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Confindustria alla Giunta Fugatti: ''Dobbiamo essere più inclusivi, la Valdastico meglio arrivi a Trento e non diamo per scontata l'Autonomia''

Il presidente Manzana nel corso dell'assemblea annuale del settore ha spiegato punto su punto la posizione degli industriali: ''Lungi da me l’essere buonista ma siamo in un Paese dove la natalità è negativa e le nostre imprese hanno bisogno di nuove risorse umane soprattutto quando gli italiani non vogliono più fare certi mestieri''

Di Luca Andreazza - 28 dicembre 2019 - 05:01

TRENTO. Inclusività e integrazione, sostenibilità economica, ambientale e sociale, ma anche responsabilità. Sono queste le parole chiave indicate da Fausto Manzana, presidente degli industriali trentini, lanciate nel corso dell'assemblea annuale del settore e sulla rivista del comparto. Un intervento molto lungo, ma dal quale sembra emergere una visione un po' diversa del futuro trentino rispetto alle indicazioni della Giunta leghista. La Valdastico? Con uscita più a nord rispetto al progetto provinciale. I migranti? Accettare e vincere la sfida dell'integrazione. Rifiutare di giocare la partita, significa perdere. Sono solo alcuni passaggi di un piano programmatico che cerca di anticipare i temi, compreso il rispetto al movimento di Greta Thunberg.

 

"Dobbiamo essere maggiormente inclusivi. Dobbiamo prendere atto - dice il presidente di Confindustria - che in passato siamo stati migranti e che dobbiamo accogliere i migranti di oggi. Dobbiamo coltivare la memoria per far fiorire un futuro migliore. Molto spesso si sente dire: prima gli italiani, prima i trentini. Io dico: prima le imprese italiane, prima le imprese trentine".

 

Non un'accoglienza indiscriminata, ma comunque è ormai necessario saper gestire i flussi. "Lungi da me l’essere buonista. Anche perché - prosegue Manzana - alcune 'interpretazioni' del buonismo hanno portato a nuove forme di schiavitù, condizione che non può essere in alcun modo accettata. Condizione che non fa certo rima con 'responsabilità', con 'impresa' e nemmeno con 'sociale'. Il rispetto delle regole deve essere al primo posto. Il rispetto delle nostre tradizioni pure. Tradizione che non sia folclore o nostalgia identitaria, però: tradizione intesa come memoria dei nostri valori fondanti".

 

Anche perché Italia e Trentino si trovano ad affrontare le stesse criticità, che ormai si possono considerare, in questa fase, strutturale. "In un Paese - continua il numero uno di Confindustria - dove la natalità è negativa, le nostre imprese hanno bisogno di nuove risorse umane. Soprattutto quando gli italiani non vogliono più fare certi mestieri, che invece sono richiesti dalle imprese. Soprattutto quando gli italiani – e tra loro anche i trentini – stanno invecchiando e, tra dieci anni o poco più, metà della popolazione dovrà reggere il peso dell’altra metà. Dobbiamo accettare e vincere la sfida dell’integrazione. Rifiutare di giocare la partita, significa perdere la partita". 

 

Responsabilità sociale di un’impresa significa anche rispetto per l’ambiente. E' necessario per il numero uno di Confindustria trovare un equilibrio tra le infrastrutture e il rispetto del territorio. "Questa deve essere una priorità. Ma questa priorità non può prescindere dal prendere atto che le grandi opere debbono essere realizzate, sia a livello nazionale per connettere meglio il nostro Paese con il resto d’Europa, che nella nostra Provincia".

 

Capitolo completamento dell'A31. "Sì. Mi riferisco alla Valdastico - evidenzia Manzana - che secondo noi industriali dovrebbe avere un percorso con lo sbocco trentino posto più a nord rispetto al progetto della Provincia. In questo modo la Valdastico potrebbe diventare alternativa alla Valsugana, alleggerendola del traffico pesante che tutti conosciamo e riducendo, di conseguenza, gli incidenti stradali che oggi sono numerosi. Ma mi riferisco anche alla terza corsia dell’Autostrada del Brennero. Mi riferisco alla tangenziale di Trento e a quella di Rovereto. Mi riferisco alle opere collegate al tunnel del Brennero, quali l’interramento della ferrovia e i bypass delle città di Trento e Rovereto. Ma oggi, per realizzare un’opera importante del valore di oltre 100 milioni di importo, sono necessari sedici anni".

