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Cia: ''Il nostro candidato sindaco deve essere investimento per i prossimi 10 anni. Il Patt? Una delusione, sono come le sardine''

Dopo l'autosospensione dal tavolo delle trattative, continuano i "mal di pancia" di Cia nell'avvicinamento alle prossime elezioni comunali del 2020. "Occorre, fortissimamente, partire dai temi che interessano la città e dalla idea che il futuro sindaco deve avere del capoluogo. La comunità merita rispetto, ma pretende anche serietà e concretezza. Attenzione alle novità nel centrosinistra"

Di Luca Andreazza - 29 dicembre 2019 - 17:06

TRENTO. "Non posso condividere il metodo 'margherita', quello di togliere quotidianamente un petalo, bruciando sulla stampa un candidato al giorno, fuori da ogni schema e da ogni metodo, fuori da ogni contesto e logica, se non quello della silenziata faida". Così Claudio Cia, consigliere provinciale e assessore regionale in quota Agire, che aggiunge: "Non ci si può riempire la bocca di buoni propositi e poi ridursi a cercare posizionamenti favorevoli rispetto alle altre forze politiche".

 

Dopo l'autosospensione dal tavolo delle trattative (Qui articolo), continuano i "mal di pancia" di Cia nell'avvicinamento alle prossime elezioni comunali del 2020. "Occorre, fortissimamente, partire dai temi che interessano la città e dalla idea che il futuro sindaco deve avere del capoluogo. Da questo pensiero - prosegue - va individuata la personalità che funga da leva più adatta a declinarne i contenuti. La comunità merita rispetto, ma pretende anche serietà e concretezza".

 

I nomi e potenziali candidati sindaci dovrebbero restare all'interno delle stanze. "Non possiamo sacrificare un nome al giorno. Sono sempre convinto - dice - che il profilo da selezionare non debba essere eccessivamente targato o identificabile a un singolo partito: deve riuscire a interpretare le sensibilità della città e del territorio. I diretti interessati dovrebbero saperlo dalla coalizione e non sulla stampa. E' poi chiaro che chiunque ritenga di aver già vinto e possa condurre le danze non ha compreso la delicatezza del momento, così come la mobilità dell'elettorato".

 

Il leader di Agire sostiene la necessità di non adagiarsi troppo sull'affermazione alle ultime provinciali. "E' vero che si percepisce una voglia di cambiamento - evidenzia - ma rispetto al clima del 2018 la situazione è molto diversa. C'è voglia di cambiamento ma non al buio. Non si può ritenere di trasferire una sorta di formula nazionale ai problemi della città, magari inoculando nel suo tessuto tematiche paracadutate ad effetto che non possono produrre risultati".

 

Anche perché le novità riguardano anche il centrosinistra. "Una riproposizione di Andreatta - continua Cia - avrebbe portato a evidenziare limiti e criticità, sarebbe stato stimolo e forza per la coalizione. Mai come queste elezioni il candidato sindaco può essere una figura decisiva nell'intercettare gli elettori indecisi e per queste serve coerenza e credibilità. E' necessario individuare un potenziale primo cittadino che permetta al centrodestra di guardare non solo al mandato imminente, ma almeno a dieci anni, se non addirittura in ottica provinciali 2028". Un ragionamento che lascerebbe intendere come il profilo in pole position, quello di Aronne Armanini (Qui articolo), non si possa conciliare con una visione di lungo periodo.  

 

E se il consigliere provinciale è stato tra i primi e più strenui sostenitori di Fugatti quali presidente della Provincia, chiede anche un passo di lato della Lega. "Il carroccio deve mettere da parte le comprensibili ambizioni - aggiunge - per favorire una ricerca di candidati più trasversali, meno targati e più di area. Il candidato orizzontale in grado di intercettare una più vasta gamma di popolazione, questa è la linea maestra".

 

Le parole chiave sono pragmatismo e fermezza. "Sono convinto - spiega Agire - che la città abbia bisogno di questi elementi, altrimenti il rischio è quella di una nuova balcanizzazione di un Consiglio comunale di Trento ridotto, troppo spesso, a trasformismi: per non sciogliersi si è imposto compromessi al ribasso e stalli operativi gravi. Per questo è fondamentale offrire alla cittadinanza qualcosa di chiaro, definito e inclusivo. Includere non significa aggregare, non significa accorpare forze tra di loro inconciliabili: significa condividere senza esclusioni aprioristiche tutti gli attori politici appropriati a rispettare contenuti precisi e dichiarati, all’interno di un perimetro politico di seta, di ideali accettati".

 

Sono molti i temi sui quali ragionare. "Trento deve scommettere sul suo ruolo basilare all'interno dell'Euregio e sull’asse del Brennero. La città - dice - sa di poter giocare le carte immateriali della conoscenza, dell’Università, della ricerca e dei servizi. Solo alcuni esempi sui quali rigenerare un ruolo alto di capoluogo. Si deve recuperare dal degrado una periferia troppo distante dagli standard minimi, soprattutto in termini di servizi e di qualità dei trasporti. E su questo il mio appello in particolare è verso quelle forze, non solo partitiche, ma estese al volontariato, alle energie sane e molte volte silenti e silenziate, che dei contenuti operativi fanno la propria cifra distintiva: un atto di coraggio e di impegno".

 

Un ultimo punto è quello del Patt, che sembra aver impresso un'accelerazione per ritrovare quell'alleanza precedente alle elezioni del 2018 (Qui articolo). "Dispiace questa ideologizzazione delle Stelle alpine. Un polo territoriale - conclude Cia - avrebbe rappresentato una novità interessante e vivace nel dibattito politico. Invece sembrano le sardine in salsa trentina, si schierano in contrapposizione alla Lega. Non serve andare a braccetto con il carroccio ma non si può nemmeno essere su posizioni contrarie a prescindere".

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