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Scontro istituzionale, ''mai visto niente di simile''. Il ricordo degli ex parlamentari Postal e Ballardini: ''Mattarella? Ha agito correttamente''

A Roma su schieramenti opposti, l'uno democristiano e l'altro socialista, raccontano dei contrasti "anche aspri e forti" nella politica degli anni scorsi: "Ma un livello come questo non è mai stato raggiunto. Il Tweet di Fraccaro? Incredibile e pensare che voleva fare il ministro"

Di Donatello Baldo - 28 maggio 2018 - 19:37

TRENTO. Lo strappo con il Quirinale che si è consumato ieri, lo scontro istituzionale che ha contrapposto Mattarella a Salvini e Di Maio, è un inedito nella storia repubblicana, comunque la si pensi. Tutti gli osservatori spiegano che mai prima d'ora di era raggiunto questo livello nei rapporti tra i partiti e la più alta carica dello Stato.

 

Concordano su questo anche Renato Ballardini e Giorgio Postal, due ex parlamentari che i palazzi romani li hanno frequentati nella Prima Repubblica. Il primo deputato socialista dal '58 al '79, il secondo parlamentare democristiano dal '72 al '94. Ne hanno viste tante in un periodo che anche a livello sociale era caratterizzato da scontri e instabilità politica, ma "questo livello non era mai stato raggiunto". 

 

"La frase che più mi ha impressionato è quella pronunciata da Salvini domenica sera a caldo - spiega infatti Postal - quella che diceva 'Andremo a Roma'. E' ovvio che viene in mente la marcia fascista del '22, anche se per fortuna la situazione è totalmente diversa, ma la frase è evocativa. Questo per dire che l'approccio a questa fase di tensione è pazzesco". 

 

"Il Presidente della Repubblica ha fatto quello che doveva fare - afferma - e l'impressione è che Salvini abbia voluto mandare tutto all'aria. L'alternativa che aveva proposto Mattarella era il nome di Giorgetti, vice di Salvini, della Lega. Insomma altra spiegazione non c'è: Salvini si è tirato fuori perché forse sapeva che sarebbe stato impossibile mantenere le sue promesse fatte in campagna elettorale". 

 

"L'impressione - continua Giorgio Postal - è che per tirarsi fuori Salvini abbia scaricato tutto sul Capo dello Stato, un'operazione che si tradurrà in una campagna pro o contro Mattarella, una campagna incandescente che rafforza uno scontro istituzionale mai visto prima". 

 

Mai visto prima, perché un tempo era diverso: "In passato lo scontro istituzionale avveniva sempre all'interno delle regole. Seppur aspro, era in un quadro costituzionale ben definito. Ma queste regole negli ultimi giorni sono state lì lì per saltare, si è giocato sul limite". 

 

Non è la prima volta che la Presidenza della Repubblica viene messa al centro delle polemiche. "Io ricordo bene la crisi con il presidente Leone. Era il 1978, poco dopo l'assassinio di Aldo Moro. Una campagna di stampa durissima contro il Capo dello Stato che lo spinse fino a farlo dimettere con sei mesi di anticipo dalla fine del suo mandato, ma comunque i partiti seppero gestire la situazione, con la politica, con il confronto". 

 

Ma ora i partiti sembrano giocare un altro ruolo. "Era un mondo diverso, ora al posto dei partiti ci sono movimenti che sono borderline". E anche i parlamentari non sono più quelli di una volta, a sentire Postal: "Ho letto il tweet di Riccardo Fraccaro - afferma - un messaggio che diceva al Capo dello Stato 'Te ne pentirai'. Questa è la cartina di tornasole del livello a cui si è arrivati. E questo doveva diventare ministro". 

 

Renato Ballardini si dice invece "pessimista e preoccupato". Per l'ex deputato socialista "questo non ha nulla a che fare con il confronto politico. Se non fosse una tragedia ci sarebbe da ridere perché lo scontro sembra essere su aspetti ridicoli".

 

"Mi preoccupa - dice - che questa situazione sia l'espressione di quello che è l'elettorato di oggi. Non è solo colpa della politica quello sta succedendo, è colpa del popolo che si è affidato a questi personaggi". Per Ballardini "non esiste più cultura politica". 

 

"Analisi della realtà, studio dei processi sociali, definizione di progetti. Una volta la politica faceva questo, rappresentava le istanza nobili del proprio elettorato. Una mancanza che purtroppo c'è anche a sinistra dove il Pd è assente, polverizzato, incapace di proporre una sua visione del mondo, anche sull'Europa". 

 

Perché secondo Ballardini è pur vero che l'Europa è in mano ai banchieri "ma è pazzesco che l'alternativa siano i nazionalismi. In un mondo dove le potenze hanno dimensioni continentali non ha veramente senso". Per lui "è necessario spingere per una trasformazione della Ue in senso federale e democratico, agendo dall'interno, da europei".

 

Guardando indietro negli anni passati in Parlamento, Renato Ballardini non ricorda un momento di così alto scontro istituzionale. "Mattarella è stato fin troppo condiscendente nel sopportare il gioco di questi due, di Di Maio e di Salvini. Il suo intervento è stato corretto, il minimo che poteva fare".

 

"Ho ricordo di conflitti accesi, ma sui problemi reali. Sulle questioni che riguardavano la società, non su questioni strumentali. La situazione è preoccupante - ripete Ballardini - ma nonostante questo bisogna continuare a sperare, e se solo fossi più giovane mi darei da fare attivamente per costruire un'alternativa politica a tutto questo". 

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