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Cia: “Sbagliato addossare in maniera automatica una responsabilità penale altrui”. Emendamento al ddl sulle case Itea

Il consigliere di Agire chiede di introdurre il principio di connivenza o complicità della famiglia: “Si deve consentire ai conviventi stessi di fornire una prova liberatoria, nel senso di dimostrare di non aver agevolato né partecipato, neppure omissivamente, alla realizzazione di condotte antisociali”

Di Tiziano Grottolo - 12 dicembre 2019 - 17:47

TRENTO. Lo avevamo anticipato già ieri, il disegno di legge presentato da Fugatti che propone di togliere l’alloggio Itea anche ai famigliari delle persone che vengono riconosciute colpevoli di determinati reati, ha destato non poche perplessità anche all’interno della stessa maggioranza provinciale.

 

Questa volta è stato Claudio Cia di Agire a manifestare dei dubbi depositando un emendamento per introdurre il principio di connivenza o complicità della famiglia. “Sono molto soddisfatto – afferma il consigliere di Agire – che la Giunta provinciale abbia aperto alla possibilità di chiarire meglio questa norma, in particolare per garantire di più le posizioni dei famigliari”.

 

L’emendamento intende intervenire per far sì che i componenti del nucleo familiare non si vedano addossare in maniera automatica una responsabilità penale altrui, ma che piuttosto rispondano per i propri atti, quantomeno omissivi. È bene ricordare infatti la differenza che esiste tra “responsabilità penale” e “responsabilità ai fini amministrativi”, sottolinea il consigliere.

 

La Provincia autonoma di Trento, in tutta evidenza, non dispone della competenza in materia penale. Più precisamente, si può sostenere che la Pat, agganciandosi all’esistenza di una responsabilità penale sancita dall’intervento della magistratura, ne fa derivare delle conseguenze sul piano amministrativo con riguardo a soggetti diversi dal reo.

 

Vi è pertanto la necessità giuridica – e morale evidenzia – che anche la responsabilità di tipo amministrativo trovi un radicamento nella natura delle cose, e non venga ciecamente imputata a soggetti che potrebbero essere del tutto estranei ai fatti da cui la legge fa derivare la revoca sanzionatoria dell’alloggio. Inoltre aggiunge Cia è chiaro a tutti che un nucleo familiare, per fruire di determinati benefici, debba cooperare per garantire che il servizio ottenuto non si ritorca contro la collettività e che non divenga – come nel caso degli alloggi utilizzati a fini illeciti, ricorda – persino un presupposto per rendere più agevoli le condotte antisociali”.

 

Il consigliere di Agire pone l’attenzione sulla possibilità che determinati delitti maturino in un ambiente familiare senza che i conviventi possano né prevedere né tanto meno agire in alcuna maniera. “È altrettanto vero tuttavia – ricorda – che all’interno del nucleo familiare potrebbero svilupparsi forme di omertà, di collusione, persino di compartecipazione agli illeciti commessi dai propri membri”.

 

Ed è proprio su questo punto che Cia vorrebbe introdurre una discriminante che “consenta ai conviventi stessi di fornire una prova liberatoria, nel senso di dimostrare di non aver agevolato né partecipato, neppure omissivamente, alla realizzazione di condotte antisociali”. Dal suo punto di vista questo eviterebbe che ingiuste sanzioni siano erogate in maniera indiscriminata, “ma scongiurerebbe al contempo l’indifferenza nei confronti dei contesti omertosi”.

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