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''Senza la fede e il sostegno della mia famiglia forse non avrei resistito''. Lorenzo Baratter parla per la prima volta dopo l'assoluzione: ''Il Patt mi ha lasciato solo''

Era stato accusato di corruzione elettorale: "Condannato subito su Facebook e sui giornali. Accanimenti di ogni genere, anche sul piano personale. Ho letto cose irripetibili sul mio conto". Il rammarico per come è stato trattato dalle Stelle Alpine: "Non so che dire, salvo solo Rossi che mi è stato vicino e molti iscritti che mi hanno sostenuto"

Di Donatello Baldo - 08 novembre 2018 - 19:43

TRENTO. L'intervista a Lorenzo Baratter è un'esclusiva: ha scelto ilDolomiti per commentare l'assoluzione di Corona e Dalprà per la vicenda dell'accordo Patt-Schützen. E lo ha scelto per un motivo: "Avete dato, forse gli unici, valore e senso concreto all'espressione 'presunzione di innocenza'". 

 

La vicenda. A metà della scorsa legislatura, quando Lorenzo Baratter era consigliere provinciale, venne pubblicata una lettera di accordo tra il capo degli Schützen Dalprà e i due - al tempo - candidati alla carica di consigliere nelle fila delle Stelle Alpine. Fu aperto un fascicolo per corruzione elettorale, archiviato dal Pubblico ministero. 

 

Riccardo Fraccaro, a nome dei 5 Stelle, si oppose all'archiviazione e il Gip decise il rinvio a processo. In primo grado la condanna per Corona e Dalprà. Lorenzo Baratter decise di optare per la messa alla prova, decidendo di svolgere servizio di volontariato così da evitare l'eventuale condanna. La sentenza di Appello ha però assolto i due imputati. Un'assoluzione 'politica' anche per Baratter.

 

E’ arrivata quindi l’assoluzione per Corona e Dalprà, un pronunciamento che toglie ogni ombra su tutta la vicenda. Non c’è stata corruzione e questo assolve, soprattutto politicamente, anche lei. Immagino sia molto felice.

Sono molto felice. Felice per me e per la mia famiglia. Sono stati due anni e mezzo che non auguro proprio a nessuno. Rimangono i danni fatti alla mia persona, alla mia dignità e reputazione. Tutto questo purtroppo non lo risarcirà nessuno, così come nessuno chiederà scusa, perché in questo Paese 'civile' funziona così. Anche quando una corte dichiara che 'il fatto non sussiste', nessuno alla fine paga il conto per il fango, tranne chi, ingiustamente, è stato messo alla gogna.
 
Purtroppo, come spesso accade, l’accusa ha significato una condanna ancor prima della sentenza. Ha mai pensato di mollare?

Tutti giudici su Facebook, in televisione, sui giornali. Condanne senza appello e accanimenti di ogni genere, anche sul piano personale. Ho letto cose irripetibili sul mio conto. Non ho mai pensato di mollare e posso assicurare che è stato fatto di tutto per indurmi a farlo.

 

Cosa l'ha trattenuta dal mollare tutto?

Se ho tenuto duro e devo dire grazie alle persone che mi sono state accanto. Mi sono buttato a capofitto nella mia attività di consigliere e ho moltiplicato il mio lavoro accanto alle persone.  Mi è stata fatta terra bruciata intorno: ho dovuto raccogliere tutte le mie forze per resistere e ho tenuto duro.
 
Quale è stato per lei il momento più critico?

Avevo alcuni professionisti dell’informazione sotto casa. Sono entrati nella mia vita privata con una violenza inaudita, senza alcun rispetto. Ripenso agli inseguimenti in autostrada fin sulla soglia della mia abitazione, con tanto di clacson e abbaglianti, cercando di strapparmi dichiarazioni. Le telecamere puntate contro le case dei miei cari. Le grida. Assediato come un assassino per giorni. 
 
Perché secondo lei tutto questo accanimento?

Non lo so, ancora oggi me lo chiedo. Un vergognoso accanimento mediatico. Penso che non resterò in silenzio rispetto a quello che è accaduto, perché anche in questo caso deve esistere un minimo di giustizia e pretendo che venga fatta chiarezza.

Tutte queste cose non le ha mai raccontate pubblicamente.

Le racconto oggi per far capire che davvero tutto questo può avere delle conseguenze drammatiche, pesanti, sulla vita stessa delle persone. Credo che se non avessi avuto la forza della fede e il sostegno della mia famiglia e di qualche amico vero, forse non avrei resistito. E’ la verità.
 
