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| 24 set 2018 | 06:01

Filippo Castaldini è candidato presidente di CasaPound. ''Prima i trentini e per coerenza abbiamo deciso di correre da soli''

Ha 26 anni ed è il leader di CasaPound. Per le prossime elezioni provinciali sarà candidato presidente. Sull'ipotesi di chiusura del Centro sociale Bruno dice: ''Se vogliono una sede la possono pagare con i propri soldi o trovando modi per autofinanziarsi". 

TRENTO. Si è avvicinato al mondo della politica entrando a far parte del Blocco studentesco al liceo Da Vinci. Ora, a 26 anni, Filippo Castaldini per le prossime elezioni provinciali è il candidato presidente più giovane. Guiderà la lista di CasaPound con il motto “Prima i trentini” e i cavalli di battaglia saranno la richiesta di più sicurezza e stop all'immigrazione.

 

A che età ha iniziato a fare politica e perchè ha scelto CasaPound?

Ho iniziato presto, a 17 anni. Al liceo Da Vinci con il Blocco studentesco mi sono interessato di politica studentesca. Poi con CasaPound ho sentito il bisogno di fare qualcosa per la comunità, per tutto quello che mi circondava. In CasaPound ho trovato i miei riferimenti e le mie radici culturali.

 

Con lei è stata aperta la prima sede di CasaPound a Trento.

Si. Per me e per molti altri è stato un momento davvero storico. Dagli anni '70 non esisteva una sede di questo tipo con l'impegno reale di portare avanti e difendere il Tricolore. Non è stato semplice perchè Trento e il Trentino sono comunque stati sempre abbastanza ostili. Poi, però, quando abbiamo aperto la sede in molti si sono avvicinati al movimento e da quel momento, anno dopo anno, ci siamo radicati su tutto il territorio e le nostre battaglie hanno iniziato ad essere portate avanti da molti.

 

A novembre festeggiate cinque anni dall'apertura. Un bilancio?

Abbiamo portato un nuovo modo di approcciarsi alla politica e lo vediamo tutt'ora. Siamo un movimento abituato ad intervenire concretamente. Non siamo delle persone che vivono di comunicati stampa o slogan. Abbiamo saputo apportare della concretezza nel panorama politico trentino. La gente oggi ci riconosce per alcune battaglie che sono i nostri capisaldi a partire dalle passeggiate per la sicurezza all'aiuto concreto alle famiglie, la lotta all'immigrazione e tanto altro. Tutte battaglie che ormai ci connotano nell'immaginario delle persone. Difficilmente uno può dire che CasaPound è un movimento che non agisce. Si può non essere d'accordo con le nostre idee e azioni ma di certo non si può dire che non facciamo nulla.

 

Siete stati definiti “Fascisti del terzo millennio”. Cosa significa?

Noi non abbiamo mai nascosto le nostre radici e i nostri riferimenti culturali e politici. Viviamo in un momento storico e politico dove anche il nostro movimento sta accogliendo persone di diversa estrazione politica. La condizione fondamentale che porta qualcuno a CasaPound è quella di riconoscersi nel Tricolore. Dire “Prima gli italiani” non deve essere solo uno slogan ma anche una prassi. Ci hanno dato diversi epiteti ma quello che sta succedendo in questo momento storico è che in CasaPound in molti stanno trovando una “casa”, anche di provenienza eterogenea.

 

In questi anni siete stati al centro di diversi scontri che hanno visto nella parte opposta gli antifascisti. Ci sono stati anche degli strascichi giudiziari.

La contrapposizione tra noi e l'antisfascismo è reale. Ma ormai le persone che conoscono la situazione trentina sanno benissimo che chi ci attacca sono persone che vogliono far tacere chi ha opinioni diverse dalle loro. Abbiamo avuto numerosi attacchi da chi si è definito antifascista e da altri. Ci sono state due bombe e altri vandalismi alla sede. Io stesso sono stato oggetto di tentativi di aggressione. Noi abbiamo fatto sempre attività politica a volto scoperto. Non accettiamo di essere riportati ad un livello di scontro stile anni di piombo. L'agibilità politica l'abbiamo guadagnata con il nostro attivismo.

 

Sulla chiusura del Centro sociale Bruno cosa ne pensa?