 

Ma serve un cambio di passo. "Nel nostro Paese - aggiunge il presidente di Confindustria - sono ferme opere pubbliche per un valore superiore ai 70 miliardi di euro, conteggiando solo le opere sopra i 100 milioni. E se è vero che ogni miliardo di euro vale quindicimila posti di lavoro, stiamo parlando di un milione di posti di lavoro potenziali. Senza incrementare l’indebitamento. Senza far arrabbiare alcuno. E il nostro Trentino non fa eccezione. Guardo con il dovuto rispetto al movimento nato al seguito di Greta Thunberg – foss’anche solo per il fatto che si tratta di una giovane ragazza che si impegna per contrastare il cambiamento climatico – battaglia titanica per quelle giovani spalle. Posso anche convenire sul fatto che la mia generazione ha rubato a lei e a molti altri giovani il futuro. Forse è anche vero che abbiamo distrutto i loro sogni. Non mi sottraggo: riconosco gli errori, miei e non solo miei. Non me la sento proprio di difendere a spada tratta le classi dirigenti, tutte, che si sono avvicendate nel tempo. L’allarme è reale, i rischi pure".

 

L'Italia e il Trentino devono evitare le polarizzazioni. "Un contrasto violento e sterile per occhieggiare a futuri vantaggi in termini di consenso. A me, a noi, interessa contribuire nel costruire soluzioni. Ci interessa conoscere - spiega il presidente - capire e studiare le questioni. E poi confrontarsi, negoziare e infine agire. Quel che è certo è che siamo su un treno in corsa. Fermarlo e scendere non è un’opzione praticabile. Possiamo modulare la velocità, rendere il viaggio più confortevole, persino passare su un altro binario. Ma sul treno siamo e sul treno tutti restiamo".

 

Il Trentino deve ripartire da "territorio", "intelligenze" e "Autonomia", quest'ultima "Non dobbiamo darla per scontata. Dobbiamo dimostrare ogni giorno, con i fatti, che l’autogoverno non è un privilegio ereditato, bensì una condizione meritata, conquistata. Tutti i giorni". Un altro passo per il Paese è quello di ridurre le distanze tra Nord e Sud, mentre il Trentino dovrebbe puntare maggiormente su istruzione, formazione, infrastrutture, capitale, innovazione tecnologica e digitale. 

 

Il rafforzamento non può prescindere nemmeno dall’ambito finanziario. "E' fondamentale - continua - avere un forte sistema del credito locale a supporto del territorio e in particolare delle piccole e medie imprese, accanto ai gruppi bancari nazionali che sono più strutturati per assistere le aziende di dimensioni più grandi e per seguirle sui mercati esteri"

 

Banca Cassa Centrale e Mediocredito. "In Trentino, negli ultimi mesi, è stato costituito uno dei più grandi gruppi bancari italiani, che poggia anche sulle fondamenta del credito cooperativo trentino. Un progetto che seguiamo con grande interesse ed attenzione, perché la nostra economia e le nostre imprese – dal Dopoguerra ad oggi – si sono sviluppate con il contributo determinante delle casse rurali. Ci chiediamo se anche domani questo supporto continuerà ad esserci. In questo contesto si inserisce anche l’importante partita sul futuro di Mediocredito Trentino-Alto Adige che si sta giocando in questi giorni. L’istituto è dotato di importanti competenze al suo interno e può davvero essere la banca delle imprese del territorio".

 

Ecco poi la richiesta alla Provincia. "A questo proposito, chiedo al presidente Fugatti – dal momento che la Provincia di Trento è tra gli azionisti di Mediocredito – di fare in modo che la banca possa continuare a ricoprire questo ruolo, con un impatto sempre più importante sul territorio provinciale" (Qui rivista di Confindustria in forma integrale).

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