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Doppia cittadinanza, Primon: ''Il ministro austriaco ci dà speranza, noi ci crediamo''

La classe politica attuale: "Tirolesi solo a parole", il sistema scolastico: "Si insegna la storia italiana, ma qui fino al 1920 eravamo Impero" e l'economia. Il comandante della Schützenkompanie prende in esame diversi aspetti per spiegare la doppia cittadinanza: "Il fascismo ha cancellato l'identità, ma oltre 60 mila persone sono sicuramente trentini tirolesi"

Di Luca Andreazza - 07 luglio 2018 - 14:11

TRENTO. "La risposta del ministro austriaco ci dà speranza e l'intenzione è quella di incontrarci entro fine anno a Innsbruck per approfondire ulteriormente i diritti storico culturali dei trentini tirolesi", queste le parole di Paolo Primoncomandante della Schützenkompanie Trient Major Giuseppe de Betta, in merito alla doppia cittadinanza austriaca-italiana.

 

La Schützenkompanie Trient Major Giuseppe de Betta, dopo aver già raggiunto il traguardo delle 2 mila firme, punta a allargare il bacino e l'obiettivo è quello delle 10 mila sottoscrizioni per arrivare al tavolo forti di tanti consensi per portare a casa quanto prefissato (Qui articolo). 

 

"In Austria - aggiunge Primon - non erano a conoscenza che le minoranze linguistiche, ladini, cimbri e mocheni, in Provincia fossero circa 22 mila e che esistessero i tirolesi di lingua romanza, cioè italiani. Non erano inoltre informati della toponomastica trentina e dei cognomi modificati dal fascismo" (Qui articolo). 

 

E qui entra in gioco la politica. "La classe dirigente - prosegue - volge il proprio sguardo a Roma e si dimentica di rafforzare il legame storico con l'Austria, quando oltre 60 mila trentini tirolesi si sono sacrificati senza tradire il Paese nel primo conflitto mondiale. Questa discussione dovrebbe vedere in prima fila il presidente della Provincia o qualche consigliere provinciale, ma ormai si professano tirolesi a parole, non nei fatti". 

 

Insomma, la strada per la doppia cittadinanza sembra percorribile: se il governo austriaco da un lato appare favorevole nell'andare avanti, dall'altra vuole continuare a mantenere un buon rapporto con l'Italia.

 

"Dobbiamo sperare - spiega Primon - che il cambio a Roma porti un vantaggio alla causa. All'epoca Angelino Alfano era nettamente contrario, ma ora il vento è cambiato e speriamo che l'attuale amministrazione consideri il trattato Degasperi-Gruber per una Regione a tutela austriaca. Oggi gli italiani ci considerano tedeschi, mentre molti trentini pensano di essere italiani, così si perde la bussola".

 

Non solo un valore storico per recuperare la propria identità e cultura, non è un segreto che la Schützenkompanie ritiene la doppia cittadinanza fondamentale anche per sviluppare ulteriormente il territorio

 

"Questo diritto - evidenzia il comandante - inserito nel panorama europeo dei popoli che hanno ancora voglia di difendere la cultura e le tradizioni, sono a conoscenza che la difesa di questo patrimonio rafforza l'economia, come il settore turistico, principale risorsa in termini di Pil: evidente le differenze di valori tra Alto Adige e Trentino. Un raffronto improponibile". 

 

La Schützenkompanie prende in esame anche il sistema scolastico trentino.

 

"E' ancora in atto - dice Primon - l'imposizione fascista di negare l'insegnamento della storia tirolese, ma raccontano quella italiana, che non ci appartiene. Tanti nonni e padri sono però nati austriaci in quanto l'annuncio di Trento italiana è arrivato il 19 ottobre 1920 dopo una convivenza secolare tra Tirolo e Impero sulla base di Comunità delle Regole. La doppia cittadinanza sarebbe una forma di rispetto nei confronti dei nostri avi".

 

Lontana invece la cittadinanza europea. "Il parlamento a Bruxelles non conta nulla - aggiunge il comandante degli Schützen - mentre non c'è traccia dell'unificazioni di leggi e sistemi fiscali. La doppia cittadinanza per il Trentino assume invece il valore della riunificazione del territorio diviso dalle guerre e dai sistemi fascisti e nazionalisti". 

 

Guerre passate volute da pochi e ora portate avanti dai partiti politici. "Creano divisione tra la gente - conclude Primon - ma storia, cultura e tradizioni affondano le radici nel tempo. Naturalmente i nazionalisti italiani non vogliono questa doppia cittadinanza, salvo poi piangere per le difficoltà economiche e le ingiustizie perpetrate dalla classe politica. La conquista della doppia cittadinanza sarebbe un atto di giustizia per un popolo mite".

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