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Ianeselli, Andreatta, Manica: la sinistra fa autocritica. E Gilmozzi si dimette da segretario del Pd

Per il segretario della Cgil "serve una svolta radicale". Il capogruppo in Consiglio provinciale: "Reset e poi si riparte". Per il sindaco di Trento è necessaria una riflessione vera che coinvolga tutta la coalizione

Di Donatello Baldo - 06 marzo 2018 - 06:05

TRENTO. Questa sera è convocato il Coordinamento del Partito democratico: "E' il primo passaggio necessario per l'analisi del voto - spiega il segretario Italo Gilmozzi - poi si affronterà l'assemblea che è convocata per venerdì prossimo". E all'assemblea il segretario andrà con le proprie dimissioni in mano.

 

Il capogruppo del Pd in Consiglio provinciale Alessio Manica vorrebbe che al cospetto dell'assemblea democratica andassero tutti i dirigenti con la testa bassa e le dimissioni in mano, tutti i membri del coordinamento. "Io pensavo al segretario - spiega Gilmozzi - che dovessi essere solo io a fare questo gesto, ma se lo fa tutto il coordinamento è un buon modo per iniziare il ragionamento davanti alla base del partito". 

 

Perché il Pd, a differenza di Ugo Rossi che minimizza e parla di "elezione nazionale che nulla ha a che vedere con il Trentino", sembra aver capito che è successa una catastrofe. Tutto è crollato: il centrosinistra ha perso ovunque e la sola che rappresenterà la coalizione a Roma è Emanuela Rossetti eletta al secondo posto nel listino proporzionale. 

 

"Sicuramente il dato è nazionale - ammette Gilmozzi - ma non si può negare che tocca pesantemente anche il Trentino. Il Pd farà la sua riflessione e mi auguro la facciano anche gli altri partiti della coalizione a la coalizione tutta assieme". 

 

Un anticipo di riflessione arriva da Alessandro Andreatta, sindaco di Trento: "Serve una forte autocritica. Il vento del nazionale siamo riusciti a fermarlo le volte scorse, questa volta no. Ci si interroghi e si capisca il perché. Ci si chieda se forse si è dato tutto per scontato".

 

"Abbiamo dato per scontato che la gente fosse ancora con noi - ammette - e abbiamo fatto un errore di lettura, incapaci nell'analisi della realtà. Bisogna ripartire da zero - afferma convinto - ma il mio ruolo mi impone di non chiedere l'azzeramento delle persone, perché la politica è fatta di idee e progetti e io chiedo l'azzeramento di idee e progetti per trovarne altri, di nuovi, che coinvolgano i cittadini"

 

E una stoccata arriva anche ai politici. Il sindaco di Trento parla di una mancanza di radicamento sul territorio: "Che i consiglieri e gli assessori provinciali girino nelle valli per il gusto stesso di fare politica, di ascoltare i problemi. Non frequentino il territorio solo per il consenso". 

 

E parla della sua città, Trento. "Se fosse dipeso dal capoluogo sia Panizza che Franzoia sarebbero stati eletti. E Mariachiara ha vinto dove ha governato", e anche per questo non ammette che qualcuno possa chiedere alla sua assessora di fare un passo indietro dalla giunta comunale. 

 

"Auspico un dibattito vero, una riflessione e un'autocritica vere. Si ricominci da capo, si azzeri tutto come premessa positiva per poter costruire qualcosa di migliore. Non si cerchi la resa dei conti ma ci si sforzi di ripensare l'intervento politico nel partito che nell'intera coalizione". 

 

"Sia all'interno del Pd che all'interno della maggioranza - afferma invece Alessio Manica - si deve fare quello che non si è fatto dopo il referendum del 2016. Ci si ferma e si analizza il risultato, la sua dimensione e la sua natura. Poi si riparte - spiega Manica - ma con dei reset". 

 

"Questo è il capolinea del renzismo - afferma Manica - ma al netto di questo, il partito è uno e tutti ci si deve assumere la difficoltà del momento. Serve una ripartenza seria, e questo deve essere assunto come imprescindibile dall'intera coalizione".

 

Il Pd arretra, anche se resta il partito più pesante della coalizione, il Patt è tornato alle percentuali storiche e il mondo popolare ha preso una piallata che lo fa scomparire dall'orizzonte dello scrutinio. Dobbiamo fermarci, non si può far finta di niente".

 

Tutto a questo punto si mette in discussione: "Ci si è detti che la questione della coalizione, compresa la presidenza, sarebbe stata discussa dopo le elezioni. Ecco - osserva Manica - è arrivato il momento". 

 

Franco Ianeselli, segretario generale della Cgil del Trentino, l'autocritica l'ha già iniziata: "Tutti quelli, me incluso - sottolinea - che in questi anni hanno pensato ad un'anomalia trentina, di un Trentino che sarebbe riuscito a diventare immune da dinamiche nazionali, beh - ammette - deve ricredersi. Quest'anomalia culturale per ora non c'è". 

 

"C'è un problema forte dentro la società trentina, una cultura che non riconosce come valore l'accoglienza: il tema dominante - osserva - è quella della paura degli stranieri. Su questo ha vinto il centrodestra". Ma le responsabilità sono politiche, Ianeselli non lo nega. 

 

"Serve un ricambio radicale - spiega - una svolta radicale. Se la politica pensa che non sia successo niente, sbaglia. Se si sottovaluta la capacità di interpretare la società si sbaglia di grosso: se si credeva che il centrosinistra facesse cappotto e invece il cappotto lo hanno fatto gli altri, qualche problema c'è". 

 

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