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Conte incontra la Commissione sulla violenza di genere. Conzatti: "Ci dobbiamo rivolgere agli uomini, serve un grandissimo lavoro culturale"

Il lavoro è tanto, i numeri impressionanti: 1 femminicidio ogni 2 giorni. Dopo l'incontro del premier con i membri della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere, dalle due parti viene espressa però soddisfazione. Sul tavolo sono stati discussi temi come la creazione di fondi per gli orfani di femminicidio, il reinserimento delle donne nel mondo del lavoro e la rieducazione degli uomini maltrattanti

Di Davide Leveghi - 31 ottobre 2019 - 21:53

TRENTO. “Il colloquio si è svolto in un clima positivo, costruttivo e di condivisione visti i dati alla mano e la trasversalità del problema”. Esordisce così, Donatella Conzatti, senatrice di Italia viva che fa parte della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, raccontando le dinamiche dell'incontro tenuto nel pomeriggio di mercoledì 30 ottobre con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

 

In un confronto definito proficuo dalle due parti – come testimoniato anche da un post del premier Conte – si sono definite delle linee guida per il contrasto ad un fenomeno, quello della violenza di genere, particolarmente grave ed urgente. I numeri, infatti, appaiono impietosi: “I dati Istat fotografano una situazione in cui ogni 2 giorni avviene 1 femminicidio – spiega la senatrice roveretana – cioè un omicidio compiuto per ragioni di genere. Se parliamo di violenza, che può trovare diverse modalità, sono invece 8 i milioni di donne tra i 16 e i 60 anni che l'hanno subita. Una donna su 3. Per quanto riguarda le molestie sul luogo di lavoro, infine, l'8,7% delle donne che lavorano o cercano lavoro le hanno subite”.

 

Numeri impressionanti, che testimoniano la pervasione della società italiana di atteggiamenti e culture intolleranti e patriarcali. “Il Paese non può chiudere gli occhi su una situazione del genere, il fenomeno ha una profonda base culturale – incalza Conzatti – per questo con il presidente Conte abbiamo affrontato dei punti a nostro giudizio fondamentali, a partire dal completamento dei decreti attuativi per sbloccare i fondi per gli orfani delle vittime di femminicidio, in questo momento in dirittura d'arrivo”.

 

Il ministro dell'economia Roberto Gualtieri ne è al corrente e sarebbe pronto, a quanto dicono la senatrice e il premier, a sbloccare le risorse. “Vi sono poi le azioni di carattere culturale – continua – come un corso di studi in educazione al rispetto da inserire nelle scuole, su cui Conte ci ha dato tutto il suo supporto, proponendoci pure di dar vita a visite congiunte in alcuni istituti scolastici. Proposta che noi abbiamo accettato favorevolmente. Servono azioni sinergiche perché l'ordinamento giuridico non basta e il lavoro culturale da fare è grandissimo”.

 

E infatti si aggiungono altre iniziative. “Il soggetto a cui ci dobbiamo rivolgere sono gli uomini – spiega – il focus dev'essere su di loro e sul loro modo di comportarsi. Per questo vanno trovate risorse per sostenere la rieducazione degli uomini maltrattanti. Stiamo inoltre lavorando per una pubblicità progresso che parli dagli uomini agli uomini”.

 

Infine Conzatti parla di una misura considerata decisiva, la creazione di un fondo per il “contributo di libertà”. “E' uno dei temi centrali, uno degli obiettivi della nostra commissione. Se nel Paese infatti lavora una donna su 2, e al Sud una donna su 3, è chiaro come per un soggetto che subisce violenza sia difficile andarsene. Se non c'è la libertà economica, la donna fatica ancora di più ad allontanarsi, per questo è importante affiancare dei percorsi di reinserimento nel mondo del lavoro”.

 

Lo sforzo culturale dovrà quindi accompagnarsi ad uno economico, vista la necessità di creare fondi e investire in politiche e iniziative capaci di trasformare fenomeni radicati nella società come mentalità profondamente diffuse. E a tal proposito, la senatrice di Italia viva non risparmia critiche alla luce dell'atteggiamento di parte del suo ex-partito, Forza Italia, sulla mozione Segre – in netta controtendenza ad un altro senatore trentino, questa volta di Fratelli d'Italia, Andrea De Bertoldi, decisamente contrario ad una misura definita “liberticida” a da “repubblica sovietica” (qui l'articolo).

 

“Forza Italia non ha dato senso di compattezza in questo caso perché ciò che rimane della sua anima liberale non può votare contro a una misura del genere – chiosa – è grave che altri si siano astenuti. Si doveva votare sì per più motivi, per la persona (la senatrice a vita Liliana Segre, ndA), per la cultura, per il messaggio, per il problema che effettivamente c'è. La situazione sociale che si vive nel Paese in questo momento è grave”. Non a caso, sul voto del partito di Berlusconi, anche la vicepresidente della Camera Mara Carfagna si è espressa criticamente. “La mia Forza Italia, la mia casa, non si sarebbe mai astenuta in un voto sull'antisemitismo – ha scritto sui social – stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle”.

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