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La Lega a Moena ad aiutare la gente mentre il Pd si ''astiene'' dal fare politica

Il 30enne Mirko Bisesti sta guidando (bene) il suo partito che mantiene forte il contatto tra le persone mentre i dem non riescono a prendere una decisione (dal ddl lupo, alla questione candidato presidente) e fanno fatica anche a comunicare. C'è da prendere appunti dal giovane segretario leghista

Di Luca Pianesi - 06 luglio 2018 - 19:55

TRENTO. Pale, secchi e olio di gomito da un lato, camice rimboccate, sedie e tante chiacchiere dall'altro. In Trentino la Lega c'è, il Pd no e in questi giorni si sta avendo la rappresentazione plastica di come si sta evolvendo la situazione politica provinciale: da un lato Mirko Bisesti, 30enne segretario provinciale della Lega, ieri era a Moena con altri ragazzi del suo partito a spalare, aiutare la cittadinanza, mostrare vicinanza e solidarietà alla comunità colpita dal disastro; dall'altro Giuliano Muzio, 49enne segretario provinciale del Pd, ieri era nella sede del Pd di Trento al lavoro per uscire con l'ennesimo nulla di fatto da un tavolo con la coalizione per decidere il futuro candidato presidente.

 

Come dire da un lato un partito che si muove tra la gente che si sporca le mani e si rende ben visibile (potrà anche essere criticato per questo ma alla fine chi c'è ha sempre ragione) e dall'altro un partito degli equilibrismi che da mesi non riesce a scegliere nulla: non riesce a dire sì al Patt e a Rossi candidato presidente ma non riesce nemmeno a tirar fuori uno straccio di nome alternativo (e forse ora è arrivata la società civile a risolvergli il problema con la proposta di Ghezzi); non riesce a dire no a un ddl, quello lupo-orso, che i suoi consiglieri definiscono senza se e senza ma "da bocciare", in Aula, ma al quale, essendo sostenuto dai suoi assessori, non si può dire di ''no'' e quindi ecco pronta l'astensione; non riesce ad esprimere un'opinione di partito che sia una nonostante quel che sta succedendo a livello nazionale e anche davanti a futuri candidati trentini, di liste avverse, che mostrano fasci littori e inneggiano a complotti ebraici di sostituzione della razza non è in grado di uscire con uno straccio di comunicato (Lucia Maestri almeno ha detto la sua su Facebook, ma dalla segreteria zero assoluto).

 

Chi ci segue vedrà che quotidianamente pubblichiamo posizioni, idee, critiche, proposte anche su questioni che emergono dal dibattito nazionale. Spesso all'interno vi sono stralci di comunicati stampa: dalla legge sul caporalato (dove riportavamo l'opinione dei sindacati) al ddl dignità (dove si sono espressi Fratelli d'Italia, Forza Italia, Confindustria), dalla questione Saviano (dove abbiamo riportato l'opinione di Mentana), alle politiche di Salvini sui migranti e i rom. Ebbene in queste settimane non un comunicato ufficiale c'è arrivato dal Partito democratico non una presa di posizione. Meglio, una è arrivata: oggi sulla questione ''chiusura del Brennero'' firmata dal capogruppo del Pd Manica e dal segretario Muzio dove dichiarano ''la più totale contrarietà a questo tipo di azioni''. Parole dure, di fuoco, se si pensa che la notizia ha almeno tre giorni, che sulla questione si sono espressi già tutti e che ieri il ministro degli esteri Moavero ha sentito la sua omologa austriaca che ha fatto rientrare ogni allarme

 

La Lega (come molti altri partiti, va detto), invece, è molto presente a livello di comunicazione, ma è presente sopratutto sul campo. Bisesti e i suoi giovani hanno da insegnare al centrosinistra da questo punto di vista. Sono stati abituati, in questi anni di opposizione, a stare per le strade e le piazze. Spesso erano quattro gatti: si facevano fotografare sotto l'ospedale di Cavalese o quello di Arco, a Rovereto fuori dal centro di accoglienza, a Trento in Piazza Santa Maria, in Valsugana a parlare di Valdastico. Bandiera, cartello, foto frontale: sembravano soli e invece, come la goccia scava la pietra, daje daje, hanno fatto passare il messaggio che loro sui problemi ci sono e che quelli che li hanno causati sono ''gli altri'', quelli che governano, quelli da cambiare (quando, magari, il più delle volte riguardano tematiche nazionali e quindi difficilmente risolvibili sul territorio).

 

Soli, invece, ormai sono quelli del Pd. C'è una grande solitudine in quegli sparuti consiglieri che appaiono alle manifestazioni organizzate da altri, da associazioni e movimenti, come quella contro la chiusura dei porti, quella per sostenere Mattarella, quella in solidarietà dell'Aquarius. Il Pd, quello vero, quello con le bandiere e il segretario, è appiattito su un dibattito tutto interno e autoreferenziale su un ''vorrei (esprimere un mio candidato) ma non posso (ho paura che poi perdiamo e allora meglio perdere con Rossi e fare qualche consigliere)'' quando per male che va (lo dicono i sondaggi nazionali oggi) parte da un 18% che altri partiti se lo sognano. Salvini ha preso la Lega al 3%, alle elezioni ha preso il 17 e ora viaggia sul 30. Questo Pd da mesi è immobile, sconfitto, stordito, ma resta piantato sul 18% quindi un po' di coraggio potrebbe anche provare a mostrarlo, lo meriterebbe la sua gente.

 

E il coraggio si misura non nei tavoli di coalizione ma tornando nelle strade e nelle piazze andando a prendere le pale per aiutare la gente a spalare il fango quando c'è bisogno. Lo si misura sui temi, sui ddl, prendendo posizione e partecipando al dibattito, quello vero, non quello a porte chiuse nelle sedi provinciali. E' impegnativo, lo capiamo, ci vuole tempo, passione e all'inizio voleranno gli insulti e qualche pernacchia, ma la politica è mettersi in gioco, anche sfidando il senso comune, anche accettando gli scherni. La Lega lo sa bene anche se oggi vola col vento in poppa. C'è da imparare dal 30enne segretario Mirko Bisesti. Pale, secchi e olio di gomito.

 

  

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