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La prima finanziaria targata Lega fa cassa sui più deboli, rimanda le decisioni importanti e investe sulle strade

Tante, forse troppe, partite importanti sono già rimandante alla primavera in sede di assestamento di bilancio. La manovra è stata approvata in aula con 20 voti a favore, 10 contrari e 2 astenuti, cioè Pietro De Godenz (Upt) e Lorenzo Ossanna (Patt)

Di Luca Andreazza - 19 dicembre 2019 - 05:01

TRENTO. La finanziaria è fatta. La manovra è stata approvata in aula con 20 voti a favore, 10 contrari e 2 astenuti, cioè Pietro De Godenz (Upt) e Lorenzo Ossanna (Patt). E il governo del cambiamento effettivamente cambia: l'esenzione dell'addizionale Irpef viene modificata. Tradotto? Più tasse per i trentini. Quelli abbienti e benestanti? Macché, quelli dal reddito minimo. Si passa, infatti, da 15 mila a 20 mila euro lordi annui. La Provincia lì va a fare un po' di cassa a spese dei contribuenti che pagheranno l’anno prossimo 9 milioni di tasse in più concentrati sul segmento più debole del nostro mondo del lavoro, persone con livelli salariali bassi o medio bassi.

 

Un provvedimento che si aggiunge a quello che introduce una serie di restrizioni per l’accesso e la permanenza all’interno degli alloggi Itea (Qui articolo) e quello che sembra un "passo falso" sul Cinformi, che resta un punto di riferimento per stranieri dopo aver annunciato in campagna elettorale la cancellazione (Qui articolo). Il resto è più una manovra che sembra abbastanza vuota, senza grande respiro. La Provincia leghista ha principalmente deciso di non decidere in questa finestra di manovra.

 

Tante, forse troppe, partite importanti sono già rimandante alla prossima primavera in sede di assestamento di bilancio (Qui articolo). In materia scuola ci sono solo interventi tecnici dell'assessore Mirko Bisesti, mentre per quelli di carattere politico si attende il prossimo giro: in cantiere c'è un ddl scuola e quindi si deve aspettare. Non diverso il discorso per quanto riguarda l'università al netto della figura non proprio edificante e brillante nella gestione della querelle facoltà di medicina. L'unico risultato (al contrario) è quello della "crisi diplomatica" con l'Ateneo trentino e quello di Verona, piano e idee chiari (Qui articolo), in piazza Dante è nebbia in val Padan(i)a, ma forse il riferimento non va più di moda. In campo cultura è fallito il tentativo di Paola Demagri (Patt) di proporre un emendamento in grado di stabilizzare 30 dipendenti degli enti museali.

 

Time out anche in sanità, la fine della fase di sperimentazione della riorganizzazione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari si sposta al prossimo agosto per avere un quadro sui due anni dopo aver annunciato tagli (o efficientamenti) da 120 milioni. Poi non ci sono grosse altre indicazioni (Qui articolo), sembra si navighi a vista e ci si continua a intestare l'abolizione del ticket, che però è un provvedimento che arriva da Roma (Qui articolo). 
 

Si è lavorato, soprattutto, intorno a provvedimenti di piccolo cabotaggio, quelli buoni per la campagna elettorale: la messa in sicurezza della rotatoria di Dimaro e realizzare un marciapiede lungo la strada S. Michele-Lavis (Entrambi gli odg di Ivano Job-Lega), allargare il tratto Molveno-San Lorenzo e costruire un marciapiede in località Maset nel Comune di Terre d'Adige (Due odg firmati Denis Paoli-Lega), interventi lungo la strada provinciale 45 tra Isera e Lenzima, così come sistemare la strada per Luserna (Due odg griffati Mara Dalzocchio-Lega). Non si discute l'importanza di questi provvedimenti, utili, legittimi e doverosi, ma forse sarebbero bastate delle semplici delibere. Ma così la confezione è più bella e più spendibile in vista delle elezioni comunali 2020. A questo si possono aggiungere una serie di Odg un po' fumosi tra ipotesi, richieste di valutazione e molti condizionali, ma tant'è.

 

Un emendamento di Alessandro Olivi (Pd) salva 750 mila euro a sostegno delle politiche del lavoro per un taglio inferto dalla manovra su questo capitolo che è stimato in circa 5 milioni di euro. Anche qui si resta in attesa del piano annunciato dall'assessore Achille Spinelli ma che ancora non c'è.

 

Si punta sulle grandi opereSono previsti circa 200 milioni in più di investimenti in opere pubbliche e risorse pari a 60 milioni da destinare a una ulteriore grande opera, oltre a quelle già previste. Si parla di 788 milioni per nuova viabilità, piste ciclabili e trasporti: il collegamento Loppio-Alto Garda, le varianti di Cles, Pinzolo e Rovereto, quest’ultima con oneri in parte a carico della A22, il raddoppio della Valsugana, lo svincolo di Campotrentino. 

 

Forse per finanziare tutti progetti non ci sono abbastanza risorse, parte di queste dovrebbero arrivare dagli accordi con A22 e Rfiche ancora non sarebbero chiusi e quindi si rischia di fare i conti senza l'oste. Detto che sono progetti valutati, in gran parte, nella precedente legislatura, vincolarsi alle grandi opere pubbliche per rilanciare il Trentino è un rischio. La vicenda Not insegnabasta un ricorso per bloccare tutto per anni. Non solo, se tutto dovesse andare per il verso giusto, si parla di fine 2020 per avviare gli iter.

 

Mancano all'appello 5 milioni per Trentino Marketing, facilmente ripinguabili in corso d'opera, mentre per l'edilizia del comparto e Trentino Sviluppo bisogna attendere gennaio, non ci sono indicazioni attualmente. In agricoltura si va grossomodo in pareggio per le risorse avanzate. Il "piano acqua in val di Non" subisce un piccolo lifting e diventa "piano reimpianti nuove varietà val di Non", mentre ci sono brutte notizie per la Valsugana, che vorrebbe portare avanti un progetto similare: non ci sono risorse e quindi dovranno aspettare per muoversi, almeno un paio di anni (Qui articolo). Il resto va rivisto all'assestamento.  

 

Cade l'obbligo delle gestioni associate, mentre il vicino Alto Adige si è fatto finanziare dalla Regione con 7 milioni per ottimizzare e migliorare il sistema (Qui articolo). Il presidente Maurizio Fugatti ha ringraziato le opposizioni per le proposte costruttive, bocciate in larga maggioranza, ma questo può essere proprio il sintomo di una manovra che non è riuscita a decollare. Le discussioni si sono accese per la norma Itea, per l'esenzione Irpef, per le gestioni associate e il ruolo di Cinformi. Rispetto all'assestamento di bilancio 2019 (lì i tagli sono stati consistenti in tutti i settori) tutto è filato, più o meno, liscio semplicemente perché c'era veramente poco di cui discutere.

 

Unanime il "No" all'emendamento statale che cercherebbe di regolare unilateralmente i rapporti finanziari con la Regione e le Province in violazione con lo Statuto di autonomia. Un documento considerato irricevibile dalla Provincia che ipotizza un'impugnazione, nonostante le rassicurazioni per "sterilizzare" gli effetti negativi derivanti da modifiche delle disposizioni statali relative ai tributi erariali e ai tributi propri derivati attraverso la riduzione del concorso Trentino allo Stato per il perseguimento degli equilibri di finanza pubblica nazionale.

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