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Luca Filosi, il candidato del Pd che punta tutto sui giovani: ''Anche per ricostruire un nuovo centrosinistra''

Protagonista della discussione sulle alleanze, promotore del famoso documento che ha chiuso alla candidatura di Ugo Rossi, è consigliere circoscrizionale e si è formato nel volontariato

Di Donatello Baldo - 30 settembre 2018 - 06:01

TRENTO. Classe 1993, Luca Filosi è consigliere circoscrizionale e giovane componente dell'Assemblea del Partito democratico. E' candidato alle prossime elezioni provinciali. "Voglio dare il mio contributo alla lista, cercando di portare qualche voto in più, magari raccolgiendolo tra coloro che non sarebbero andati a votare Pd, o non sarebbero andati a votare affatto".

 

Sa che sarà difficile entrare in Consiglio provinciale, ma il suo impegno non scade il 21 ottobre. E' stato protagonista della discussione degli ultimi mesi interna al centrosinistra, quella che ha portato alla definizione delle alleanze, al superamento della presidenza Rossi e alla candidatura di Tonini: "Ma ci sarò anche dopo, assieme ai giovani che con me hanno condiviso questo percorso".

 

 

Come mai ha scelto di militare e di correre tra le fila del Pd?

La mia storia familiare, le mie riflessioni, le mie esperienze mi hanno portato lì, a nemmeno vent'anni. Il porto naturale a cui attraccare. Tutto è iniziato ufficialmente nel 2015, con la prima tessera. Poi c'è stata l'esperienza del Consiglio circoscrizionale, dove sono stato eletto nel 2015. 

 

Ma proprio nel Pd? A vent'anni si cercano partiti più 'massimalisti'...

Diciamo che sono entrato da sinistra, ma non solo per il ribellismo tipicamente giovanile. Quello che del Pd mi affascinava era il mix tra le istanze più progressiste e quelle del popolarismo che in quegli anni si intrecciavano all'interno dei democratici. Il centrosinistra unito: era una bella prospettiva.

 

E quali erano i valori che l'hanno spinta all'impegno politico?

Quelli dell'equità. Lottare per dare a ciascuno la possibilità di realizzare se stesso. Questa per me è la parte importante dell'impegno politico. Anche ora. E questo è sempre stato il filo conduttore anche dell'impegno civile, ancor prima che politico. 

 

Quello del volontariato? Dell'associazionismo?

Sì, perché io arrivo dall'oratorio della Bolghera. Le prime esperienze le ho fatte nella consulta giovanile della circoscrizione. Le ho fatte in Bosnia e Croazia, a fianco delle associazioni nate alla fine degli anni '90 per aiutare le popolazioni balcaniche nella ricostruzione postbellica. Per me sono stati fondamentali i viaggi a Mostar e Sarajevo. 

 

So che sono stati fondamentali anche gli amici: nel Pd siete entrati in gruppo...

Il mio impegno è nato anzitutto con Alessandro Giovannini e con altri miei coetanei. Un gruppo di persone legate ancor prima che dalla stessa idea, dalla stessa amicizia. Amici con cui si è fatto molto, nei mesi scorsi anche all'interno dell'Assemblea del Pd. 

 

Anche nel determinare il no a Ugo Rossi presidente. 

I primi tredici sostenitori di quel documento, che è stato poi votato a maggioranza, erano giovani, tra i più giovani dei componenti dell'assemblea provinciale. Vorrà pur dire qualcosa. La necessità di cambiare è arrivata dalla generazione che ha conosciuto solo il Pd, non i Ds, non il Pds...

 

Le nuove leve. Ma quella decisione è stata importante: ha cambiato il volto del centrosinistra autonomista, con l'addio al Patt.

Lo sapevamo fin troppo bene che sarebbe stato un voto determinante a livello politico. Io personalmente ero preoccupato, nervoso. Ma si sono scontrate due grandi visioni, la mia è quella che vuole guardare avanti, anche oltre il 21 ottobre.