Non mi piace chiudere edifici ma è chiaro che il Centro sociale Bruno non ha ragione di esistere. Se questi ragazzi vogliono aprirsi una sede, come abbiamo fatto noi, possono mettere mano alle proprie tasche o trovare modi di autofinanziarsi. Non vedo per quale motivo l'intera comunità debba pagare il passatempo di alcune persone. Ormai di politica non ne fanno più se non per attaccarci e basta. Lo trovo ridicolo.

 

Quali sono i temi principali che intende portare avanti.

Innanzitutto “Prima i trentini” e questo significa, per esempio, l'assegnazione di punti bonus per le graduatorie delle case popolari e degli asili per i trentini. Poi contestualmente serve chiedere la certificazione da parte dei migranti che attesti se hanno realmente altri patrimoni nel Paese da dove provengono. Non una autocertificazione.

Un altro cavallo di battaglia è lo “stop all'immigrazione”. Noi mettiamo realmente nel programma la chiusura di Cinformi. Le risorse impiegate in questo dipartimento devono essere dirottate per migliorare le infrastrutture, aiutare le famiglie, gli anziani e i diversamente abili. Chiediamo come CasaPound maggiori controlli per le cooperative che si occupano di accoglienza diventata un'opportunità di business.

Abbiamo poi i punti nascite. Noi vogliamo la riapertura completa di tutti i servizi ospedalieri periferici e il ripristino totale di tutte quelle strutture adibite ad ospitare un nascituro.

 

C'è poi la sicurezza. Come è cambiata in questi anni?

La situazione è cambiata ed è sotto gli occhi di tutti. Le nostre passeggiate per la sicurezza funzionano. Le zone dove siamo presenti in quella sera non hanno problemi e questa iniziativa è un importante deterrente contro spacciatori e degrado. E' chiaro poi che questa azione è anche simbolica perché fa vedere alle amministrazioni comunali che riprendersi fisicamente una zona della città si può. La politica deve aprire gli occhi e risolvere questo problema con interventi concreti.

 

Quali sono i motivi che hanno portato, come dice lei, ad una diminuzione della sicurezza?

Il primo motivo è l'immigrazione incontrollata. Basta fare un giro attorno alla stazione per capire quello che sta accadendo. Sul territorio oltre alle persone che escono dai progetti di accoglienza e che si trovano senza più nulla costretti a vivere in strada, ci sono quelli che arrivano per le vie illegali e che non rientrano nei conteggi che ci vengono dati da Cinformi. Poi, come secondo motivo, abbiamo anche una amministrazione che, per esempio a Trento, non ha saputo affrontare con interventi precisi e reali il problema.

 

Per quale motivo avete deciso di non sostenere Maurizio Fugatti e il centrodestra?

E' sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo. Non accettiamo una politica che per vincere decide di far salire sul carro esponenti che vengono dal centrosinistra e che fino a ieri erano avversari. Il centrodestra si è alleato anche con Progetto Trentino di Silvano Grisenti che prima era un nemico. Poi, ovviamente, ci sono anche persone che stimiamo ma per coerenza abbiamo deciso di correre da soli.

 

Cosa vi aspettate da queste elezioni provinciali?

L'obiettivo è quello di entrare in consiglio. Si sta percependo che dove un rappresentante di CasaPound viene eletto c'è una differenza netta sul modo di fare politica e di intervenire sui problemi.

 

Da esterno, ovviamente, come mai secondo lei il centrosinistra è dato da molti come perdente?

Il Trentino ha proliferato su logiche clientelari che evidentemente nel 2018 hanno esaurito la loro spinta. Quello che funzionava 10 anni fa, amicizie e accordi, oggi non va più bene. La sinistra ha abbandonato la popolazione per occuparsi solo di immigrati e gay pride. Oggi ci sono invece altre priorità

 

Si sta sempre più sentendo parlare di un ritorno ai tempi bui della nostra storia e si sente anche un proliferare di episodi di intolleranza. Secondo lei cosa sta accadendo?

Questa è la narrazione di una sinistra che ormai ha perso il contatto con la realtà. Paragonare oggi Salvini con Mussolini è ridicolo. Paventare un clima di odio razziale come alcuni giornali hanno fatto, è assurdo e non c'è alcuna emergenza da questo punto di vista.

 

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