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Sèn Jan, il Governo contrario alla sola denominazione ladina: ''E' l'italiano la lingua dello Stato''

Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale che dava il via libera al nome del nuovo Comune nato dalla fusione di Vigo e Pozza: deciderà la Consulta. Ma sull'urbanistica la Provincia porta a casa una nuova competenza primaria

Di db - 24 dicembre 2017 - 06:01

TRENTO. La data per il cambio di denominazione doveva essere quella del primo gennaio 2018, ma il nuovo Comune di Sèn Jan di Fassa, che nasce dalla fusione di Vigo e Pozza, dovrà aspettare che si esprima la Corte costituzionale per cambiare nome: il Governo si è messo di mezzo e ha impugnato la Legge regionale.

 

Il Consiglio dei Ministri, su proposta dello stesso presidente Paolo Gentiloni si è opposto alla decisione della Regione che ha dato il via libera alla nuova denominazione: "La legge assegna al predetto Comune un nome in lingua ladina non affiancato da quello in lingua italiana (nel caso di specie, “San Giovanni”), in violazione dell’articolo 99 dello Statuto di autonomia il quale afferma che la lingua italiana è la lingua ufficiale dello Stato".

 

Per il Governo la decisione di non affiancare il nome in lingua italiana sarebbe "in violazione dei principi desumibili dall’articolo 6 della Costituzione, che prevede la tutela delle minoranze linguistiche, e dell’articolo 5 della Costituzione, che afferma il principio dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica".

 

Già in fase di dibattito al Consiglio regionale, la proposta sollevò la contrarietà del consigliere Alessandro Urzì. La sua preoccupazione era quella di un precedente che avrebbe potuto riflettersi sulla toponomastica altoatesina. Ma anche a livello nazionale ci furono molte critiche. 

 

Il senatore Gaetano Quagliariello aveva presentato addirittura una interrogazione parlamentare:  "La lingua italiana nell’intera regione è la lingua ufficiale dello Stato - affermava - i diritti delle minoranze linguistiche si esercitano affiancando la lingua della minoranza e non sostituendo la lingua dello Stato".

 

La diatriba sarà ora sciolta dalla Consulta che dovrà pronunciarsi e dire se ha ragione la Regione a permettere a un suo Comune la denominazione soltanto ladina (seppur con la specificazione in italiano: Sèn Jan di Fassa) oppure se ha ragione il Governo nell'impugnare la decisione perché la legge sarebbe incostituzionale. 

 

Per uno stop c'è comunque un via libera che arriva dal Governo e riguarda la Provincia di Trento. Si tratta degli standard urbanistici che d'ora in poi saranno dio competenza primaria del Trentino. Una nuova norma di attuazione dello Statuto speciale di Autonomia del Trentino Alto Adige in materia di urbanistica accolta dal Consiglio dei Ministri.

 

La norma riconosce espressamente alle Province autonome di Trento e di Bolzano la competenza riguardante “la definizione degli standard urbanistici”, che comprende la determinazione dei limiti riguardanti voci come la densità edilizia, l'altezza, i rapporti massimi fra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi.

 

"Il Trentino - ha detto il vicepresidente della Provincia Alessandro Olivi, ieri a Roma per seguire l'iter di approvazione della norma - già esercitava le proprie prerogative autonomistiche in questa materia, in particolare fin dal varo del primo Piano urbanistico provinciale".

 

"La norma approvata oggi, riconoscendoci formalmente la nostra competenza sugli standard urbanistici, non solo evita l'emergere di potenziali contenziosi in futuro, garantendo anche i Comuni ed in generale l’autonomia dei territori, ma è fondamentale per governare i processi di riqualificazione del patrimonio esistente e quelli riguardanti gli insediamenti produttivi e commerciali".

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