 

Si spieghi meglio.

Le elezioni sono uno snodo importantissimo, non lo nego. Ma comunque vada c'è da ricostruire, da rifondare, da riadattare la nostra politica, anche il nostro partito. Comunque vada dobbiamo chiederci come mai non siamo riusciti a veicolare il tanto di buono che abbiamo fatto, sia a livello nazionale che a livello locale. La mia visione è nel lungo periodo.

 

Dove ha fallito Rossi, secondo lei?

Sulla scuola, soprattutto. Non si è riusciti a legare il destino di scuola e università assieme. Non si è riusciti a gestire la partita del trilinguismo e dei clil attraverso la condivisione con il corpo insegnanti. Ma il messaggio politico che ha posto Ugo Rossi fuori dal solco dei valori del centrosinistra è stato quel no al Gay Pride, detto in quel modo. Un grave errore che ha pagato anche in termini di popolarità.

 

E' pessimista sull'esito del risultato elettorale?

Fino a qualche giorno fa lo ero. Ora non più, ho molta speranza: parlando con le persone sembra che il clima stia cambiando, che condividano come noi le preoccupazioni e il valore della posta in gioco. Dall'altra parte c'è solo la Lega di Salvini...

 

Che cosa rappresenta le Lega per lei?

Rappresenta la deriva della destra peggiore, che raccoglie il rancore popolare sfruttando il tema della sicurezza. Sono comunque istanze popolari che nessun altro partito ha saputo rappresentare, dobbiamo prenderne atto. E prendere atto anche della nuova propaganda, della comunicazione stravolgente che la Lega ha saputo mettere in atto. Noi sulla comunicazione siamo rimasti un po' indietro...

 

Il tema della sicurezza esiste, però. Per lo meno a livello di percezione (seppur indotta, secondo alcuni).

Sì, e anche qui va fatta una riflessione al nostro interno. Non siamo stati capaci di comunicare il valore della gestione dell'accoglienza, nemmeno in Trentino dove ha funzionato davvero. Nemmeno ai nostri sindaci che non si sono prodigati al massimo su questo fronte. 

 

Come convince gli elettori a votare per il Pd? Soprattutto con i suoi coetanei, che argomenti usi?

Parlo dei temi dell'ambiente, della sostenibilità. Anche della mobilità sostenibile, condividendo la necessità di avvicinare città e valli: ci sono zone in cui passano solo due corriere al giorno. Ma anche il turismo dev'essere sostenibile, senza la forzatura della stagionalità, dell'innevamento artificiale a tutti i costi, con le funivie che ti fanno arrivare in quota le persone in ciabatte. 

 

In Consiglio provinciale ci sarà anche Futura, un pezzo di sinistra che ha riempito un vuoto lasciato dal Pd.

Io spero che il percorso di Futura non si fermi il 22 ottobre, che l'esperimento possa continuare, allargarsi anche alle realtà di valle. Vorrei tanto che Futura diventasse una delle colonne di questa nuova alleanza, con cui costruire assieme una prospettiva reale. 

 

Dipenderà anche dal Pd. Anche da Lei.

Io ci sono, il Pd è la mia casa. E darò il massimo all'interno del partito. Per le elezioni, farò il possibile per raccogliere i voti di chi non avrebbe votato il Pd, ma guardo oltre, guardo ai giovani che sono stati protagonisti in questa fase, che hanno determinato passaggi importanti. Questi giovani saranno protagonisti anche in futuro, ne sono convinto.

 

Anche in questo caso, dipende dal Pd. Non sempre i partiti lasciano spazio ai giovani.

Quella del Pd è una delle liste più giovani che si presenta alle elezioni. Abbiamo energia, abbiamo voglia di continuare un percorso di rinnovamento. Non ci tireremo indietro di sicuro e riusciremo a riprendere il contatto con tutte quelle persone che credono ancora nella possibilità di cambiare. Da sinistra però. 

 

 

 

 

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