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"Block the planet", nuovo sciopero in arrivo di Fridays for future: "Noi siamo la resistenza"

Dopo l'assemblea nazionale tenuta a Napoli, Fridays for Future Italia ha proclamato una nuova giornata di sciopero per il 29 novembre. L'attivista trentina Dal Lago: "Vogliamo trasformarlo in uno sciopero globale. La politica? Sia a livello provinciale che a livello nazionale è nostra nemica. Doveva ascoltarci e non l'ha fatto" 

Di Davide Leveghi - 08 ottobre 2019 - 20:02

TRENTO. Da “Block the city” a “Block the planet” il passo è breve, vista la grande partecipazione che ha interessato, nella giornata dello “sciopero globale per il clima”, moltissime città nel mondo, Trento compresa. In Italia sono scesi in piazza oltre un milione di giovani, quasi 8 milioni in tutto il mondo.

 

Il tempo di raccogliere le idee, di canalizzare tutto il lavoro fatto nelle singole assemblee locali, e via con l'organizzazione, durante l'assemblea nazionale di Fridays for future Italia tenuta a Napoli, di un'altra giornata di mobilitazione, questa volta fissata per la data del 29 novembre. “Questa volta – ci racconta Alberto Dal Lago, unico giovane trentino appartenente al comitato di Fridays for future Trento ad essere sceso a Napoli – la giornata di protesta non si lega ad uno sciopero globale per il clima ma ad una giornata di mobilitazione lanciata dal Cile, dove si terrà la Cop25 (Climate change conference). Nell'assemblea nazionale abbiamo proposto che venga trasformata in un altro sciopero globale, con lo slogan “Block the planet” a testimoniare la volontà di fermare la logistica del sistema che noi contrastiamo”.

 

L'idea è di sfruttare al meglio l'onda lunga del terzo sciopero mondiale, che ha colorato le strade anche del capoluogo trentino nella giornata del 27 settembre. Per questo il comunicato ufficiale rilasciato sui social dopo l'assemblea di Napoli recita: “Lanciamo il quarto sciopero globale per il 29 novembre, proponendolo a livello internazionale sotto lo slogan “Block the planet”. Quella giornata di mobilitazione ci permetterà di sperimentare le tante pratiche discusse in questi giorni, come le pratiche di blocco e di disobbedienza civile caratterizzate dalla partecipazione pacifica e di massa”.

 

Giustizia climatica”, intesa come “necessità che a pagare il prezzo della riconversione ecologica e sistemica sia chi fino ad oggi ha speculato sull'inquinamento della terra, sulle devastazioni ambientali, causando l'accelerazione del cambiamento climatico” è l'obiettivo primario individuato dalle oltre 80 assemblee locali confluite qualche giorno fa a Napoli.

 

L'apporto di quella trentina, elaborato tra il post-27 settembre e delle assemblee aperte, lo racconta Dal Lago: “Abbiamo ribadito dei punti che secondo noi sono centrali: il sostegno ai comitati locali di resistenza ambientale, che nel nostro caso ha visto il tema più eclatante nella questione della Valdastico, e la necessità di unire le forze tra tutte le battaglie locali per poterne trarre le potenzialità globali, l'anticapitalismo, l'utilizzo di pratiche, come i blocchi, che scuotano la società provocando disagi, come nel caso del nostro attuato in piazza Venezia”.

 

I concetti sono chiari e radicali, e si trovano tutti nel comunicato diramato dall'assemblea nazionale. In un passo si legge: “Siamo i/le giovani, e non solo, contro gli attuali potenti della terra, contro le multinazionali e contro chi detiene il potere economico e politico che non stanno facendo nulla in proposito. La giustizia climatica è per noi strettamente connessa alla giustizia sociale, la transizione ecologica dev’essere quindi accompagnata dalla redistribuzione delle ricchezze, vogliamo un mondo in cui i ricchi siano meno ricchi e i poveri meno poveri. Cambiare sistema e non il clima non è per noi uno slogan. Il cambio di sistema economico e di sviluppo è per noi un tema centrale e necessariamente connesso alla transizione verso un modello ecologico”.

