso di nome non italiano"

Dopo li referendum ieri è stata certificata la fusione dei comuni di Pozza e Vigo ed è stato dato l'ok al nome del nuovo comune. Urzì: "E' solo ladino, non tutelata la popolazione italiana". Elena Testor: "Noi in val di Fassa parliamo in ladino e i cittadini hanno votato per questo nome". Interrogazione dei senatori di Federazione della libertà - Idea - Pli

Di Luca Pianesi - 19 ottobre 2017 - 06:48

VAL DI FASSA. "Incostituzionale": lo ha definito il consigliere Alessandro Urzì. "Tutto in regola": ha detto il consiglio regionale. Risultato: via libera dalla Regione Trentino - Alto Adige all'istituzione del nuovo Comune di "Sèn Jan di Fassa-Sèn Jan" nato dalla fusione dei Comuni di Pozza di Fassa e Vigo di Fassa e, quindi, via libera al primo toponimo solo in ladino. "Perché aggiungere al Sèn Jan il 'di Fassa' non basta a renderlo italiano - ha spiegato il consigliere del gruppo misto Urzì - e inserire un nome esclusivamente ladino lede la dignità della popolazione di lingua italiana che vive tra Pozza e Vigo". Una questione che è arrivata in questi giorni anche in Parlamento con un'interrogazione al presidente del consiglio Gentiloni firmata dai senatori di Federazione della libertà - Idea - Pli.

 

Per Urzì, come per i senatori di centro-destra (guidati da Gaetano Quagliarello), sarebbe stato necessario inserire almeno il doppio nome Sèn Jan/San Giovanni perché con questo passaggio si rischierebbe di creare un pericoloso precedente che potrebbe esasperare gli animi in un'ottica sempre più localistica. "Non c'è niente di strano - spiega la presidente della comunità della comunità della Val di Fassa, Elena Testor - qui c'è stato un referendum per chiedere ai cittadini di fondere i loro comuni e di riconoscersi sotto questo nome. Per Pozza e Vigo ha vinto il sì e quindi questo nome è quello voluto anche dalla comunità. Noi parliamo ladino quindi è normale che il nome sia in ladino. L'origine arriva da San Giovanni, una zona che si trova proprio tra i due comuni, dove c'è la pieve storica della Val di Fassa e il centro culturale. Quindi si è scelto il nome di Sèn Jan".

 

Nessun problema anche per il consiglio regionale che ha approvato la nuova denominazione con 35 voti favorevoli, 1 contrario e 13 astensioni. L'assessore Giuseppe Detomas, chiamato in causa dall’intervento del consigliere Urzì, ha sottolineato come in molti comuni in altre regioni, come Saint Vincent in Val d’Aosta, ma anche in Trentino, facendo l’esempio, tra gli altri, di comuni come Amblar, Cles o Terzolas in Val di Non, vi sia un uso di un toponimo che si rifà a lingue minoritarie o di lingue scomparse e nessuno ha mai chiesto l’uso di un toponimo italiano aggiungendo che "nel rispetto della volontà della popolazione, siamo all’interno dell’ordinamento statale e regionale".

 

Ma per il consigliere Urzì si tratterebbe, comunque, di casi diversi, perché nei comuni della Val di Non non insistono minoranze linguistiche e quindi non possono essere trattati alla stregua di quelli della Val di Fassa, dove invece vive la comunità ladina. Per Urzì, tra l'altro, la cosa rischierebbe di creare un precedente per l'Alto Adige dove è forte la spinta per rimuovere i toponimi italiani per lasciare spazio a quelli tedeschi. E se in regione la cosa è stata approvata senza troppi giri di parole, a livello nazionale gli inciampi potrebbero essere maggiori. La questione verrà affrontata anche nell’aula di palazzo Madama.

 

I senatori del movimento "Idea" di Gaetano Quagliariello, infatti, hanno fatto un'interrogazione direttamente al presidente del consiglio. A Paolo Gentiloni i senatori (anche di Federazione della libertà e Partito liberale italiano) hanno chiesto come si valuti "il primo caso italiano di Comune di nuova costituzione (mediante fusione) a cui non sia assegnato un nome in lingua italiana (San Giovanni), ma solo nella lingua della minoranza linguistica (Sen Jan), pur in presenza della denominazione italiana storicamente fondata e comunemente utilizzata, sia in sede amministrativa che di pubblicistica".

 

E aggiungono: "Come si intende intervenire per riaffermare il rispetto e la salvaguardia delle denominazioni anche in lingua italiana, oltre che in quelle delle minoranze linguistiche, per i Comuni anche di nuova costituzione del territorio regionale del Trentino-Alto Adige". Nel testo vi è un'accurata ricostruzione storica del nome San Giovanni, analisi giuridiche e costituzionali e si sottolinea come quella parola "di Fassa" aggiunta a Sèn Jan "non italianizzi il nome nella sua radice". "La lingua italiana nell’intera regione è la lingua ufficiale dello Stato - si prosegue - e fa testo. I diritti delle minoranze linguistiche si esercitano affiancando la lingua della minoranza e non sostituendo la lingua dello Stato". 

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