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Pillon a Trento: ''La famiglia è una, con mamma e papà''. Presepe e crocifisso: "Parte della nostra cultura da duemila anni''

L'intervento del senatore leghista al Festival della Famiglia. All'esterno del palazzo della Provincia 200 manifestanti che hanno criticato il suo disegno di legge sull'affidamento condiviso

Di Donatello Baldo - 07 dicembre 2018 - 18:56

TRENTO. E' arrivato a Trento per partecipare ad un convegno all'interno del Festival della Famiglia, ma Simone Pillon prima dell'incontro si è voluto fare un giro in centro storico. Ha pure visitato il Duomo e già che c'era ha acceso una candela. Non ha parlato del suo disegno di legge sul riordino dell'affido condiviso: "Sono qui per parlare d'altro". All'esterno del palazzo della Provincia erano però in tanti a manifestare contro di lui e contro la sua proposta.

 

Senatore, perché il suo disegno di legge è tanto contestato?

Non lo so, me lo dica lei.

 

Dicono che riduce i diritti della donna e del minore favorendo il padre, che scardina l'impianto legislativo in favore dei soggetti deboli. Cosa risponde?

Non so darle una risposta e ognuno può pensarla come crede. Ma invito tutti a leggere il testo prima di parlare.

 

Ci dica almeno a che punto è l'iter in Parlamento. E' ancora in commissione?

Certo, e in commissione abbiamo ancora in programma alcune audizioni, perché noi vogliamo ascoltare tutti. Questa è una legge delicata. L'obiettivo è quello di arrivare a un testo unificato, che prenda il meglio dalle tante proposte sul tavolo.

 

Sono quattro i disegni di legge da accorpare, giusto?

Alle quattro proposte si è ora aggiunto anche un quinto testo firmato dal gruppo di Fratelli d'Italia. Unificheremo le proposte e sapremo ascoltare anche i suggerimenti che sono arrivati dalla società civile. Il nostro lavoro va in una sola direzione, fare una legge che sia il più possibile rispettosa dei diritti dei bambini, dei papà e delle mamme. Questo è l'obiettivo. 

 

Ma delle critiche davvero non ci vuole dire niente?

Le critiche di oggi sono in anticipo. Quando arriverà il testo unificato si potrà dare un parere. Ora sono cinque le proposte e tutto la concentrazione mediatica sul mio testo non l'ho voluta io. L'operazione mediatica di chiamarlo 'ddl Pillon' non viene certo da me.

 

Senatore, lei interviene al Festival della Famiglia, declinata al singolare. Ma non sarebbe ora di parlare di famiglie al plurale? 

Se non sbaglio c'è un articolo della Costituzione che parla di tutto questo. 

 

La Costituzione parla del matrimonio. Ma ci sono altri modi di stare assieme: ci sono le famiglie omosessuali, quelle omogenitoriali...

Io credo che ciascuno possa fare quello che vuole. Massimo rispetto per chi nel privato fa scelte differenti. Ma c'è un dato ineliminabile che prima ancora che di legge è un dato di natura: per ogni bambino c'è una mamma ed un papà. Poi ripeto: quello che fa ciascuno nel privato sono affari suoi. Ma gli altri modelli non possono sostituire quello che è stato stabilito dalla natura.

 

Niente da fare quindi, le altre non sono famiglie?

Bisogna chiamare le cose con il loro nome, se chiamiamo tutto famiglia poi non riusciremo a distinguere niente: a quel punto niente più sarà famiglia. Mettiamoci d'accordo sulle parole, ma ripeto che per fare un bambino servono una madre e un padre. Questo non è un punto di vista, è una constatazione.

 

Il nuovo governatore del Trentino Maurizio Fugatti chiede di fare il presepe nelle scuole e di appendere il crocifisso negli uffici pubblici. Lei è d'accordo?

Ci riempiamo tanto la bocca di due parole nobili, solidarietà e accoglienza. Chi ce le ha insegnate? Il segno della nostra cultura e tradizione bimillenaria è un segno specifico, il crocifisso. E di cosa ci parla il crocifisso? Di qualcuno che è venuto con la scimitarra a imporre il suo punto di vista o di qualcuno che si sacrifica perché altri vivano? Il crocifisso è un segnale di civiltà, accoglienza e tolleranza.

 

E il presepe?

Il presepe ci parla della stessa cosa. Il nucleo familiare, con la mamma, il papà e il bambino, che si apre al mondo. Sono due segni che fanno parte profondamente della nostra cultura. Non capisco perché li dobbiamo espungere.

 

Forse perché lo Stato è laico e la scuola è pubblica? C'è chi professa altre religioni, c'è chi non crede. Alcuni la vivono come un'imposizione.

Questi simboli noi li proponiamo, non li imponiamo. Noi non diciamo alla gente che deve mettersi il crocifisso e il presepe in casa. Noi diciamo alla gente che in Italia siamo abituati così da duemila anni. Tra l'altro, sa chi l'ha inventato il presepe?

 

No, mi dica.

E' stato san Francesco, raccontato come il santo dell'accoglienza, della tolleranza, della natura e dell'ecologia. Eccolo, è lui che l'ha inventato, ricordiamocelo ogni tanto.

 

Lo ricorderò senz'altro.

 

 

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