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Itea, il governo non impugna i 10 anni di residenza. Fugatti: ''Vittoria politica''. Tonini: ''E' un doppia sconfitta, vi spiego perché''

Il presidente della Pat esulta perché la norma che ''esclude'' gli stranieri dalle graduatorie per l'edilizia pubblica non è stata impugnata davanti alla Corte di Cassazione. In realtà non poteva essere impugnata perché legata alla legge nazionale sul reddito di cittadinanza. Il consigliere del Pd: ''Sul piano politico quindi, Fugatti ha incassato una sonora sconfitta, che nessuna propaganda può riuscire a nascondere. Purtroppo, nella sua sconfitta, ha trascinato anche la nostra autonomia''

Di Luca Pianesi - 10 ottobre 2019 - 12:49

TRENTO. ''Il governo non ha impugnato la nostra norma che stabilisce 10 anni di residenza in Italia per accedere agli alloggi popolari Itea e all’assegno di natalità: per noi è una vittoria politica''. Così il presidente della Provincia Maurizio Fugatti commenta su Facebook il fatto che la discussa norma che prevede almeno 10 anni di residenza in Trentino per poter accedere alle graduatorie dell'edilizia pubblica non sia stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale. A quanto pare, infatti, il presidente della Pat temeva fortemente che ciò potesse accadere e oggi sembra tirare un sospiro di sollievo. Una norma che l'Anpi del Trentino, ancora oggi lo ribadisce, considera ''una misura odiosa, ingiusta e discriminatoria''.

 

''La manifesta soddisfazione e le stesse motivazioni con le quali gli esponenti della giunta provinciale hanno accolto il sostanziale via libera del governo nazionale - aggiunge l'associazione partigiani - conferma ancora una volta che si tratta di un provvedimento che contrasta con i più elementari principi di equità ai quali un governo degno di tale nome dovrebbe uniformare gli interventi di carattere sociale. L'ossequio servile ad una direttiva politica fondata sull'avversione totale verso la presenza straniera in Trentino contrasta con i più elementari principi di solidarietà ed equità, valori fondanti del nostro autogoverno''.

 

Ma allora perché la norma è passata al vaglio nazionale? Lo spiega perfettamente l'ex senatore e oggi consigliere provinciale del Pd Giorgio Tonini: ''Il Governo non ha impugnato la legge provinciale, semplicemente perché essa non stabilisce esplicitamente che per l’accesso a quei benefici serva il requisito dei dieci anni. L’articolo 38 della legge provinciale si limita a prescrivere che siano richiesti anche i requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno previsti dalla normativa (statale) sul reddito di cittadinanza. Per impugnare la norma provinciale il Governo avrebbe dunque dovuto impugnare davanti alla Corte costituzionale una norma statale, cosa che ovviamente non poteva fare''.

 

Insomma per Tonini si tratta di un espediente tecnico abile, ma tutt’altro che una “vittoria politica”. Anzi: questo passaggio politico, in realtà, si tradurrebbe in una sonora sconfitta del sistema provinciale perché mostrerebbe l'ennesimo passo indietro per quanto riguarda la difesa dell'autonomia. 

 

''Per due ragioni - spiega ancora -. Primo: perché se Governo e Parlamento correggeranno la norma statale sul reddito di cittadinanza, abolendo o ridimensionando il requisito dei dieci anni, la nuova norma si applicherà in automatico anche alla nostra legge provinciale. Secondo: perché questo è e resta l’orientamento politico del Governo “giallo-rosso”, come dimostra la richiesta, avanzata dal Governo e accolta da Fugatti, di correggere i requisiti di residenza in Trentino per il bonus bebè, portandoli da cinque a due anni. Sul piano politico quindi, Fugatti ha incassato una sonora sconfitta, che nessuna propaganda può riuscire a nascondere. Purtroppo, nella sua sconfitta, ha trascinato anche la nostra autonomia, che anch’essa ha incassato due brutti colpi: perché si è vista impartire dal Governo una lezione di umanità e ragionevolezza, con la richiesta, che Fugatti ha dovuto accogliere, di correggere la brutta e cattiva norma “trentina” sui cinque anni per il bonus bebè; e perché ha consegnato a Governo e Parlamento la parola decisiva sui dieci anni, creando le condizioni di una nuova sconfitta, politica e morale, del Trentino autonomo''.

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