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Primario di psichiatria, Degasperi: ''Annullato il concorso. Ci sono ragioni elettorali?''

Il consigliere grillino interroga la Giunta sulla decisione di bypassare il concorso pubblico e 'nominare' un primario grazie agli accorpamenti delle Unità operative: "Si potrebbe pensare che sul piatto ci sia anche il sostegno da parte di chi fino a qualche giorno prima aveva espresso forti perplessità alla zoppicante ricandidatura del presidente Rossi"

Di db - 17 maggio 2018 - 19:39

TRENTO. "In queste ultime settimane è diventata di pubblico dominio una vicenda, che appare a dir poco inquietante, concernente la nomina del direttore dell’Unità operativa di Psichiatria di Trento a seguito del pensionamento di Renzo De Stefani". Inizia con queste parole la lunga interrogazione che il consigliere 5 Stelle Filippo Degasperi sottopone alla Giunta.

 

Prima di arrivare alla parte "inquietante" della vicenda, la ripercorre dall'inizio, spiegando che per sostituire De Stefani l'Azienda Sanitaria aveva deciso di bandire un concorso. Che però è stato in seguito annullato. "Quando l’APSS sta per convocare i componenti la commissione - ipotizza Degasperi chiedendone conferma - sarebbe arrivato il 'colpo di scena' in forma di telefonata da parte dell’assessorato alla Salute alla direzione aziendale con l’ordine di 'fermare' il concorso. La telefonata in questione avrebbe colto del tutto di sorpresa la dirigenza aziendale, che, però, in attesa di chiarimenti, alla faccia dell’autonomia, sceglie di adeguarsi".

 

Secondo la ricostruzione del consigliere grillino, "i primi chiarimenti sarebbero arrivati tramite una lettera dell’assessore Zeni al direttore dell'Azienda sanitaria Bordon in cui, rivendicando il ruolo programmatorio, si anticipa la volontà di modificare le aggregazioni delle U.O. di psichiatria".  Queste ultime si vedrebbero ridotte da 4 a 3, accorpando Cles e Trento, Rovereto e Arco, lasciando Pergine invariata.

 

Una scelta dettata da motivazioni legate al risparmio economico, a detta dell'Amministrazione provinciale. "Volendo prendere in parola l’assessore -scrive a questo proposito Degasperi - rimane il fatto che lui e il suo assessorato avrebbero scoperto di avere sbagliato tutta la ristrutturazione psichiatrica dopo averci lavorato 2 anni, e sarebbero arrivati a riconoscere il colossale abbaglio a pochi giorni dall’espletamento di un trasparente concorso".

 

"A questo punto - continua il consigliere - si paleserebbe una macroscopica inadeguatezza da parte dell’assessore, quale responsabile della programmazione di medio e lungo periodo, piuttosto che la qualifica di salvatore della patria all’ultimo minuto dei tempi supplementari".

 

Secondo Filippo Degasperi le ragioni sono altre. Quelle che nell'incipit dell'interrogazione definisce "inquietanti". "La versione rappresentataci da autorevoli esponenti della sanità trentina merita di essere raccontata e, se del caso, smentita da chi viene chiamato in causa".

 

Ora l'esponente 5 Stelle si addentra nel racconto di una "storia", quella della psichiatria trentina, dove "vi sarebbe un aspirante primario in particolare, che coltiverebbe le sue legittime aspirazioni a diventarlo con specifico interesse verso il primariato di Trento, che appare di gran lunga il più appetibile".

 

"Una lunga corsa - sottolinea Degasperi - che deve però attendere il pensionamento di De Stefani". Narra quindi le vicende del primario che secondo la sua interrogazione vorrebbe a tutti i costi arrivare a Trento e ce la farebbe con questo 'aggiustamento' dell'ultimo minuto. (ilDolomiti di questo aveva già parlato qui).

 

"Lo scenario è semplicissimo e soprattutto efficace", scrive l'interrogante.  Il concorso verrebbe stoppato per permettere al primario che voleva andare a Trento, attraverso l'accorpamento delle Unità operative come in un gioco di caselle, di diventare primario a Trento senza passare per il concorso. Così, in forza della scelta 'programmatica' dell'accorpamento delle Unità operative.

 

Un'idea, secondo Degasperi, che avrebbe avuto come promotori "il presidente della Provincia, l’assessore alla Salute e un consigliere provinciale". E questo il cuore dell'interrogazione: "Se questo fosse lo scenario la domanda d’obbligo è perché si sia consumata questa operazione mimetizzata dietro ragioni di buongoverno".

 

"Le ipotesi possono essere molteplici - osserva il consigliere - intrecciate tra favori reciproci. Difficile dimenticare che siamo in tempi elettorali e che in tempi elettorali i favori sono merce pregiata. E allora, a titolo di esempio, si potrebbe pensare che sul piatto ci sia anche il sostegno da parte di chi fino a qualche giorno prima aveva espresso forti perplessità alla zoppicante ricandidatura del presidente".

 

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