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A Levico un muro è ricoperto di svastiche, scritte antisemite e croci celtiche. E i neonazisti colpiscono anche a Vigolo Vattaro

Ormai è difficile pensare a un fenomeno isolato visto che gli episodi di discriminazione si stanno moltiplicando in tutta la provincia. I cittadini: “Se non interviene nessuno le cancelleremo di tasca nostra”

Di Tiziano Grottolo - 06 agosto 2019 - 12:16

LEVICO TERME. Dopo i manifesti per “celebrare” i 100 anni della nascita del fascismo, dopo le orrende scritte apparse fuori dal PalaTrento nel giorno del trasferimento dei profughi e le minacce rivolte a uno studente universitario, ora anche i muri di Levico e Vigolo Vattaro sono stati imbrattati.

 

Le prime ad essere state scoperte da alcuni cittadini indignati sono quelle della frazione di Vigolo Vattaro, del comune di Altopiano della Vigolana: “Non vedrai mai nulla più grande di Roma” accompagnata da una croce celtica e da una svastica.

 

Mentre a Levico non ci si è fatti mancare davvero nulla in un tripudio di svastiche, celtiche e fasci littori. Si va da “Comandante Che Guevara” vergato con una svastica, a “Levico è fascista” passando per “Compagno Hitler”, “Nessun rimorso” e un sinistro “Pagherete tutto” associato a una stella di David (simbolo legato alla religione ebraica) a sua volta messa in relazione con il simbolo del dollaro.

 

Quest’ultimo un chiaro riferimento antisemita, che si riallaccia alle teorie più becere propinate dalla propaganda nazifascista per giustificare l’olocausto.

 

Argomenti che rievocano le pagine più buie del nostro paese e che fanno tornare in mente l’infamia delle leggi razziali del 1938 e dei campi di concentramento, che è bene ricordare ancora una, videro l’Italia fervente complice del regime nazista.

 

Levico Terme poi è la stessa città che il mese scorso espose uno striscione in favore dello storico trentino Francesco Filippi autore de il libro ‘Mussolini ha fatto anche cose buone: le idiozie che continuano a circolare sul fascismo’ pubblicazione che smentisce luoghi comuni e bufale del Ventennio.

 

Questo suo lavoro, che evidentemente alcune persone non hanno ancora letto, ha procurato a Filippi anche le attenzioni indesiderate di alcuni gruppi neonazisti che lo hanno minacciato, trovando però la ferma risposta dei levicensi schieratisi dalla parte dello storico: “Il nostro comune è casa tua e della democrazia”.

 

Scritte che in questo senso diventano ancor più gravi, segnale allarmante di un linguaggio politico intriso di violenza che fa da propellente per il crescente clima d’odio che va diffondendosi nel nostro paese.

 

Tanto a Levico quanto a Vigolo Vattaro, fortunatamente, c’è ancora chi si indigna di fronte a simili scritte che offendono la società civile. Alcuni cittadini poi si sono offerti di cancellare gli obbrobri di tasca propria, un gesto di civiltà che riscatta la sciatteria di alcuni.

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