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Dellai e i suoi 5 anni a Roma: "E' stato un onore per me, che vengo da una famiglia contadina, servire le istituzioni ed è stata una legislatura positiva"

Mentre sta costituendo il suo partito di centro-sinistra Civica Popolare l'ex presidente della Provincia traccia un bilancio della sua esperienza in Parlamento: "Ai miei occhi è emerso un dato preoccupante: la mancanza di esperienza e professionalità politica. Non basta essere un bravo impiegato o un bravo avvocato per essere un bravo politico"

Lorenzo Dellai
Di Tiberio Chiari - 02 gennaio 2018 - 06:01

TRENTO. Finito l'anno si è chiuso con esso anche un travagliato lustro durante il quale la XVII legislatura ha saputo con responsabilità rispondere al mandato degli elettori portandolo a termine. Uno dei protagonisti trentini di questo percorso è stato Lorenzo Dellai, deputato della Repubblica Italiana eletto con "Scelta Civica" che attualmente sarà impegnato verso le prossime elezioni con la lista Civica Popolare. Gli abbiamo dunque chiesto di lasciarci un impressione, anche personale, di questa sua prima esperienza politica a livello nazionale, e questo è il suo bilancio con uno sguardo sempre rivolto verso la sua terra, ma anche al futuro della politica italiana.

 

Quali sono i primi pensieri che le vengono in mente di questi 5 anni?

 

Il primo pensiero è legato a un ricordo: il primo giorno di lavoro a Roma entrando in Parlamento ho avuto un moto di orgoglio e gratitudine che mi ha poi accompagnato in tutti questi anni. Orgoglio per l'importanza dell'impegno al quale ero stato chiamato dagli elettori e gratitudine verso gli elettori che mi hanno incaricato, poi grande rispetto verso la Repubblica e le sue istituzioni democratiche. Il ricordo poi del mio percorso personale ha reso questo orgoglio più profondo perché venendo da una famiglia di origine contadina, mio nonno era mezzadro, per me questo era un onore reale e molto sentito, da vivere nel massimo rispetto verso queste istituzioni. Il secondo è legato più che a un ricordo singolo a un insieme di esperienze: venendo dal governo di una provincia, dove l'ordine del giorno e le decisioni hanno un impatto più concreto e immediato, dove si ha un rapporto diretto con la comunità e con le sue necessità, il ritrovarmi in una dimensione così diversa, più complessa, più ampia, mi ha sempre fatto vivere con nostalgia la vicinanza con la macchina operativa.

 

 

Che giudizio dà di questa legislatura?

 

Oggi che la legislatura si è conclusa, posso esprimere un giudizio positivo, anche per la forza e la determinazione con la quale, insiemi ai deputati altoatesini, abbiamo difeso la nostra autonomia. Le norme di attuazione dello statuto sono state il cardine del nostro lavoro. Siamo riusciti a dimostrare come per noi autonomia corrisponda a responsabilità. Quando dicevo ad altri colleghi in Parlamento che le spese per la giustizia da noi erano sostenute direttamente dalla Regione questi rimanevano spesso attoniti: per me in questa presa in carico di alcune funzioni fondamentali risiede il senso di responsabilità che associo direttamente all'autonomia, l'autonomia per essere reale deve riflettersi in un utilizzo delle risorse virtuoso. L'autonomia in ogni campo non solo politico, deve assolutamente corrispondere a una presa in carico delle proprie responsabilità, altrimenti fallisce.

 

E' stato un percorso impegnativo?

 

Da come era partita nessuno avrebbe scommesso sulla conclusione di questa legislatura. Invece grazie ad un lavoro costante, con anche delle ombre certo come la mancata approvazione della riforma costituzionale, per esempio, ripercorrendo le riforme approvate e i traguardi raggiunti posso dire che il bilancio complessivo è positivo. Il Paese che abbiamo ereditato dopo il fallimentare disastro del 2011 era un Paese con un debito pubblico fuori controllo, moltissime riforme mai realizzate, una reputazione da zimbelli in Europa. Oggi è sicuramente un Paese che si è messo sulla via di una modernizzazione reale. Il sistema politico, attaccato su più fronti, anche in seguito a quelle esperienze buie, ha comunque tenuto, rimangono però preoccupazioni per il futuro.

 

In Parlamento ha trovato persone all'altezza dell'impegno che andavate ad affrontare?

 

A Roma ho conosciuto molti colleghi umanamente molto validi, brave, bravissime persone, molti di schieramenti anche opposti, ma ai miei occhi è emerso un dato preoccupante: la mancanza di esperienza e professionalità politica. Non basta essere un bravo impiegato o un bravo avvocato per essere un bravo politico. La politica è per me una professione e come ogni professione ha bisogno di pratica, attenzione, esperienza e preparazione. Questa mancanza di professionalità nella politica, non voglio qui indicare direttamente nessun partito in particolare, è proprio questa la zona grigia più pericolosa. Chi si siede in Parlamento non è li solo per alzare la mano quando il “capo” dice di alzarla, le discussioni anche a livello di gruppi devono essere portate avanti con attenzione e professionalità, quando queste mancano la democrazia ne risente. Io non dico che un politico debba partecipare a dieci legislature, ma anche avvicinarsi quasi casualmente ad un impegno così gravoso e importante non penso sia positivo, anzi indebolisce le istituzioni.

 

Una piccola riflessione: le lobby, così tanto discusse, possono trarre vantaggio da questa nuova debolezza della figura del politico, non più politico di professione insomma, un politico esperienza?

 

Sicuramente, ma voglio anche ricordare che le lobby, non quelle che operano nella trasparenza, ma quelle che si presentano al di fuori dei luoghi canonici, proprio queste sono quelle che più possono approfittarsi di questa situazione. Questo perché se questi lobbisti si trovano a trattare i loro interessi con politici senza carisma e senza esperienza hanno sicuramente gioco più facile a portare avanti i loro obbiettivi.

 

Parlando di futuro prossimo, se dovesse presentare la sua lista Civica Popolare come la descriverebbe?

 

Civica Popolare nasce proprio per andare incontro alla necessità di porre un argine alla deriva populista e senza futuro alla quale il ritorno di partiti che hanno mandato l'Italia sul baratro o l'esplosione di nuove forze scarsamente democratiche rischiano di mandarci. È una lista che si rivolge proprio a tutte quelle persone schierate al centro, oggi in difficoltà, perché possano trovare in Civica Popolare una forza che ha a cuore gli interessi di chi si è costruito qualcosa con anni di lavoro e di sacrificio e che rischia di perdere tutto a causa del dissennato populismo odierno. È nostra fondamentale convinzione il voler proporre una lista responsabile, progressista, profondamente europeista e democratica che non faccia promesse irrealizzabili e dannose, ma che con realismo affronti le sfide del futuro cercando di garantire un futuro a tutti quelle persone che dopo la crisi del 2011 sono riuscite a resistere e lentamente riemergere, con lavoro e dignità. Un valore fondamentale è per noi portare avanti questa idea all'interno di una coalizione insieme al Partito Democratico perché solo al suo interno sarà possibile combattere e sconfiggere quelle forze populiste e irresponsabili che riavvicinerebbero l'Italia solo al fallimento.

 

Se dovesse in positivo o in negativo ricordare un politico protagonista di questa XVII legislatura?

 

Senza dubbio sceglierei Gentiloni. Era partito senza il credito dell'opinione pubblica, si è meritato la stima di molti e il rispetto da parte di tutti suoi interlocutori, in Italia e all'estero. Si è dimostrato un premier serio, che ha lavorato per l'Italia ed è penso una persona su cui investire anche per il futuro.

 

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