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Rossi ancora presidente? Le sue quotazioni sono in caduta libera. Ecco le ipotesi che circolano

Dopo il risultato elettorale il governatore ha minimizzato ma gli alleati non ci stanno: "Se non capisce che la situazione è grave significa che non ha capito nulla". La voglia di un cambiamento radicale gira nell'aria ma deve fare i conti con le proposte alternative che non trovano consenso unanime

Di Donatello Baldo - 09 marzo 2018 - 06:01

TRENTO. Chi sarà il prossimo candidato alla presidenza della Provincia autonoma di Trento per il centrosinistra del Trentino? Una domanda che a meno di una settimana dal voto è lecito farsi. Perché, se all'indomani del risultato il governatore sembrava saldo in sella, le sue quotazioni sono adesso in caduta libera

 

"Il problema è politico - mormorano in maggioranza - non può dire che la colpa è del vento che viene dall'Italia. La sberla è stata grossa, non può fare finta di niente". Il presidente Rossi aveva infatti attribuito alle "oscillazioni fisiologiche del voto" il tracollo del centrosinistra, rassicurando tutti che alle provinciali quel vento avrebbe soffiato in senso contrario, premiando ancora il centrosinistra autonomista. 

 

Una lettura che né il Pd e nemmeno l'Upt condividono. Una superficialità che ha infastidito, preoccupato. "Se non riesce a capire la portata di quanto è successo domenica scorsa - affermano alcuni sottovoce - significa che non ha capito niente". 

 

E poi c'è da dire che il Patt, il partito che esprime il presidente, è tornato al lumicino, alle percentuali che aveva quando in Consiglio provinciale si ritagliava a malapena il diritto di tribuna. Questo sono in molti che lo fanno notare, il dato non sfugge e in più occasioni viene sottolineato come a dire: "Cosa pretende? Di guidare ancora la coalizione?".

 

Il tentativo di allargarsi al centro, con l'entrata nel gruppo consigliare delle Stelle Alpine di Carlo DaldossWalter Viola, non ha dato i risultati sperati: il Patt ha perso voti, ma soprattutto non ne ha guadagnati nemmeno uno. Il centro non esiste più. Nè il Patt né l'Upt-Civica popolare sono riusciti a intercettarlo. 

 

Quindi, tornando alle quotazioni di Rossi, queste sono oggi in picchiata. Nessuno è pronto a scommettere su di lui, e lui lo sa. Tant'è che per difendersi da chi vorrebbe scalzarlo dalla sedia ha chiesto all'Svp di 'proteggerlo': alla riunione dei segretari della coalizione, che forse andrà deserta, ha chiamato pure il segretario del partito di raccolta del Sudtirolo.

 

Ma se Rossi non sarà il candidato presidente, chi potrebbe farlo al posto suo? I nomi che circolano sono quasi tutti interni al Partito democratico, il partito che nella coalizione ha più voti, il partito che ha perso meno in termini di consenso nelle ultime elezioni. 

 

Si vocifera di Alessandro Olivi o di Luca Zeni, due assessori della Giunta Rossi. Il primo è l'attuale vicepresidente, obbligato al secondo posto perché al secondo posto è arrivato anche alle primarie della colazioni del 2013, quelle che hanno incoronato leader della maggioranza Ugo Rossi. 

 

Doveva andare a Roma, candidato alle elezioni. Ha detto no, forse aveva annusato l'aria. Per la prossima legislatura è dato come presidente del Consiglio provinciale, l'assessore non potrà più farlo visto che ha già fatto due mandati. 

 

Ma se si aprisse la strada per la presidenza della Giunta le prospettive potrebbero cambiare, anche se sarebbe un ritorno, una nuova sfida, una rivincita che molti leggerebbero come revanscismo. La prima volta ha perso la sfida con Rossi e oggi va al suo posto perché il suo avversario si è bruciato?

 

L'altro assessore è Luca Zeni. E' giovane, nemmeno quarant'anni. Potrebbe piacere all'Upt e all'area di centro visto che arriva da quell'ambiente: Su di lui Dellai aveva scommesso molto quando lo voleva lanciare come suo delfino. Poi le strade si separarono e Zeni entrò all'interno del Pd.

 

Come Olivi, è uno degli assessori di punta della Giunta Rossi, ha deleghe importanti: quelle della Sanità. Una competenza che però l'ha spesso esposto al fuoco per la questione punti nascita, ospedali periferici, medici di base. A dire il vero lasciato alquanto solo nel difendersi dagli attacchi. E il parafulmine l'ha fatto anche sulla questione profughi sui cui l'opposizione si è scagliata.

 

Paga anche i veti incrociati interni al Partito democratico: quando Rossi 'licenziò' Donata Borgonovo Re lui prese il suo posto e qualcuno l'ha inserito nella lista nera del 'traditore', una categoria della politica, purtroppo, che ancora esiste. Il gruppo vicino alla professoressa se l'è legata al dito. Ma Zeni gode anche di sponsor di spessore: è vicino a Gianni Kessler, uno che muove ancora qualche filo nella politica trentina. 

 

L'altro nome che si fa è quello dell'ex senatore della Repubblica Giorgio Tonini. Una persona seria, da tutti stimata, intelligente. Cattolico. Piacerebbe all'Upt, forse anche al Patt. Ha fatto però tante legislature in Parlamento, è visto come uomo delle istituzioni, se però si cerca il nuovo non sarebbe proprio la persona giusta e di collegamenti con il territorio neanche uno. 

 

Si vocifera anche di Andreatta, il sindaco di Trento. Lui ha detto e ridetto che allo scadere del mandato torna a fare l'insegnante. Ma si sa, se la politica lo chiede si risponde sempre sì. L'approdo del sindaco di Trento alla presidenza della Giunta provinciale è quasi naturale. E' stato così anche per Dellai. Ma l'uomo è mite, quasi troppo, e forse la politica agguerrita del Consiglio provinciale non la sopporterebbe.

 

C'è anche da dire che questo suo ultimo mandato alla guida della città di Trento è costellato di difficoltà, soprattutto quella sul tema della sicurezza. Ma non solo: non si è mostrato tanto bravo a gestire le ambizioni dei partiti che compongono la squadra di governo.

 

L'altra opzione è quella del sindaco Valduga, capo del raggruppamento civico, atteso da una parte della maggioranza come il Salvatore. Anche se pare evidente a tutti che non è riuscito a fare neanche un miracolo, nemmeno quello di aumentare i voti dell'area di centro, manco a Rovereto. 

 

Ma siamo sicuri che se scende in campo si porta appresso tutta la coalizione? Sembra che la sua idea sia quella di ricostruire il centro, senza il Pd e senza Lega e Forza Italia. Chissà se riuscirà nell'impresa enorme di recuperare quei 50 mila voti che si sono polverizzati alle ultime elezioni, ma la sua proposta è certamente di rottura.

 

Dentro Patt, Upt, Walter Kasvalder, i civici di destra fino Borga e Civettini e fuori tutti gli altri. Una strategia che scompiglia tutto e che andrebbe a scardinare il bipolarismo trentino che ha sempre contrapposto centrodestra a centrosinistra autonomista. 

 

Queste le ipotesi che circolano, ma rimane in piedi anche la carta Rossi. La politica riesce a sempre a trovare soluzioni, anche quelle gattopardiane del cambiare tutto per non cambiare niente. Una verifica di maggioranza, un'autocritica, un'alchimia elettoralistica e anche Rossi potrebbe tornare come nuovo.

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