Appello ai cittadini di Pacher e Dellai: ''Non buttiamo via il Trentino che tutti conosciamo. La Lega rappresenta un pericolo''
I due ex governatori hanno espresso le loro preoccupazioni per questa tornata elettorale e ricordato come il nostro territorio rischi di omologarsi a questa Italia ''che sembra sempre più ballare sulla tolda del Titanic; che si è illusa di poter solo consumare ricchezza, senza produrla, che rischia di compromettere il futuro dei propri figli e il risparmio dei cittadini''

TRENTO. ''Il nostro è un appello alla riflessione e al buonsenso dei cittadini. Davvero vogliamo buttare all'aria il Trentino che tutti conosciamo, che ancora oggi è al vertice di tutte le classifiche del Paese per qualità della vita, benessere, occupazione, innovazione. Che fino a ieri era considerato un modello, un esempio da seguire in tutta Italia e che oggi, con Salvini e gli attuali ministri, sembra essere diventato un territorio da conquistare, da liberare. Ma liberare da cosa?'' E' accorato l'appello di Lorenzo Dellai e di Alberto Pacher. I due ex governatori ed ex sindaci di Trento hanno voluto incontrare la stampa, perché seriamente preoccupati per quel che potrebbe accadere domenica.
Vedere una provincia autonoma, come quella trentina, che ha tante competenze e tante prerogative, ed è considerata, al netto di problemi e margini di miglioramento (che indubbiamente sempre esistono) uno dei territori al top in Italia, finire in mano alla Lega e al centrodestra e ad una classe dirigente che, tolti pochi elementi, non si è mai misurata con la macchina amministrativa, spaventa i due ex presidenti di provincia.

''Siamo davvero preoccupati per l'inversione di marcia che potrebbe prendere il nostro territorio - spiega Dellai - affidandosi alle politiche che rappresenta Fugatti e la sua coalizione. Un presidente che, giocoforza, finirà per essere eterodiretto e condizionato da Roma, perché troppo dipendenti politicamente dal loro leader (ed effettivamente anche sul simbolo c'è scritto Salvini e non Fugatti ndr). Siamo preoccupati per la visione di società che hanno e per le ricadute culturali. La politica, infatti, ha una funzione pedagogica, educa i cittadini e può spingerli verso tolleranza, abnegazione, solidarietà o predicare la conflittualità, l'odio, fomentare la rabbia. Inserire certi tipi di messaggi nel quadro delle competenze e delle libertà che lascia l'autonomia potrebbe essere molto pericoloso''.
Il riferimento di Dellai, neanche troppo velato, è, per esempio a situazioni come quella successa pochi giorni fa a Lodi. Nel quadro di un'autonomia ampia e strutturata come quella del Trentino se l'input di escludere i bambini stranieri indigenti dalle scuole arrivasse non da un Comune, come successo a Lodi, appunto, ma da un'autorità provinciale chi potrebbe ''fermarci''? O se si mettesse in discussione l'internazionalizzazione dell'Università o dei centri di ricerca preferendo, magari, percorsi di chiusura, vocati al locale o al massimo al nazionale, cosa potrebbe accadere? Insomma, in ballo c'è davvero tanto.
''Capiamo che c'è voglia di cambiare - spiega ancora Pacher - ma cambiare per cosa? Affidandosi a chi? Eravamo abituati a vedere i leader nazionali venire in Trentino a farci i complimenti, a considerarci come un laboratorio positivo dal quale prendere spunto, ispirarsi. Oggi invece vengono qui, come ha fatto Salvini, e ci trattano come se ci dovessero liberare da qualcosa, condurci verso non si capisce bene quale modello di crescita o di sviluppo sociale. Il bluff di questo governo su scala nazionale penso sia sempre più chiaro anche per chi ha creduto in loro pochi mesi fa. E allora il nostro appello è di pensarci su davvero. Di votare per Tonini perché al netto degli errori, che ci sono stati, degli sbagli, del 'si poteva fare meglio', che condivido assolutamente, buttare via decenni di valori sociali, democratici, di crescita del nostro territorio nel solco tracciato dai padri fondatori dell'autonomia sarebbe davvero un gravissimo errore''.












