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Orsi e lupi, inizia la discussione della legge che prevede l'abbattimento. Il Centro grandi carnivori: ''Paura infondata''

Favorevoli alla legge il Consiglio delle autonomie e consorzio comuni, la Magnifica comunità di Fiemme e Asuc. L'esperto: "Il lupo non ha mai attaccato l'uomo, serve maggiore cultura per evitare la sindrome alla 'Cappuccetto rosso"

Di Luca Andreazza - 14 giugno 2018 - 18:36

TRENTO. E' iniziata in Consiglio provinciale la discussione sul disegno di legge 230, quella proposta dall'assessore Michele Dallapiccola in materia gestione grandi carnivori

 

La terza commissione si è riunita per avviare le audizioni e ascoltare in questa seduta i pareri del Consiglio delle autonomie e consorzio comuni, la Magnifica comunità di Fiemme, le Asuc, il Muse e il Centro Grandi Carnivori.

 

Quindi nelle prossime ore spazio anche a Ente parco Paneveggio-Pale di San Martino, albergatori e imprese turistiche, cacciatoriassociazioni animaliste. Ma anche Federazione cooperative, agricoltori, apicoltori e allevatori.

 

La tornata elettorale in autunno si avvicina e dopo cinque anni la Giunta preme sull'acceleratore per arrivare a deliberare questa legge, un unico articolo per adottare misure di prevenzione e intervento connesse alla gestione di orsi e lupi in Trentino, compresa la scelta estrema di uccidere questi animali, all'inizio di luglio. Prima della chiamata alle urne e soprattutto delle vacanze estive.

 

Sono sei i branchi di lupo presenti in Trentino, più una coppia (Valle di San Pellegrino – Paneveggio) e un singolo individuo (valli di Peio e Rabbi), mentre si sale a 10 a scavalco nelle Alpi centro-orientali, anche fuori Italia, 

10 branchi sono invece stati rilevati complessivamente, nel 2017, in tutte le Alpi centro-orientali (anche fuori Italia).

 

"Quella del lupo è una paura infondata", questo in estrema sintesi il pensiero del Centro grandi carnivori. Un ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime e della Regione Piemonte impegnato da 40 anni nel settore.

 

"Ho seguito - spiega Luigi Boitani - l’espansione su tutto l’Apennino, l’avvistamento sulle Alpi nel ‘92 fino all’arrivo nell’arco alpino e ogni volta che il lupo arriva in un posto nuovo rivedo la stessa storia: l’opinione pubblica sbanda tra pastorizia e gente comune".

 

Sono due i problemi principali per arginare la paura nei confronti del lupo. "L’opinione pubblica - prosegue l'esperto - deve saper fronteggiare tutte le informazioni false alla 'Cappuccetto Rosso'. Dal 1700 a oggi non c’è un attacco provato del lupo all’uomo, tranne alcuni rarissimi casi, che non fanno certo testo, in Alaska".

 

E il lupo attraversa tutte le notti i paesi nell’Italia centrale. "Abbiamo cento lupi nel parco d’Abruzzo - aggiunge Boitani - mentre un branco ha la tana sulla rete dell’aeroporto di Fiumicino, ma nessuno è allarmato perché in realtà non è mai successo nulla. Quindi tutta questa paura è assolutamente infondata".

 

L’altra barriera sono i reali danni alla pastorizia. Il suggerimento alle amministrazioni è quello di fare i conti sull’importanza e sulla realtà del danno nella consapevolezza che la prevenzione è la misura migliore. "Certamente - evidenzia l'esperto - è un lavoro in più per il pastore e il compromesso va trovato".

 

Il lupo è una specie che segue dinamiche di popolazione e può crescere anche del 30% all’anno, ma si sposta su grandi territori. Al secondo anno d’età il lupo lascia la famiglia e si sposta tra i 1.000 e 1.500 chilometri.

 

"Questo - dice Boitani - significa che gestire il lupo e trovare un serio compromesso non può essere fatta su scala di Provincia o Regione: è necessario prendere in considerazione l'intero arco alpino e si può sostenere la possibilità di qualche rimozione chirurgica dove serve, altrimenti siamo fuori dalla direttiva Habitat".

 

A questo bisogna aggiungere che i lupi hanno imparato che l’uomo è un animale pericoloso a sua volta, senza la necessitò di dover sparare sempre. "Il lupo - commenta l'esperto - rimane comunque un animale libero, catturarlo è difficilissimo e sterilizzarlo sarebbe poco influente. Le scelte politiche non mi riguardano, ma la direttiva Habitat è stata firmata dallo Stato e non dalle Regioni. Per questo la Provincia di Trento dovrebbe collaborare con le altre realtà alpine per gestire il lupo, il quale è un animale estremamente opportunista: prelevare chirurgicamente un animale a caso è dunque eticamente scorretto, oltre che biologicamente inutile".

 

Dopo un resoconto del Muse in merito al progetto Life Wolfalps, favorevoli invece al disegno di legge il Consiglio delle autonomie e consorzio comuni ("una norma di buon senso di cui abbiamo bisogno"), la Magnifica comunità di Fiemme ("Grave preoccupazione per i pascoli") e Asuc ("Un atto di coraggio della Giunta"). 

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