Oltre a quella personale, questa vicenda ha compromesso la sua attività politica?

I fatti hanno certamente compromesso la mia ricandidatura alle elezioni provinciali. Avrei avuto ancora molto da dare e tante persone erano disposte a sostenermi. Ma ho dovuto lavorare due anni con il freno a mano tirato e con l’amarezza di non sentire accanto, come avrei voluto, quel Partito al quale ho dato molto e che anni fa avevo immaginato potesse essere un ambiente ricco di umanità e di relazioni vere e forti.

 

Nonostante questo, non si è mai fermato e ha portato avanti tante iniziative in Consiglio provinciale.

Sì, ho dato il massimo anche in questi due anni e mezzo, così come in tutta la legislatura: voglio ringraziare tutte le persone che ho incontrato, che hanno collaborato con me, con cui ho condiviso questa preziosa esperienza nelle istituzioni. 

 

Un'esperienza che però finisce qui.

Un pensiero positivo: a 45 anni ho ancora molte energie da spendere. Ora mi sto concentrando su famiglia e lavoro, ma anche per quanto riguarda la politica ho qualche buona idea che sta maturando e per la quale mi impegnerò, in modo assolutamente libero e indipendente.
 
Dicevamo che questa vicenda ha compromesso la sua ricandidatura. Come sono andate le cose con il suo partito, il Patt?

A gennaio di quest’anno ho incontrato il segretario politico (Franco Panizza, ndr) alla presenza dei miei due collaboratori, chiedendo esplicitamente la garanzia che non sarebbero stati posti veti alla mia candidatura alle elezioni provinciali. Questa garanzia non mi è stata data. Fino all’ultimo alcuni esponenti di punta del Partito, più o meno esplicitamente, ma anche alcuni territori (uno, in particolare, su tutti), hanno osteggiato la mia candidatura.

 

Qualcuno invece la sosteneva?
Sì, molti cittadini mi volevano candidato e, se la sentenza fosse arrivata prima, oggi la mia situazione sarebbe molto probabilmente diversa. Per il bene del Partito ho fatto l’ennesimo passo indietro, sapendo che la macchina del fango contro di me era pronta in caso di candidatura e avrebbe danneggiato l’intera forza politica.
 
Qualcuno, anche politicamente, le sarà stato vicino, altri si saranno allontanati. Che bilancio fa?

Il bilancio umano è purtroppo molto triste. Direi desolante. Ho vissuto questi 2 anni in una situazione di solitudine a livello di vertici politici. Sono state pochissime le persone che non si sono allontanate. Le umiliazioni, i saluti tolti, le battute, gli insulti, sono cose che non si dimenticano. Tuttavia ho lavorato ancora più duro di prima e ho cercato di fare e dare del mio meglio. Parlano i fatti.

 
Mi diceva che in questi anni, nel suo ruolo di consigliere, ha percorso circa 240 mila chilometri per visitare il territorio.

PEr stare accanto alla persone. Sono felice di aver dato il massimo e lo dimostrano i numerosissimi attestati di stima e di amicizia che ho ricevuto in questi mesi e che ricevo tuttora, come semplice cittadino, nella vita di ogni giorno, da parte di tante persone comuni.
 
Si aspettava maggior sostegno dal Patt?

Non so che dire. Io mi sarei comportato diversamente. Molti dei miei colleghi consiglieri, anche nei momenti per me più difficili, hanno dimostrato indifferenza, non si sono mai fatti sentire. Nemmeno un messaggio. Nel marzo del 2016, al congresso del Patt, pochi giorni prima dello 'scoop' di un quotidiano locale da cui sarebbe poi scaturita l’inchiesta giudiziaria, dissi che non può esistere una politica senza umanità. Un partito, in altre parole, deve essere un luogo di lealtà, di sostegno reciproco, di fratellanza.

 

Ma così non è stato, giusto?
Al contrario, mi è stato tolto l’incarico di capogruppo ancor prima che io potessi spiegare la mia posizione e ancor prima che partisse l’inchiesta giudiziaria. Ho vissuto una situazione a cavallo tra l’isolamento e il sentirmi di troppo. Parlo della dirigenza, mentre nella base ho sempre trovato quasi sempre grande affetto e stima. Nonostante questo, ho continuato a lavorare con lealtà e impegno per il Patt, onorando il mio mandato come è giusto che sia. E’ nei fatti.
 
