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Dai festeggiamenti al crollo di Piazza Affari: bruciati 25 miliardi. Bisesti soddisfatto per il Def: ''Un governo forte supera ogni ostacolo''

Oggi lo spread è tornato a correre salendo fino a quota 280 per chiudere a 267 (nonostante fosse partito da 237) e sono precipitate le banche. Bezzi: ''Segnali di una nuova crisi finanziaria tra il 2019 e il 2020. La nostra autonomia dovrà fare tesoro di quanto successo negli ultimi anni. L'assenza di una vera banca trentina ci espone a rischi''

Di Luca Pianesi - 28 settembre 2018 - 19:15

TRENTO. Ieri i festeggiamenti stile vittoria dei Mondiali di calcio dal balcone di Palazzo Chigi. Oggi la doccia fredda del giudizio del mondo, con la borsa che crolla (Piazza Affari ha perso circa 25 miliardi di euro di capitalizzazione), lo spread che vola (partito a quota 237 ha toccato i 280 punti base per poi chiudere a 267), le banche che perdono (-9,4% Banco Bpm, -8,4% Intesa Sanpaolo, -8,3% Bper, -7,8% Ubi e -6,7% Unicredit) e anche l'euro che si indebolisce.

 

D'altronde quando gli amministratori di un Paese si riuniscono su una terrazza e ''stappano bottiglie'' perché hanno deciso che si può far crescere ancora di più il proprio debito (sancendo il rapporto deficit/pil al 2,4% per tre anni), il messaggio che si manda all'esterno difficile strappi applausi sperticati. Se a farlo, poi, è il secondo Paese d'Europa più indebitato di tutti (e quinto del mondo) la reazione non può che essere ancor più negativa. Infine se l'indebitamento è volto ad erogare, prima di tutto, il famigerato reddito di cittadinanza, e a sistemare qualche centinaio di migliaia di pensionati senza rilanciare, per esempio, investimenti in infrastrutture o piani industriali (che diano lavoro e garantiscano reddito ma in maniera produttiva) le prospettive all'orizzonte si riducono ad un graduale impoverimento generale che non può non spaventare investitori e azionisti.

 

 

 

Paiono meno spaventati gli italiani e in fondo, forse, è anche giusto così (tanto questa manovra la pagheranno i più giovani, quelli che dovranno farci i conti con questi debiti, e quelli che la pensione la vedranno, forse, se gli va bene, con il binocolo). Da quando questo governo si è insediato lo spread è tornato a correre (qui sopra il grafico degli ultimi tre anni con la crescita avvenuta a maggio con l'insediarsi del Governo Conte) come mai era successo negli ultimi anni (ormai è stabilmente al livello del 2013) e l'Italia è sempre più un osservato speciale in Europa ma c'è chi è legittimamente, entusiasta. Per esempio lo è il segretario provinciale della Lega Mirko Bisesti: "Un governo forte nella rappresentanza in Parlamento nei consensi e nella volontà popolare può superare ogni ostacolo. Un grazie va a Matteo Salvini per essere riuscito a far approvare una manovra che aiuta gli italiani".

 

"Sono state abbassate le tasse al 15% per più di un milione di lavoratori italiani - prosegue Bisesti - è stato dato il diritto alla pensione per almeno 400.000 persone e altrettanti posti di lavoro sono stati messi a disposizione per noi giovani grazie al superamento della Legge Fornero. Siamo riusciti a chiudere le cartelle di Equitalia, a dare investimenti per scuole, strade e Comuni. Nessun aumento dell’Iva. Nei fatti un successo rappresentato anche dal fatto che questo governo può contare in Parlamento di una nutrita schiera di Parlamentari provenienti dal Trentino: senza di loro non si sarebbe riusciti a fare quanto richiestoci dai trentini il 4 marzo".

 

 

Molto più cauto Giacomo Bezzi dell'Udc: ''Arrivano sempre più insistenti segnali di una nuova possibile crisi finanziaria internazionale per la fine 2019/2020.  Le ripetute debolezze dei mercati emergenti e il protezionismo americano stanno innescando forti preoccupazioni. L’Europa potrebbe essere il punto debole del sistema internazionale nei prossimi anni, incapace di autoriformarsi e di darsi una vera Banca europea a protezione della nostra moneta. In questo quadro di incertezza - spiega Bezzi - la nostra Autonomia dopo il 21 ottobre dovrà fare tesoro dei fatti degli ultimi 20 anni, puntando su investimenti per la crescita senza disperdersi in assistenzialismo ma puntando sulla meritocrazia. L’assenza di una vera Banca trentina (la sofferenza del sistema Casse rurali con i propri soci è ormai evidente) a differenza degli amici sudtirolesi che ne hanno 3, ci mette a rischio contagio con altre regioni più deboli".

 

"Puntiamo - conclude - quindi a rafforzare i pochi strumenti finanziari che abbiamo utilizzandoli per i veri bisogni del nostro territorio, dando priorità alle nostre famiglie in senso esteso. Giovani che devono rimanere e lavorare, adulti che vanno aiutati per le loro imprese e anziani che vanno coinvolti nel processo di salvaguardia della nostra autonomia oltre che assistiti. La priorità del Trentino è evitare di diventare un dormitorio di “diversamente” giovani, creando le opportunità di un sogno per le nuovi generazioni".

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