 

Interconnessione tra le diverse lotte, volontà di approfondire le relazioni con la comunità scientifica, necessità di “entrare in sintonia, e non in contraddizione, con i bisogni di lavoratrici e lavoratori, delle abitanti e degli abitanti delle nostre città, delle nostre province e di tutti i nostri territori”, bisogno di ripensamento totale del sistema, sono questi alcuni dei punti sollevati dall'assemblea, e simboleggiati dall'immagine di una casa in fiamme, che una volta spenta, non sarà comunque più la stessa.

 

E nella stessa organizzazione del movimento si riflette un modello di gestione completamente nuovo, preannuncio di un'idea di società meno gerarchica e più partecipativa. “Più volte abbiamo ripetuto che il potere decisionale è delle assemblee locali – spiega l'attivista trentino – e questo per sottolineare l'autonomia dei singoli territori. In queste assemblee non c'è organo che decide ma a farlo è la stessa assemblea, in maniera democratica e orizzontale. Nell'assemblea nazionale, invece, si dettano le linee generali, i paletti entro cui muoversi”.

 

Tra le linee generali, le istanze sono precise: basta sussidi sui combustibili fossili, tassazione sui profitti della produzione e non solo sul consumo, obiettivo emissioni zero entro il 2030 per l'Italia e decarbonizzazione entro il 2025 con conseguente passaggio alla produzione energica totalmente rinnovabile. In termini più pratici, no a ogni infrastruttura basata sullo sfruttamento dei combustibili fossili.

 

Dismissione delle aziende inquinanti e passaggio all'energia rinnovabile devono andare a braccetto, si legge nel comunicato, perché “non si accetta il ricatto tra lavoro, salute e tutela dell'ambiente”. Così per un investimento su un trasporto pubblico sostenibile e accessibile a tutti, sul cambio di rotta nel mondo di istruzione e ricerca a favore di un riconoscimento maggiore del loro valore in ottica di trasformazione, anche ecologica, della società, sulle opere “inutili e dannose” che si costruiscono lungo tutto lo Stivale, su agricoltura e allevamento intensivi.

 

“Pretendiamo che l’unica grande opera da portare avanti sia la bonifica e la messa in sicurezza dei territori - si afferma, aggiungendo - vogliamo che venga dichiarata l’emergenza climatica ed ecologica nazionale, consapevoli che non può essere solamente un’opera di greenwashing della politica. La dichiarazione di emergenza climatica dev’essere fin da subito uno strumento trasformativo del presente. Un passo che da forza al nostro movimento, senza però mai dimenticare che la vera alternativa è quella che tutti i giorni pratichiamo nei nostri territori e quella che narriamo nelle nostre iniziative. Dobbiamo rendere complementari le pratiche di autogestione ecologista con le forti richieste che facciamo alla politica”.

 

E la politica, nel comunicato, appare poche volte, a testimonianza di una scarsa fiducia diffusa nel movimento. “La politica istituzionale è nostra nemica, questo stesso governo che dice di appoggiarci ma presta solidarietà e invia studenti a aziende come Eni, che devastano l'ambiente – incalza Dal Lago – è nostro nemico. Per questo stiamo scrivendo una dichiarazione dei nemici ambientali, che indichi i responsabili e i sostenitori delle politiche ambientali disastrose che ci hanno portato dove siamo. I termini per trattare con loro non ci sono, perché dovevamo essere ascoltati e non lo siamo stati”.

 

Le lancette girano, il tempo scorre, e mentre il futuro rischia di essere sempre più ipotecato Fridays for future precisa che non scenderà ad alcun compromesso, non negozierà ma rivendicherà il futuro suo e di tutta l'umanità. “Non siamo disposti ad arrenderci – chiosa il comunicato – noi siamo la resistenza”.

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