E l’allora Presidente Ugo Rossi?

Di tutti, è stato oggettivamente l’unico che ha sempre detto che il fatto non sussisteva, che ha preso le mie difese pubblicamente in modo chiaro, che ha evitato che io mi dimettessi da consigliere provinciale (come molti volevano), che ha garantito il mio rientro nel Patt (nonostante alcuni malumori). Che ha preso le mie difese tanto in maggioranza quanto dentro il Partito. Gli sono particolarmente grato, anche perché ha rappresentato una quasi assoluta eccezione nei vertici. 
 
E dagli alleati? Maggior garantismo?

Dagli alleati? Penso che in tutta la vicenda la posizione del Partito Democratico, a partire dal suo capogruppo (Alessio Manica, ndr) e dall’ex segretario politico (Italo Gilmozzi, ndr), sia emblematica. I paladini della democrazia, delle garanzie costituzionali, della presunzione di innocenza... Quelli per i quali, da capogruppo del Patt, mi ero speso con la massima lealtà e collaborazione. Hanno usato toni nei miei confronti che davvero non mi sarei mai aspettato. Che delusione. Quanta ipocrisia, presunzione, supponenza.

 

E' stato 'cacciato' anche dalla maggioranza. 
Il Patt, da parte sua, non ha saputo fare quadrato e ha subito i diktat di Pd e Upt. Così è vero, sono stato 'dimesso' da capogruppo e sono stato di fatto cacciato dalla maggioranza, finendo nel gruppo misto e riuscendo poi solo a fatica a rientrare nel Partito. Voglio però ringraziare Mattia Civico, unica voce umana e amica nel Pd.

 

E dall’opposizione? Si aspettava maggior correttezza?
Per quanto riguarda l’opposizione, ad eccezione di Rodolfo Borga che è sempre stato un signore nel vero senso della parola, non ho visto molti garantisti. Qualcuno addirittura disse a gran voce che fossi stato in Sicilia mi avrebbero sbattuto in galera. Colgo invece l’occasione per ringraziare due ex colleghi che hanno dimostrato a più riprese una sincera umanità e vicinanza: Massimo Fasanelli e Claudio Civettini. 
 
Il Movimento Cinque Stelle ha avuto un ruolo particolare nella vicenda…

Il M5S ha avuto un ruolo decisivo, come è noto. Ha una gravissima responsabilità nella vicenda, sul piano politico e umano, oltre che giudiziario.

 

Baratter, perché ha scelto la messa alla prova? 

Non me la sentivo di sottoporre me e soprattutto la mia famiglia a quella pressione per tutto il tempo del processo e degli appelli. Del resto, non vedevo il volontariato come una pena, ma piuttosto come un’opportunità; non me ne pento nemmeno dopo la sentenza di assoluzione per chi aveva fatto scelte diverse. Anzi, ritengo sia stata una occasione che mi ha donato molto sul piano umano.
 
Vuole ringraziare qualcuno in particolare?

La mia famiglia, innanzitutto. Gli amici veri. Una persona leale (a differenza di altri) che ha lavorato al mio fianco: Matteo Molinari. L’avvocato Nicola Canestrini per il grande lavoro svolto con enorme professionalità e caparbietà, testimone della sofferenza che ho vissuto. Ma anche voi del Dolomiti.

 

Anche noi? Perché?

E perché no. In fondo in questi due anni e mezzo avete dato - forse gli unici - valore e senso concreto alla parola 'presunzione di innocenza'. Altri 'professionisti dell’informazione', invece, hanno fatto scempio della mia dignità e della mia reputazione, trattandomi alla stregua del peggiore dei criminali. Mi sono state dedicate più pagine di quelle che sarebbero state riservate a un serial killer. 

 

E per la notizia dell'assoluzione non sono stati fatto grandi titoli. Ha notato?

Certo, solo qualche articolo striminzito in cui si menziona che 'il fatto non sussiste', faticando persino a menzionare il mio nome. Non si costruisce una carriera sulla pelle delle persone, facendo i garantisti a corrente alternata e costruendo 'scoop' che la giustizia ha dimostrato essere del tutto farlocchi. 

 

Ha detto che pretende delle scuse.
E' così, e continuerò a pretendere delle scuse, credo di averne diritto, non tanto per me e nemmeno per rancore, ma nella speranza che ad altri non capiti lo scempio di processi mediatici che appartengono a società barbare e incivili.

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