Sèn Jan di Fassa, ''vince'' il nome italiano. La Corte Costituzionale boccia la legge regionale: ''Dovrà chiamarsi San Giovanni di Fassa-Sèn Jan''
Un anno fa era stato deciso a livello locale che il nome del comune nato dalla fusione di Vigo di Fassa e Pozza di Fassa sarebbe stato solo in ladino. Urzì prima, il governo Gentiloni poi, avevano impugnato la scelta e la Consulta ha deciso

SAN GIOVANNI. Alla fine il nome italiano resta e dovrà stare prima di quello ladino. Lo ha deciso la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la leggere regionale del 31 ottobre 2017 che aveva denominato Sèn Jan di Fassa-Sèn Jan il nuovo comune nato dalla fusione dei comuni di Pozza di Fassa e Vigo di Fassa. Per la massima corte dovrà chiamarsi ''San Giovanni di Fassa-Sèn Jan'' adottando il doppio nome, italiano e ladino, e quindi non solo ladino. La decisione è stata presa il 25 settembre e pochi giorni fa è stata pubblicata ristabilendo un importante principio: la lingua di questo Paese è prima l'italiano e poi quella di qualsiasi altra minoranza territoriale. E infatti anche il nome ladino è stato conservato ma dopo San Giovanni.
Ad opporsi alla decisione della Regione Trentino Alto Adige, che avrebbe creato sicuramente un importante precedente soprattutto in provincia di Bolzano dove un mese sì e l'altro pure ci sono liti e scontri politici su quale lingua usare per indicare paesi e strade e più in generale sulla toponomastica, lo stesso governo italiano di allora. Il consiglio dei ministri su proposta di Paolo Gentiloni si era opposto rivolgendosi alla Corte Costituzionale con questa motivazione: "La legge assegna al predetto Comune un nome in lingua ladina non affiancato da quello in lingua italiana (nel caso di specie, “San Giovanni”), in violazione dell’articolo 99 dello Statuto di autonomia il quale afferma che la lingua italiana è la lingua ufficiale dello Stato".
E sulla questione era intervenuto, prima il consigliere provinciale altoatesino Urzì, poi in aula anche il senatore Gaetano Quagliariello che aveva presentato addirittura un'interrogazione parlamentare: "La lingua italiana nell’intera regione è la lingua ufficiale dello Stato - affermava - i diritti delle minoranze linguistiche si esercitano affiancando la lingua della minoranza e non sostituendo la lingua dello Stato".
Ora la Consulta ha ristabilito ordini e priorità. La decisione è già operativa visto che non ci sono possibilità di ricorso o controricorso e non serve nemmeno venga recepita da qualche legge comunale o locale. Al Comune di San Giovanni non resta che applicarla, cambiando nomi e diciture a documenti e banche dati.












