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Agricoltura, il Patt sul rifacimento del sistema irriguo in val di Non: ''Ma la Pat cosa aspetta? I 6 milioni già ci sono. E hanno idee per la Valsugana e il Chiese?''

Il tema è quello del progetto "Acqua e agricoltura" in val di Non per efficientare il sistema agricolo nella direzione del risparmio dell'acqua: sul tavolo ci sono 6 milioni di euro tra il 2019 e il 2021 con una compartecipazione privata al 50%. Anche in Valsugana si sono mossi da tempo e in val del Chiese ci sono richieste. Il Patt interroga l'esecutivo Fugatti

Di Luca Andreazza - 07 ottobre 2019 - 21:37

TRENTO. "Non si conosce nulla dello stato di avanzamento del progetto sul rifacimento del sistema irriguo in val di Non, questo nonostante i 6 milioni stanziati dalla precedente giunta". Il Patt riprende l'articolo de Il Dolomiti e rilancia la questione per interrogare l'esecutivo di Fugatti sulla situazione tra val di Non e Valsugana (Qui articolo). 

 

Il tema è quello del progetto "Acqua e agricoltura" in val di Non per efficientare il sistema agricolo nella direzione del risparmio dell'acqua: sul tavolo ci sono 6 milioni di euro tra il 2019 e il 2021 con una compartecipazione privata al 50%.

 

L’obiettivo principale del protocollo era, infatti, quello di rispondere alle necessità idriche per l’agricoltura nonesa attraverso un progetto organico per il potenziamento e per l’ulteriore efficientamento del sistema irriguo, accompagnato da ulteriori investimenti per il miglioramento della qualità delle acque e per un’agricoltura sempre più sostenibile, dalla progressività nel rilascio del deflusso minimo vitale e da un percorso di trasferimento tecnologico in grado di coinvolgere l’Università di Trento, la Fondazione Bruno Kessler e la Fondazione Edmund Mach.

 

Negli anni ci si è mossi anche in Valsugana, un progetto simile per migliorare la situazione nella zona di Telve. In questo caso si ipotizza la necessità di mettere sul piatto 5 milioni di euro. Tutto però sembra fermo in val di Non, mentre lungo la statale 47 sarebbero in attesa di capire come muoversi per arrivare ai finanziamenti. 

 

"Iniziative importanti - evidenziano i consiglieri provinciali Michele Dallapiccola, Ugo Rossi e Paola Demagri - oggetto di protocolli di accordo tra Provincia, soggetti collettivi pubblici e privati coinvolti nella locale gestione e valorizzazione della risorsa idrica a scopo agricolo. In questa direzione, nella precedente legislatura, la giunta ha compiuto fondamentali passaggi formali poiché per arrivare alla stesura dei documenti è stata necessaria una fase amministrativa propedeutica alla progettualità e al finanziamento. Un percorso molto complesso e articolato. Ma la fiducia in questo sistema è certificata dai numeri".

 

Così per il Cmf Lagorai si è arrivati a formalizzare un protocollo di utilizzo delle acque in grado di coinvolgere anche Hde, mentre per quanto riguarda la val di Non è stato completato il passaggio formale più importante, quello della realizzazione di un grande consorzio irriguo di secondo livello di valle, unico soggetto con il quale dialogare, ma soprattutto al quale consegnare la responsabilità di accordi e risorse. Fatti che si sono concretizzati anche in uno specifico stanziamento di bilancio.

 

"In un mercato difficile - spiegano le Stelle alpine -  mantenere la qualità attraverso la pezzatura della frutta e disporre di una risorsa idrica sostenibile per pensare anche a forme importanti di diversificazione colturale. Questo è possibile solo attraverso questo tipo di progettualità e le imprese del territorio hanno il diritto di ricevere pubblica informazione. Promuovere idee di sviluppo apertamente e in armonia con la propria comunità è tra i principali compiti di un’amministrazione provinciale trasparente".

 

Un quadro che però deve tenere presente anche altre esigenze. "E' necessario - dicono Dallapiccola, Rossi e Demagri - capire limiti e dimensioni di questi due importanti progetti in quanto dal punto di vista irriguo, nonostante il notevole impegno di questi anni, ci sono ancora molte lacune da sistemare anche in altre zone del Trentino. Un esempio è la bassa val del Chiese: qui si ipotizzano ampliamenti degli stabilimenti di lavorazione e trasformazione del prodotto, quando dagli agricoltori della zona arriva forte e chiaro anche l’allarme relativo alla scarsità d’acqua per le colture che già attualmente conferiscono al consorzio".

 

Il piano delineato per la val di Non potrebbe essere replicato anche in val del Chiese. "E' fondamentale - continua il Patt - offrire al consorzio locale certezza di intervento per permettere una corretta pianificazione delle opere da approntare. E’ infatti impensabile ipotizzare un ampliamento degli stabilimenti di lavorazione se anche dal punto di vista colturale non si siano opportunamente adeguate le infrastrutture agro-colturali necessarie".

 

E così il Patt interroga la giunta: "Quali sono - concludono Dallapiccola, Rossi e Demagri - le intenzioni rispetto a questi due grandi progetti irrigui? Si chiede in particolare quali siano le intenzioni di finanziamento degli step realizzativi del progetto acqua in val di Non e per quando sia previsto il ri-finanziamento finalizzato all'apertura di un prossimo bando della misura Psr 433 irrigazione?".

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