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| 26 dic 2022 | 09:51

''Per l'idroelettrico non serve la gara: ora Fugatti e Tonina sapranno rivalutare le nostre richieste'', la Corte costituzionale dà ragione ai Comuni

La sentenza della Corte costituzionale riconosce i contenuti della mozione del Consiglio delle Autonomie locali. Paride Gianmoena: "La Direttiva Bolkenstein non trova declinazione per le piccole derivazioni. Legge provinciale da modificare"

TRENTO. Le concessioni delle piccole derivazioni di acqua pubblica a scopo idroelettrico possono non andare a gara. La Corte costituzionale dà ragione ai Comuni: la Direttiva Bolkenstein non trova declinazione e quindi la legge provinciale deve essere modificata. 

 

"Stiamo studiando i contenuti della sentenza - commenta Paride Gianmoena, presidente del Consiglio delle Autonomie locali - ma è chiaro che oggi i Comuni, anche se non hanno ancora visto mettere a gara le proprie concessioni, grazie alla proroga prevista nella normativa approvata dal Consiglio provinciale, chiederanno con ancora più forza e determinazione la sospensione o l'abrogazione della legge provinciale che, con decorrenza 2024 e 2027, prevede la messa a gara delle piccole e medie concessioni".

 

E' grande la soddisfazione dei Comuni per la sentenza della Corte costituzionale che riprende i presupposti della mozione approvata il 15 settembre 2021 dal Consiglio delle autonomie locali in merito alla possibilità e necessità di non mettere a gara la concessione delle piccole derivazioni di acqua pubblica a scopo idroelettrico.

 

L’ultima richiesta formulata dal Consiglio delle autonomie locali, quella di prorogare al 2029 la durata delle piccole e medie concessioni in essere o scadute (in analogia con quanto fatto dal Consiglio provinciale per le grandi), presentata in subordine a quella di evitare la gara per le riassegnazioni, non ha trovato accoglimento da parte del Consiglio provinciale.

 

“Ma ora che il quadro di riferimento è mutato – afferma Gianmoena - la possibilità di aiutare la montagna mantenendo sul Territorio le risorse connesse allo sfruttamento idroelettrico, evitando il rispettivo spopolamento, diviene più concreta. Siamo certi che il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e l’assessore provinciale Mario Tonina sapranno rivalutare le nostre richieste alla luce del nuovo scenario che si è aperto".

 

Le argomentazioni alla base della sentenza del Giudice delle leggi si fondano sull’esistenza di un ordinamento nazionale contraddittorio, entro il quale la disciplina in materia di concorrenza prevista dall’Europa con la Direttiva Bolkenstein non trova declinazione per le piccole derivazioni, ma unicamente per le grandi, con i principi del Codice degli appalti, che riguardano la concorrenza, che non si applicano alle concessioni idroelettriche.

 

Partendo da tali considerazioni, la Corte ritiene che il ricorso presentato dal Governo nei confronti della normativa introdotta dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, la quale prevede proroghe delle piccole concessioni al 2031/2036, sia inammissibile.

 

"Nel riconoscere la legittimità del cosiddetto ‘autoconsumo’, la Corte ritiene non sufficientemente motivato il ricorso del Governo, in quanto si limita ad assumere come applicabile la Direttiva Bolkenstein e desumere, senza particolari argomentazioni, il mancato rispetto dell’articolo 12 paragrafo 1 della Direttiva stessa, in materia di concorrenza", conclude il Consiglio delle Autonomie locali.

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