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Mozione di sfiducia contro il sindaco Andreatta. Compatti centrodestra e Movimento 5 Stelle: "Si voti a ottobre con le provinciali"

Depositato questa mattina il documento con 13 firmatari. Per far cadere la maggioranza mancano 8 voti che ci sarebbero tra i 4 di Insieme Trento, Antonia Romano, Oliva, Panetta e Castelli. Dopo le elezioni scricchiola anche la maggioranza in Comune

Di Luca Pianesi e Giuseppe Fin - 09 marzo 2018 - 12:07

TRENTO. Election day fissato per ottobre con doppio voto: per il presidente della Provincia e per il sindaco. Il terremoto politico scatenato dalle ultime elezioni nazionali potrebbe non aver finito di creare macerie nel centrosinistra autonomista. Il cappotto del centrodestra in Trentino e l'exploit del Movimento 5 Stelle su scala nazionale hanno riacceso gli animi anche in consiglio comunale a Trento dove le minoranze (che a questo punto a livello politico rappresentano la maggioranza degli elettori anche in città avendo portato a casa a Trento oltre il 50% dei voti sia al Senato che alla Camera) si sono compattate per chiedere le elezioni. 

 

Il dato politico più importante è proprio questo: che Movimento 5 Stelle e centrodestra hanno trovato la quadra per presentare insieme la sfiducia al sindaco Andreatta e da soli hanno raccolto 13 firme delle 21 necessarie per far approvare la mozione in consiglio. Per avere l'ok e far cadere la giunta, quindi, mancano solo 8 voti che si potrebbero trovare tra le altre minoranze: i firmatari, per esempio, al momento della presentazione della mozione (fatta questa mattina a Palazzo Thun) si sono detti convinti di avere dalla loro già il consigliere Oliva (eletto con Progetto Trentino) "che era all'estero al momento della redazione del documento di sfiducia - spiega il consigliere di Civica Trentina Merler - e che altrimenti avrebbe firmato" e probabilmente Antonia Romano (de L'Altra Trento a Sinistra) da sempre in forte disaccordo con questa giunta.

 

Nel documento di sfiducia (che oggi è stato depositato e il 19 verrà consegnato ai capigruppo) si citano "l'uscita da più gruppi consiliari di svariati membri che hanno dichiarato di valutare il loro sostegno all'amministrazione ad ogni provvedimento" ed effettivamente ci sarebbero i 4 di "Insieme Trento" usciti dalla maggioranza lo scorso luglio: Vanni Scalfi, Silvio Carlin, Alberto Salizzoni e Corrado Bungaro. Loro hanno appoggiato dall'esterno la giunta di Andreatta ma al grido di "state sereni", noi ci siamo, per ora. Chissà che quel per ora non sia, a questo punto, scaduto. Infine la coppia Panetta - Castelli gli esclusi e delusi dal rimpasto di maggioranza avvenuto lo scorso anno. Insomma se così fosse i 21 ci sarebbero e allora anche Trento cadrebbe come è caduta tutta la provincia in questa tornata elettorale.

 

Rossi all'indomani del voto ha dichiarato che quanto è successo non riguarda il Trentino ma che la sconfitta del centrosinistra autonomista sarebbe legata a dinamiche nazionali. Insomma continua la narrativa del "noi semo noi e degli altri non ci interessa". Ma è evidente che le cose, ormai, non stanno così, anzi. Il centrosinistra nel resto del Paese ha pagato quella che è stata percepita come arroganza e senso di superiorità ed è stato travolto. Qui è accaduta la stessa cosa, identica. E l'uninominale non lascia scampo ad altre interpretazioni. Sono state scaricati i candidati, le persone, quelle figure (dal pluriassessore Mellarini all'ex presidente della provincia Dellai) che sono sempre state associate all'apparato amministrativo della Provincia. Quelle figure che oggi, per il bene della coalizione, dovrebbero fare un passo indietro senza nemmeno pensarci e che invece, pare, non si dimettano da nessun ruolo e siano pronti a tornare "a parlare con gli elettori" (che domenica gli hanno detto chiaro e tondo che è proprio con loro che non vogliono parlare). 

 

E il fatto che anche a Trento, pur tenendo il Pd, la Lega sia arrivata al 20% forse c'entra con le bottigliate in Piazza Santa Maria volate la sera prima del voto (come in tante sere precedenti), le risse continue in Piazza Dante, gli scandali che hanno travolto tantissimi istituti provinciali. Insomma la maggioranza (non solo provinciale ma anche comunale) farebbe, quindi, bene ad essere molto preoccupata e a compattarsi (invece che a lanciarsi in ipotesi di nuovi partiti: per fare cosa se poi le persone sono le stesse?) per cercare di reggere l'urto delle opposizioni che questa volta hanno pieno diritto a chiedere che si torni al voto anche a Trento fiduciose in un successo mai così alla portata anche in Provincia. 

 

"Qualcosa deve cambiare perché la città non può continuare ad essere governata da un  centrosinistra che in questi anni è stato incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini - afferma la capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale Bruna Giuliani che ha sottolineato la necessità di "ridare dignità alla città". Duro anche il commento del consigliere di Civica Trentina, Andrea Merler a margine della presentazione della mozione di sfiducia: "Questo sindaco è stato eletto da metà elettorato prendendo il 52%. Ora il Pd è al 25%. Il suo elettorato si è dimezzato. Fin dall'inizio la maggioranza è stata sotto scacco di ricatti e azioni da parte di lobby. C'è la necessità di tornare al voto per ridare voce ai cittadini".

 

Ad appoggiare la mozione di sfiducia, come detto, anche il M5S con Andrea Maschio, Paolo Negroni e Marco Santini. "In queste elezioni – spiega Maschio  - il giudizio dei cittadini è stato chiaro. Questa mozione è una sponda anche alla consigliera Bozzarelli che in una intervista (rilasciata a il Dolomiti) sottolinea la necessità per il centrosinistra di ricominciare da capo. Questo lo si può fare chiamando a raccolta gli elettori". L'affondo poi anche di Cristian Zanetti, consigliere di Forza Italia  che parla di "fine del centrosinistra assistenzialista gestito da vecchie cariatidi che non hanno più l'autorevolezza per governare una città come Trento". Per il forzista "serve un cambio di passo".

 

Infine contro il sindaco si scaglia anche il consigliere leghista Vittorio Bridi. "Andreatta non ha capito nulla di quello che è avvenuto in queste elezioni. La dimostrazione è il suo modo di comportarsi in aula". 

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