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Assegno di autodeterminazione per le donne vittime di violenza, Nudm: “Una legge che arriva in un momento drammatico”

Dopo l’approvazione del ddl interviene Non Una di Meno: “Speriamo che questo provvedimento venga recepito anche da altri territori e che rappresenti il primo passo verso quello che da anni il nostro movimento sta rivendicando a gran voce: il reddito di autodeterminazione. Un reddito incondizionato e universale, slegato dalla prestazione lavorativa, dalla cittadinanza e dalle condizioni di soggiorno”

Di T.G. - 06 febbraio 2021 - 12:27

TRENTO. Nel corso del 2020, un anno segnato dalla pandemia, sono state ben 312mila le donne che hanno perso il posto di lavoro, oltre il doppio degli uomini. Nello stesso anno, a fronte di un calo complessivo degli omicidi volontari i femminicidi sono lievemente aumentati. È partendo da questi due dati che le attiviste di Non Una di Meno salutano con favore l’importante legge approvata in Trentino che prevede un assegno di autodeterminazione per le donne che hanno subito o subiscono violenza. “Una legge che arriva in un momento drammatico”, sottolineano.

 

“Vogliamo comunque ribadire con forza che la violenza maschile contro le donne non è una ‘situazione emergenziale’, bensì una condizione sistemica; essa attraversa tutti gli ambiti delle nostre vite, si articola, autoalimenta e riverbera senza sosta dalla sfera familiare e delle relazioni a quella economica, da quella politica e istituzionale a quella sociale e culturale, in diverse forme e sfaccettature”. Una violenza slegata dai confini geografici o culturali che può colpire ovunque. “Oppressione e ineguaglianza di genere non hanno un carattere sporadico o eccezionale, al contrario, sono strutturali”.

 

Anche per questo Nudm chiede di concentrare maggiori sforzi nella prevenzione portando avanti un programma di educazione alle relazioni di genere. “Cogliamo allora l’occasione per ricordare all’assessora Stefania Segnana di aver tacciato meno di due anni fa di ‘pericolose teorie gender’ i contenuti dei percorsi all’educazione alle relazioni di genere tenuti da professioniste e professionisti del settore, eliminandoli dal programma scolastico trentino. Finché non si agirà per portare avanti un cambiamento culturale profondo, individuando nel patriarcato un sistema di oppressione da scardinare, ci saranno sempre più donne che avranno bisogno di fuoriuscire da percorsi di violenza e che andranno sostenute economicamente e non solo”.

 

Secondo le attiviste per costruire dei percorsi di autodeterminazione reale “bisogna educare al genere e al rispetto tutti e fornire alle donne strumenti per costruire il proprio percorso autonomo. Speriamo – conclude Nudm – che questa legge venga recepita anche da altri territori e che rappresenti il primo passo verso quello che da anni il nostro movimento sta rivendicando a gran voce: il reddito di autodeterminazione. Un reddito incondizionato e universale, slegato dalla prestazione lavorativa, dalla cittadinanza e dalle condizioni di soggiorno”.

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