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Concessioni idroelettriche, Trento approva la proroga al 2029. Per Fugatti “c'è un'interlocuzione con il ministero”, ma si rischia l'impugnazione del Governo

Approvato in Consiglio il ddl Tonina con 19 'sì', 9 non partecipanti al voto e 2 'no'. Fugatti intanto ha incontrato il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin: "C'è la volontà di sedersi attorno a un tavolo per provare a trovare un percorso condiviso". Ma per le minoranze il rischio di una nuova impugnazione da parte del governo è alto

Di Filippo Schwachtje - 30 novembre 2022 - 19:54

TRENTO. “L'incontro con il ministro è andato bene, era già informato perché prima di oggi erano già state fatte tutte le interlocuzioni tecniche del caso: è chiaro che si tratta di un percorso non facile, ma c'è la volontà, una volta approvata la legge, di sedersi attorno a un tavolo per provare a trovare un percorso condiviso. L'obiettivo è riuscire ad avere vantaggi in bolletta per imprese e famiglie”. Sono queste le parole del presidente della Provincia Maurizio Fugatti in occasione dell'incontro con il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin sul tema della concessioni idroelettriche in Trentino, proprio mentre in Consiglio provinciale è stato approvato il ddl Tonina, che integra le norme vigenti per puntare ad ottenere dal Governo una proroga dal 2024 al 2029 della scadenza delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche sul territorio provinciale. La discussione sul tema (da tempo al centro di un importante dibattito tra maggioranza e opposizione in Trentino, Qui Articolo) era iniziata ieri (29 novembre), e le minoranze avevano già espresso i loro dubbi (ribaditi nella giornata di oggi) sul rischio d'impugnazione da parte del Governo (come già accaduto in passato): nella sessione odierna il disegno di legge è stato però comunque approvato con 19 '', 9 non partecipanti al voto e 2 'no' (Job del gruppo Misto e Degasperi di Onda).

 

 

Nell'illustrare il ddl, Tonina aveva specificato ieri che la norma “prevede la proroga di 5 anni (dal 2024 al 2029) delle concessioni di 19 grandi derivazioni idroelettriche, a fronte della presentazione e dell'approvazione di piani industriali che contengano misure specifiche di efficientamento degli impianti, di aumento dello stoccaggio dell'energia, di potenziamento della sicurezza delle strutture e di regolarità della produzione: misure strategiche necessarie a fronte dell'emergenza climatica in atto”. Entrando nel dettaglio, secondo il vice-presidente della Pat, per l'articolo 13 dello Statuto d'autonomia “la Provincia è competente in tema di modalità e procedure di assegnazione. Ciò consentirebbe dunque di sostenere l'esigenza di esplorare una modalità alternativa alla gara come la negoziazione. Il principio della Bolkenstein non si applicherebbe a questa fattispecie, e ci sarebbero dunque i margini di compatibilità giuridica affinché questo ddl possa legittimamente derogare alla direttiva sulla concorrenza”. Dai banchi dell'opposizione però, come detto è arrivato l'allarme per il rischio di impugnativa sulla questione da parte del Governo, e la conseguente richiesta di attendere l'esito dell'interlocuzione con Roma per portare la legge in aula.

 

“La sospensione delle gare al 2024 portando la scadenza al 2029 – ha detto Tonina in Consiglio – è un tema sentito, come ha dimostrato il dibattito in commissione e in aula. Dibattito necessario a sviscerare le obiettive difficoltà di questo passaggio, ma che richiede il coraggio di osare. Anche se la strada non è del tutto spianata, con Roma c'è un'interlocuzione che ha dato la possibilità al Governo di capire di più questa complessa tematica che riguarda noi, Roma e l'Europa”. Insomma arrivare a una sospensione delle gare “è una scelta giusta” ha detto il vice-presidente della Pat, poi “chi verrà nella prossima legislatura dovrà fare altre valutazioni, ma avrà il tempo necessario per farle”. Prima di lui dai banchi della maggioranza hanno parlato la capogruppo della Lega Mara Dalzocchio (che ha dato il pieno appoggio alla proposta “nonostante le strada del ddl si presenti tortuosa. Nessun timore però per l'eventuale impugnazione del Governo, perché se siamo autonomi non dobbiamo avere paura), il consigliere Alessandro Savoi (“abbiamo il diritto di decidere a casa nostra e non dobbiamo piegarci al centralismo di Roma") e Roberto Paccher (“ci si deve indignare non solo nei confronti del centralismo, ma anche per le strumentalizzazioni delle opposizioni. Comunque non possiamo rinunciare alle nostre prerogative perché c'è la possibilità di un'impugnativa”).

 

Dopo le parole di Tonina il consigliere del Pd Alessandro Olivi ha sottolineato che dalle parole dell'assessore: “Non è venuta chiarezza sul nodo della questione, su cosa si sta discutendo a Roma con il Governo. A fronte di una legge che rischia, per la terza volta consecutiva, la censura da parte della Consulta. C'è il parere del Consiglio sul rischio di un'impugnativa e di fronte a queste evidenze si dice solo che c'è un'interlocuzione con il Governo”. Per questo Olivi ha chiesto di fermare la discussione sul ddl fino a che non sarà chiaro l'esito del confronto di Fugatti con i ministeri, chiedendo allo stesso presidente della Pat di venire in Aula per sapere se il Governo ha in serbo alcune modifiche per rendere giuridicamente sostenibile il disegno di legge. Un punto toccato anche dal consigliere dem Alessio Manica, che ha ricordato come già in passato era stato richiesto di non calendarizzare il ddl “proprio per permettere un confronto con Roma. Ora invece la Giunta l'ha voluto mettere in calendario, nonostante lo stesso Consiglio abbia messo in guardia sui rischi di incostituzionalità. Stamattina, anziché riferire sul confronto nella capitale, in Aula si è detto in sostanza: è arrivato l'ordine da Fugatti di andare avanti”. Per Zanella: “Non si può legiferare sapendo che il Governo ci impugnerà una norma e che dovremo emendarla nel bilancio a metà dicembre. Un modo di legiferare indegno per il consiglio di un'autonomia come la nostra” ha aggiunto il consigliere, chiedendo a sua volta al presidente Kaswalder di aderire alla richiesta di sospensione del ddl, come richiesto in seguito anche dalla consigliera di Europa Verde Lucia Coppola.

 

Dopo un confronto con la maggioranza (e con Fugatti a Roma) Tonina ha però sottolineato che la Giunta non avrebbe accolto la richiesta di sospensione del ddl, aggiungendo (come riportato in seguito anche da Fugatti) che con la sua approvazione “inizierà un ulteriore dialogo con Roma e non solo. Il ministro Urso ha mostrato ieri un'apertura e oggi il presidente della Giunta sta tenendo un confronto con altri ministri. Quindi, il disegno di legge va approvato perché va nella direzione giusta”. Al di là degli astenuti, che non hanno partecipato al voto proprio per il “metodo” scelto dalla maggioranza, Degasperi (Onda) ha votato 'no' (“non c'è stata risposta sul fatto che questo ddl dovesse essere un passo verso l'obiettivo di un controllo pubblico dell'idroelettrico. L'unico obiettivo è quello di prorogare di 5 anni le concessioni, ma per gli investimenti 5 anni non sono nulla”) come Ivano Job (Misto).

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