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La strategia di Rossi per rimanere alla guida della coalizione: umiltà e profilo basso. Se non fa arrabbiare tutti rimane ancora lui

In questo modo arriva alla vigilia delle elezioni provinciali senza che qualcuno abbia trovato un degno sostituto. E per altri cinque anni rimane alla guida della Giunta, sempre che gli elettori decidano di votarlo un'altra volta

Di Donatello Baldo - 13 aprile 2018 - 06:01

TRENTO. La strategia di Ugo Rossi, per potersi tenere la seggiola di presidente della Giunta provinciale, è quella dell'umiltà. Sembra che sia apparso con le orecchie basse anche all'ultimo vertice di maggioranza, disposto ad ascoltare, conciliante, anche contrito a tratti. Se continuasse con le sue uscite 'sopra le righe' anche il Patt lo metterebbe in discussione

 

Meglio per lui il profilo basso. Basta con le minacce di costruire il quarto polo e sganciarsi dalla coalizione, ma basta pure con le decisioni unilaterali come quella che ha fatto imbarazzare molti, nel centrosinistra, il secco no al patrocinio per la parata del Dolomiti Pride

 

Deve puntare tutto, e l'ha capito, sull'attesa. Se rimane sottotraccia e attende che siano gli altri a muoversi può sperare che tutto rimanga così com'è e che alla fine l'unica alternativa a se stesso sia sempre e solo lui. Nomi da contrapporgli non ce ne sono, non c'è un concorrente alla carica di candidato presidente che scalpiti per rubargli il posto.

 

E' vero che  sue quotazioni come prossimo capo della coalizione non sono mai state tanto basse. Il Pd non lo vorrebbe per un altro giro, e nemmeno l'Upt che gli imputa di aver fatto crollare il centro. Le Stelle Alpine, ovviamente, fanno quadrato attorno al capo, ma sono gente seria, pragmatica. Se dovesse essere un problema meglio trovare un sostituto: si rinuncia a lui per non morire tutti. 

 

Oggi come oggi, anche fra i suoi sodali, non c'è nessuno pronto a scommettere tutto sul secondo mandato del presidente Rossi. Nemmeno i suoi. Forse per questo sono in tanti a valutare l'opzione Daldoss (e qualcuno, come Paride Gianmoena sembra crederci...): l'assessore alla Coesione territoriale sarebbe il piano B che permetterebbe al Patt di rimanere ancora in gioco e non perdere del tutto la partita.

 

Carlo Daldoss è entrato a far parte del gruppo delle Stelle Alpine ufficialmente, anche se la tessera del Patt non l'ha mai fatta. E' quindi ancora - se la si volesse vedere in questo modo - una 'risorsa' di tutta la coalizione. Se proprio si dovesse arrivare a scegliere un'opzione, anche gli altri della coalizione potrebbero dire sì. Il Patt potrebbe continuare ad esprimere il presidente della Giunta e gli altri a potrebbero dirsi e dire che Rossi è stato fatto fuori. 

 

Ma se Rossi se ne sta buono buono non succede niente. Alternative vere non ce n'è. Il Pd chi avrebbe da proporre al posto suo? Luca Zeni, che in tanti dicono sia pronto a fare il salto, ha ben capito che è meglio fare invece un passo indietro. Ai suoi l'ha detto: "Non contate su di me"

 

Anche perché in questi ultimi due anni si è trovato ad affrontare cose mica da poco: la questione dell'accoglienza dei richiedenti asilo, la questione degli ospedali periferici e dei punti nascita. La sua popolarità non è certo alle stelle. Ma nemmeno l'ex senatore Giorgio Tonini sembra più considerato come possibile candidato presidente, non sarebbe - se pur autorevole e competente - il volto del rinnovamento.

 

Alcuni potrebbero pensare al vicepresidente Alessandro Olivi, ma se la prima volta è stata una tragedia la seconda sarebbe più una farsa: assisteremmo nuovamente alle primarie tra lui e Rossi? E questa scelta non sembrerebbe una rivincita covata cinque anni?

 

E nemmeno tra i sindaci pd si può pescare. Nemmeno a Trento, dove Andreatta ha detto più e più volte che con la fine del mandato finisce anche la sua esperienza politica. Tornerà a fare l'insegnante all'Arcivescovile. Quindi, neppure se si raschia il fondo si trova qualcuno di credibile da poter contrapporre al presidente Rossi.

 

Rimangono gli outsider, come il sindaco di Rovereto Francesco Valduga. Ma la sta tirando troppo per le lunghe, non si è ancora capito cosa voglia fare. Se stare con il centrosinistra, se contribuire alla costruzione di un quarto polo con Carlo Daldoss e pezzi di chi ora è con l'opposizione.

 

Rimangono i nomi che si sussurrano qua e là, alcuni inverosimili, alcuni messi in giro soltanto perché siano sondati. Alcuni anche coerenti con la voglia di rinnovamento ma che si scontrano con la domanda che ognuno di loro si fa nel suo privato: "Ma chi me lo fa fare?" 

 

Per aggiornare sui rumors, aggiungiamo alla lista anche il nome di Franco Ianeselli, segretario della Cgil del Trentino, giovane e ben visto un po' da tutti i partiti della coalizione, poi Ilaria Vescovi, l'imprenditrice. La verità e che oggi come oggi non c'è nemmeno l'ombra di un'alternativa a Rossi. Lo sa Rossi e lo sanno tutti i partiti della coalizione. 

 

Per questo la strategia del presidente è quella dell'umiltà e della pacatezza. Se rimane sottotraccia arriva alla vigilia delle elezioni provinciali senza che qualcuno abbia trovato un degno sostituto. E per altri cinque anni rimane alla guida della Giunta, sempre che gli elettori decidano di votarlo un'altra volta. 

 

 

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